Unione europea: dopo le liti la pace. Raggiunto a Bruxelles l’accordo per il finanziamento post Covid

Di Pierpaolo Piras

Bruxelles. Dopo alcune settimane di preparativi diplomatici, cinque giorni di incontri diretti tra i 27 capi di Stato e di Governo europei, centinaia di incontri bilaterali e le ultime 48 ore di tensione, incontri segreti, toni talvolta disgustosi, pugni sul tavolo e pessimismo dilagante tra i convenuti, in gran parte da pretattica intenzionale, è prevalso il raziocinio e il buonsenso.

Al centro del Consiglio Europeo i temi economici dell’Europa

L’ACCORDO 

I 27 dell’Unione Europea hanno approvato ad unanimità l’accordo per il finanziamento dei danni provocati dal Covid 19 al sistema economico europeo.

Si tratta di un’intesa storica. Per la prima volta la UE ha deciso di deliberare in termini di debito congiunto che, in prospettiva, l’avvicina all’obiettivo strategico dell’unione fiscale, anche questa del tutto innovativa nella storia europea.

E’ stata deliberata l’immediata erogazione della colossale cifra di 750 miliardi di euro oltre ad un articolato quadro finanziario di circa un trilione di euro, per il periodo 2021-2027.

All’Italia va il 28% dell’intera cifra, così suddivisa: 82 miliardi a fondo perduto e 127 di prestiti agevolati.

Il capo del Governo Giuseppe Conte dopo la firma dell’intesa

Si tratta di un risultato pregnante per l’erogazione di 36 miliardi supplementari, rispetto alle valutazioni precedenti di 173 miliardi eseguite presso la Commissione europea.

LA MEDIAZIONE  

I veri protagonisti del vertice sono stati loro, Charles Michel (presidente del Consiglio europeo) e Angela Merkel (cancelliera tedesca).

Conte e Merkel.La cancelliera tedesca ancora una volta protagonista dei summit europei

Entrambi capaci e sperimentati in politica internazionale da lunga tempo sono stati, anche in questa circostanza, all’altezza del loro valore.

Pazienza, intelligenza politica e personale, autorevolezza e determinazione sono stati espressi da entrambi in larga misura. Ad essi, quando sarà, dovrà essere tributato il giusto riconoscimento.

CHI HA VINTO?

Innanzi tutto, ha vinto l’Unione Europea che, bene o male, ha liberamente preso atto che l’Europa ha smesso di essere un cumulo di egoismi per diventare necessariamente un “calderone comune” quando si tratta di affrontare la concorrenza globale e per fronteggiare tragedie umane e giganteschi danni economici comuni come nella recente pandemie da Coronavirus, per altro ancora da debellare.

Al di là di questa grandiosa opera finanziaria comunitaria il secondo aspetto positivo riguarda l’allontanamento del rischio  di frammentazione economica fra gli alleati della comunità.

In alternativa questi Paesi , più colpiti e più bisognosi, avrebbero potuto rivolgere le proprie esigenze verso il mercato finanziario degli Stati Uniti: alcuni mesi fa Donald Trump fu molto esplicito in questo senso

I PAESI “MEDITERRANEI” 

Hanno vinto anche i Paesi detti “Mediterranei” (Italia, Spagna, Grecia e Portogallo) colti dal virus in una condizione di crisi economica già esistente, quando non lacerata da un formidabile debito pubblico come il nostro Paese.

Nelle ultime settimane il prestito nei loro confronti è stato osteggiato da un piccolo gruppo di Paesi nordici (Olanda, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia) capitanati dal premier olandese, Mark Rutte, che per tutta la durata del vertice con antipatica pervicacia ha insistito per ridurre drasticamente le sovvenzioni e sottoponendo il loro utilizzo ad una sorta di diritto di controllo e veto da parte delle istituzioni organi amministrative della UE.

Il capo del Governo olandese Mark Rutte

CHI HA PERSO?

Da un lato, hanno perso i Paesi “frugali”, se non altro in immagine.

Hanno perso l’occasione per dimostrarsi lungimiranti e all’altezza della situazione.

Hanno sbagliato modi, tempi e quel certo tratto che non bisogna mai perdere quando ci si confronta nelle diversità d’opinione.

Rutte ha più volte sacrificato le istanze comunitarie alle esigenze politiche interne all’Olanda che tra non molto  andrà incontro al confronto elettorale nazionale.

Egli è incalzato dalla destra sovranista, la stessa che si è graziata di sfilare per le strade di Amsterdam esibendo striscioni con su scritto “NON UN EURO ALL’ITALIA”!

In cambio hanno ricevuto uno sconto sensibile sui contributi da versare all’Unione, che potrebbe salvare almeno la faccia al capo del Governo olandese, al suo rientro.

Alla fine, per perdere anche la credibilità internazionale hanno ceduto e firmato senza defezioni.

LE VARIE CLAUSOLE      

Sono quelle meno evidenti. Riguardano la rinuncia al controllo sull’utilizzo dei fondi erogati nel rispetto della sovranità di ogni Stato e per non suscitare le reazioni di leader più determinati come l’ungherese Viktor Orban.

Il premier ungherese Viktor Orban

La valutazione di ogni erogazione agli Stati beneficiari dipenderà dalla discrezionalità della Commissione Europea (organo esecutivo con capacità di produrre autonomamente il processo legislativo della UE) che interpellerà un comitato tecnico composto da rappresentanti dei 27 Ministeri economici della UE.

Se uno solo di questi ultimi avrà da opporsi o esprimeranno disappunto, la disposizione potrebbe essere deferita al Consiglio Europeo (dei Capi di Stato e di Governo) che avrà a disposizione tre mesi per le eventuali correzioni.

In pratica è un diritto di veto , ma più lungo e farraginoso da eseguire.

La più gradita delle novità è stata la grande considerazione finanziaria che l’UE ha voluto destinare alla tutela dell’ambiente , ai temi ecologici e ai progetti dell’economia verde.

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