Ucraina: la prima mano della “partita” di poker l’ha vinta Vladimir Putin

Di Vincenzo Santo*

Berlino. Il “fresco fresco” ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, prima ancora di spostare i mobili in ufficio, di norma il primo atto di comando di chiunque assuma un nuovo incarico e quindi debba sedersi in una nuova sede, ha sparato giorni fa, a seguito o poco dopo l’incontro tra Joe Biden e Vladimir Putin, la sua prima dichiarazione ufficiale.

Annalena Baerbock, neo ministro degli Esteri tedesco

Il tentativo è quello ben evidente di mettere subito in chiaro che sarà lei a guidare la politica estera e non il primo ministro, Olaf Scholz, come da più parti prevedono e forse sperano. Io sono tra questi ultimi, perché tra i due credo che il cancelliere sia il male minore.

Olaf Scholz, neo cancelliere tedesco

Insomma, è “l’annusata del tronco d’albero”, con susseguente minzione canina a marcare il territorio. Comunque, fuori del vaso.

Voglia di stupido protagonismo, prima ancora di capire che cosa in realtà quei due signori si siano veramente detti, al di là dei riporti dei portavoce.

E, infatti, sapendo aspettare, qualcosa in più si disvela. Basterebbe non rincorrere la cronaca e i social.

Strumento pericoloso per chi dovrebbe invece parlare e scrivere con cautela, dopo aver pensato, magari.

Riprendendo poi, questa giovane Baerbock, una litania di questi giorni, rimbalzata da molti media, riguardante la sovranità dell’Ucraina.

Come se la sovranità non avesse, oggi molto più di ieri, varie declinazioni, pur rimanendo tale magari nella sola forma e molto meno nella sostanza.
Prendiamo per esempio l’Italia.

Possiamo noi definirci sovrani in termini di politica estera? Affatto. Per il “Mare Nostrum” da anni non facciamo altro che piagnucolare verso l’Europa che non ci aiuta.

Abbiamo concesso che si mettesse fuori gioco Gheddafi elemosinando la stupida concessione che a farlo fosse la NATO, solo per giustificare a testa china che dovessimo cedere la nostra sovranità ai sorvoli dei velivoli da combattimento di altri. In operazioni offensive tra l’altro.

Eppure, ce la diamo per scontata questa sovranità, grazie anche all’appartenenza a un vasto consesso internazionale di stampo democratico e liberale, un quadro che ci rassicura, ma che di riflesso ce la limita.

Anche sul piano interno. E infatti, già solo per il fatto che ancora “ospitiamo” basi militari americane – non NATO attenzione – ci pone in uno stato di “differente sovranità”.

E che dovrebbe dire la Germania in proposito con americani e britannici sul loro territorio? E, tornando a noi, la partecipazione straniera in compagnie di interesse strategico nazionale, per esempio nella tanto discussa TIM?

O magari la cessione ad altra Nazione di aree marine per consentirle di farvi transitare linee di comunicazione sensibili che si dipartono dal nord dell’Africa, passando dalla Sicilia ma con destinazione la Francia?

Pertanto, andiamoci piano quando parliamo di sovranità. Un concetto che ormai direi sfumato, diciamo suscettibile di varie interpretazioni.

Ma anche scivoloso e suscettibile di essere preso pretestuosamente a prestito per disseminare slogan banali.

Nell’inevitabilità di un mondo globalizzato occorre stare attenti a rilasciare affermazioni apodittiche sul tema o pretendere di dare lezioni sull’argomento.

Ecco, la Baerbock dovrebbe prima di tutto riallineare le proprie idee su questo concetto e farsi una ragione del fatto che, nel mondo di oggi, ripeto, sovranità non può più avere un valore ben definito.

I confini fisici non sono più i solchi entro o al di là dei quali le intemperanze geopolitiche vengono giocate, subentrano altre sfumature, peraltro non insignificanti, come lo sfruttamento delle risorse, i flussi energetici, l’immigrazione, le infrastrutture, l’uso dello spazio e così via. Diverse altre forme di geografia, insomma.

Del resto, l’Ucraina non è attraversata da gasdotti  “russi”? Quindi Kiev da tempo ha ceduto parte della sua sovranità per tali infrastrutture e, tra l’altro, a propria convenienza.

Come tanti altri nel mondo. Ed è questa la ragione principale perché, unitamente ad altri amici orientali, combatte il North Stream 2.

Con l’appoggio degli USA, i quali non vedono l’ora di vendere il proprio LNG a buon prezzo, buono per loro però. E già lo fanno in Polonia.

Ma certo che un’invasione russa dell’Ucraina innescherebbe sanzioni economiche e quasi certamente indurrebbe la Germania, a bloccare il controverso gasdotto Nord Stream 2. Non credo altro.

Comunque, veramente un danno per Mosca? Chissà, forse. Prescindendo ora dalle intenzioni del Cremlino di far “accedere” nel gasdotto anche il gas aggiuntivo prodotto dalla concorrente “Rosneft”, il che semplificherebbe i “disturbi burocratici” che attualmente bloccano la certificazione della pipeline, la Russia non avrebbe problemi a rigirare il suo gas per soddisfare la grande sete cinese di energia, quella Cina che in primo luogo deve abbandonare sempre più il carbone.

Il tutto, tuttavia, a danno per l’Europa che cederebbe un suo pezzo di sovranità energetica agli americani con il loro prodotto di scisto che, come detto in precedenza, sarebbe molto più costoso.

E chi ci dice che questa crisi non sia stata innescata appositamente da Washington per il proprio tornaconto e/o, in alternativa, per spingere Putin a scegliere tra Kiev e il gasdotto stesso?

Io sono convinto, e l’ho già scritto, che Kiev nella sfera occidentale sarebbe una linea rossa che andrebbe ben oltre il North Stream 2.

Il percorso del gasdotto North Stream 2

È vero che agli Stati Uniti quel gasdotto non va giù e abbiano tentato di tutto per ostacolarne la finalizzazione, nonostante il “via libera” di qualche mese fa dello stesso Biden.

Per la qual cosa viene ancora oggi preso di mira dal Congresso. Ma Washington forse ha compreso che Putin è disposto a lasciarlo morire pur di non vedersi “assediato” da vicino dagli americani sul territorio ucraino.
La posta in gioco non è energetica, è unicamente l’opposizione di Putin a che si ripeta con Kiev ciò che è avvenuto all’indomani del collasso sovietico con i paesi ex satelliti, perdendo lui in credibilità.

Ed è proprio questo che disturba il sonno a Putin, nient’altro. I russi interverrebbero di certo. Io ne sono convinto.

Magari solo per sostenere un colpo di stato per rifare, a parti invertite, ciò che l’occidente fece nel 2014, cioè un bel cambio di regime.

E le linee rosse, oltre a fissarle per se stessi occorre avere l’intelligenza, la cultura e il pragmatismo di riconoscerle anche agli altri, soprattutto quando non si è in grado di contrastarle seriamente, magari con la forza.

Nel loro incontro, che qualche commentatore distratto ha commentato come interlocutorio, era Putin ad aspettare delle risposte da Biden, non il contrario.

L’ho scritto la settimana scorsa, e credo di aver avuto ragione. E se è vero che Biden vorrà ora organizzare degli incontri tra gli alleati della NATO e la Russia, proprio all’indomani del vertice con Putin, e sembra che già in queste ore dovrebbe annunciare colloqui ad alto livello “per discutere le preoccupazioni della Russia relative all’Alleanza Atlantica … per raggiungere un’intesa …”, questo passo la dice lunga su chi ha il gioco in mano.

E la povera Annalena Baerbock avrebbe dovuto aspettare.

Joe Biden deve aver preso atto della difficile situazione dichiarando l’invio di truppe da combattimento statunitensi in Ucraina “… non è nelle carte in questo momento … ” ma anche sottolineando che “… abbiamo un obbligo morale e un obbligo legale nei confronti dei nostri alleati della NATO se (la Russia) dovesse attaccare, ai sensi dell’articolo 5 … è un obbligo sacro … tale obbligo non si estende (…) in Ucraina …” infine che “… dipenderebbe da ciò che anche il resto dei paesi della NATO fosse disposto a fare …”.

E quest’ultimo passaggio è dirimente su come deve aver percepito la partecipazione degli alleati sul tema.

Il mondo è cambiato, l’ho scritto la settimana scorsa.

Il “regime” non è più unipolare ma è governato da una vigorosa “distribuzione di potenza” che, di conseguenza, ne privilegia, ritornando al passato, la capacità di concentrarla.

La proiezione di forza non basta più. E ho sottolineato la differenza, che a molti ancora sfugge oggi, tra readiness e responsiveness.

Gli americani lo sanno bene, siamo noi europei che gingilliamo con concetti fumosi come la difesa europea che non sarà mai potenziale distribuzione e concentrazione di potenza.

Ora Biden è il leader che ha impedito una guerra, ma questo non vuol dire che il vertice sarà seguito da una rapida de-escalation, non fino a quando Mosca non vedrà nuovi passi intrapresi da Washington sull’Ucraina.

In primo luogo, ciò significa progressi nell’attuazione degli accordi di Minsk.

L’obiettivo di Putin, nel colloquio con Biden, era infatti quello di “trasferire la responsabilità” dell’attuazione degli accordi di Minsk, volti a porre fine al conflitto ucraino, dagli europei e dagli ucraini agli Stati Uniti.

Il Presidente russo. Vladimir Putin

Gli accordi, di fatto, escludono qualsiasi attrazione nel campo della NATO di Kiev. Non è scritto, è vero, ma è sottointeso.

E il messaggio russo è chiaro: se gli accordi di Minsk non vengono attuati con conseguente pressione “militare” occidentale a favore di Kiev, incluso qualsiasi azzardo di adesione all’Alleanza Atlantica, l’alternativa è la forza militare.

La Russia, in buona sostanza, non vede la necessità per gli europei di prendere parte seria sull’Ucraina, dal momento che ritiene che qualsiasi conversazione del genere dovrebbe avvenire direttamente tra Mosca e Washington.

Gli europei fanno perdere tempo e non sono risolutivi e risoluti abbastanza, oltre a falsare nei confronti dell’alleato d’oltre Atlantico, le vere intenzioni russe.

E Putin è pronto a tutto, pur rinunciando a un pur prezioso, anche per noi europei, gasdotto.

Lo “zar”, inoltre, sa perfettamente che Biden non vuole essere fuorviato dai bellicosi Paesi dell’Est europeo, i quali potrebbero coinvolgerlo in uno scontro che lo distrarrebbero dal confronto con Pechino e dall’Indo-Pacifico.

Per non dimenticare l’incognita nucleare iraniana che, sottotraccia, potrebbe aprire uno scenario drammatico.

E non sappiamo se anche questo argomento non sia stato oggetto di discussione, e trattativa, l’altro giorno. E lo vedremo presto, credo.

La “partita Ucraina” è ancora in atto, ma questa mano di poker secondo me l’ha vinta Putin.

*Generale di Corpo d’Armata Esercito (ris)

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