Ucraina: una valutazione politica delle sanzioni e della resilienza europea

Di Pierpaolo Piras

Bruxelles (nostro servizio). Questa volta, l’Unione Europea ha davvero capito tutto. Deve trovare, finalmente, una forte unità e condivisione d’intenti. come ha fatto durante la pandemia e aumentare, migliorare e riequipaggiare le proprie Forze Armate.

La sede dell’Unione Europea a Bruxelles

Solo così potrà costituire un fronte unito contro la Russia, specie per quanto attende alle spese della difesa e per le tragedie collaterali ai tragici eventi bellici in Ucraina come la ricollocazione dei profughi e, non in ultimo, le complesse problematiche legate alla transizione energetica.

La decisione del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di invadere così violentemente lo Stato indipendente e sovrano della Ucraina, è stato un formidabile segnale di allarme per gli Stati europei.

Il Presidente russo Vladimir Putin

Fino a questi giorni  la UE è stata un attore pressoché totalmente  passivo negli affari e relazioni internazionali.

Ora deve provvedere con urgenza a potenziare il proprio apparato militare e di sicurezza in quello che è il ben più ampio spazio politico-militare della NATO.

La lezione del Covid 19

Nel corso della pandemia, la decisiva efficacia dei provvedimenti profilattici è stata che, di fronte a uno letale shock esterno che colpisce tutti gli Stati dell’Unione Europea allo stesso modo, sono state attuate con rapida efficienza le migliori soluzioni condivise, consensuali e coerenti.

Il tutto si è successivamente tradotto in un unanime accordo politico inteso a centralizzare la spesa, finanziandola con i fondi raccolti dalla Commissione Europea.

Il nuovo meccanismo di ripresa e resilienza (PNRR) ha fornito agli Stati dell’UE i mezzi per rispondere, anche attraverso trasferimenti di bilancio, ai settori più devastati dal numero dei malati e delle vittime, come la crisi sanitaria – specie ospedaliera –  e alle sue gravose conseguenze economiche.

Ma se a Bruxelles si piange, a Mosca non si ride di certo.

Anche qui saranno necessari ingenti investimenti a lungo termine per finanziare lo sforzo bellico nella sicurezza e difesa.

Che cosa potrà fare la UE?

Parte della spesa occorrente risulterà dall’effetto delle sanzioni e nascerà dall’obbligo realistico di adeguarsi al nuovo e per certi versi tragico contesto geopolitico.

Attualmente, nessuno Stato membro ha capacità fiscale sufficiente per assorbire cotanti costi.

Poi, alcuni come l’Italia hanno livelli di debito pubblico molto più elevati rispetto alla media e altri, come la Germania, sono più esposti all’effetto rimbalzo secondario alle sanzioni stesse.

In estrema sintesi, le misure che saranno deliberate a Bruxelles a garanzia della sicurezza geopolitica dell’UE saranno sicuramente onerose e si porranno oltre la semplice assegnazione diretta di risorse alle nostre forze militari obsolete, in buona parte obsolete.

Problemi di approvvigionamento di gas e grano

Per nessuno degli Stati è attualmente possibile una rapida diversificazione che sostituisca la perdita del gas russo.

Il percorso del gasdotto North Stream 2

Già oggi il prezzo del gas è salito in misura consistente determinando l’aumento dei costi dei prodotti industriali legati alle forniture energetiche.

A tale proposito Mario Draghi, Presidente del Consiglio, ha già programmato la temporanea riapertura delle centrali a carbone insieme alla eventuale riapertura delle miniere non ancora esauste del Sulcis, in Sardegna.

Per ora la “green economy” se ne va in malora.

Il grano importato dalla Russia e Ucraina rappresenta il 30% del totale esportato verso il resto del mondo.

Il suo prezzo è già lievitato, aggravato anche dall’aumento dei fertilizzanti dei quali la Russia è uno dei principali produttori.

I rischi economici successivi comporteranno nuove pressioni inflazionistiche, che si sommeranno a quelle post-pandemiche .

Lo spettro all’orizzonte delle economie europee è quello della stagflazione (economia che soffre contemporaneamente di un’elevata inflazione e di una crescita bassa) che aumenterebbe la pressione finanziaria sulla Banca centrale europea (BCE) ai fini dell’ adeguamento della politica monetaria.

L’UE può sopravvivere alle contro-sanzioni di Mosca ?

La risposta è affermativa. Oggi la UE  può sopravvivere anche ad una totale interruzione del flusso di gas russo, in quanto gli enormi serbatoi   europei contengono un riserva strategica pari almeno al  30% della loro capacità totale.

C’è inoltre la possibilità concreta di ricevere, abbastanza velocemente, forniture aggiuntive di Gas naturale liquefatto (GNL).

Potendosi raffigurare scenari peggiori, i paesi europei dovranno mostrare solidarietà aggiuntive, condividendo le proprie e scarse risorse con coloro che ne hanno più bisogno. E fornendo sostegno finanziario dell’UE ai paesi più colpiti.

Le interconnessioni del gas

A questo proposito, vanno considerate altri due provvedimenti, necessari per mantenere nel tempo la solidarietà energetica.

I Paesi dell’UE devono attivare concretamente e stabilmente le interconnessioni del gas necessarie per garantire la flessibilità e la resilienza del mercato energetico europeo .

Ad esempio,  i gasdotti sono essenziali per collegare la Spagna con la Francia e consentire al resto d’Europa di sfruttare l’importante infrastruttura GNL della penisola iberica.

In secondo luogo, i Paesi dell’UE devono modificare giuridicamente la natura delle riserve di gas, portandolo al livello degli asset di valenza strategica.

Le società operative devono adempiere ai propri obblighi verso la collettività, al di là di quelli legali, e riempirli al massimo prima dell’arrivo del prossimo inverno.

Inoltre, l’UE dovrebbe prendere in considerazione la creazione di un sistema regionale e nazionale strategico, aumentando sensibilmente lo stoccaggio del gas. Così come già fanno gli Stati Uniti per il petrolio.

I rifugiati

Per i quasi due milioni di rifugiati in fuga dall’Ucraina per i bombardamenti urbani delle Forze Armate russe, vanno aggiunte altre due misure, necessarie per mantenere nel tempo la solidarietà energetica.

Un soldato russo

In primo luogo, i Paesi dell’UE devono decidere stabilmente quali interconnessioni del gas debbano essere necessarie per garantire la flessibilità e la resilienza del mercato energetico europeo.

Senza andare oltre, i gasdotti sono essenziali, ad esempio, per collegare la Spagna con la Francia e consentire al resto d’Europa di sfruttare l’importante infrastruttura GNL della penisola iberica.

Le società fornitrici devono adempiere ai propri obblighi verso la collettività, aumentando lo stoccaggio del gas fino al massimo possibile, ben prima dell’arrivo del prossimo inverno.

L’obsolescenza dell’infrastruttura militare europea

Finora, gli Stati dell’Unione Europea hanno acquistato congiuntamente forniture militari per specifici progetti d’armamento attraverso l’Agenzia europea per la difesa.

Per via dei tragici mutamenti di geopolitica e delle relazioni internazionali in Ucraina, tale possibilità deve  ora essere sostanzialmente ampliata e supportata per tempi lunghi da una precisa allocazione congiunta delle risorse.

Tutti gli elementi acquisiti verranno utilizzati per riformare e ammodernare le unità militari nazionali impegnate nelle attività di difesa, stavolta però a livello paneuropeo, attraverso i gruppi e sistemi tattici sia dell’UE che su quelli già in parte programmati per le missioni  NATO.

La necessità di uno strumento di sicurezza

Il meccanismo di recupero e resilienza implementato contro il Covid 19 ha avuto successo perché ha risposto a un problema condiviso, pur tenendo conto della diversità di interessi e necessità delle singole parti.

Ora questo sistema deve essere integrato con l’attivazione di uno strumento di sicurezza che fornisca un adeguato supporto finanziario finalizzato all’attuazione delle difficili misure che si renderanno necessarie per mantenere un fronte europeo unito contro la follia della politica estera autocratica della Russia .

Verrà esteso il credito a breve termine, ad esempio l’esistenza  di illiquidità, ma anche della spesa congiunta volta a finanziare l’adeguamento strutturale a medio termine, in primis per quanto riguarda la spesa per la difesa.

La guerra in Ucraina richiede di riformulare l’intera dotazione di bilancio di tutti gli Stati europei e la loro gestione dei settori chiave su accennati, che in alcuni casi hanno scarsi e  – a questo punto –  inutili collegamenti con l’area della sicurezza e della difesa.

E non si tratta di azioni politico-finanziarie utili ai fini elettorali , ma di una risposta a dir poco indispensabile per la sopravvivenza europea rispetto ai tempi difficili che ancora ci attendono.

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