Università: una Terza Missione, il coinvolgimento civico nella lotta alla criminalità organizzata

Di Lina Maria Calandra*

L’AQUILA. La memoria di Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia rappresenta un monito costante contro l’indifferenza e la complicità, e un invito a impegnarsi attivamente per costruire una società basata sulla legalità e sulla giustizia.

Giovanni Falcone con la sua scorta

Ognuno di noi può decidere di incarnare, nel proprio lavoro e nella quotidianità, questo spirito di impegno e responsabilità sociale nella lotta contro la criminalità organizzata.

Tuttavia, se da un lato è necessario che ciascuno faccia la propria parte, dall’altro ciò non è sufficiente.

Come docente di Geografia presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università de L’Aquila, negli ultimi anni, ho avuto l’opportunità di riflettere sul contributo che la ricerca accademica e la formazione dei giovani possono e devono dare alla lotta contro la criminalità organizzata.

Un Finanziere del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (GICO)

Credo fermamente che l’Università, specialmente nelle discipline che si occupano di territorio, ambiente ed economia, possa abbracciare, insieme alla ricerca e alla formazione, una terza missione: quella del coinvolgimento diretto nella società, con un ruolo attivo nella denuncia e nel contrasto delle mafie.

Non sapevo molto di mafia quando, durante la mia attività di ricerca sul campo nei territori montani dell’Abruzzo, insieme a borsisti e studenti, mi sono resa conto delle dinamiche criminali che ruotano intorno all’accaparramento dei pascoli per i finanziamenti europei destinati all’agricoltura.

Come gruppo di lavoro, avremmo potuto ignorare la questione, non riguardando specificatamente gli obiettivi della ricerca.

Tuttavia, di fronte a una questione tanto grave e alle drammatiche conseguenze per le comunità locali, non era possibile restare in silenzio, per senso civico e amore per il proprio territorio.

La scelta di denunciare pubblicamente ciò che avviene nel territorio è stata una decisione individuale, che sicuramente rifarei. Ma per il contrasto alla criminalità organizzata ciò non è sufficiente.

Dal 2019, il Dipartimento di Scienze Umane ha avviato una collaborazione con l’Associazione Vittime del Dovere, che ha portato, tra le altre cose, all’organizzazione di convegni annuali di rilevanza nazionale e internazionale.

La sede del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di L’Aquila

Questa collaborazione è un esempio di come l’università possa giocare un ruolo attivo nella promozione della legalità e nella lotta contro la criminalità organizzata.

I convegni, con la partecipazione di illustri relatori del mondo istituzionale, professionale e accademico, offrono un’opportunità preziosa per sensibilizzare e formare i giovani.

Grazie a questa collaborazione ha preso forma, in maniera condivisa e sempre più nitida, un’idea: costituire un Osservatorio per lo Studio della Criminalità Organizzata nel tessuto socioterritoriale aquilano (O.S.C.O. – L’Aquila).

Il territorio aquilano necessita di uno spazio per lo studio approfondito del fenomeno mafioso e di un’attenzione continua alla sua evoluzione.

È indispensabile che se ne parli apertamente e che si investa significativamente nell’educazione e nella formazione per la prevenzione.

Questo territorio, infatti, è caratterizzato da enormi flussi finanziari legati alla ricostruzione post-sisma, che sicuramente hanno attratto l’interesse delle organizzazioni criminali.

Inoltre, la presenza di numerosi detenuti in regime di 41 bis aggiunge un ulteriore livello di complessità. Questo rende il territorio un punto nevralgico nella lotta contro la criminalità organizzata.

Capire le dinamiche criminali specifiche del territorio aquilano e su di esse animare il dibattito pubblico – a tutt’oggi pressoché inesistente – è fondamentale per identificare e contrastare efficacemente le infiltrazioni mafiose.

L’Osservatorio avrà l’obiettivo di condurre attività di ricerca e formazione sul campo, ma anche di educazione e sensibilizzazione.

Non si tratta solo di implementare azioni di public engagement, come eventi divulgativi, di sensibilizzazione e formazione sui temi della legalità e della lotta alla criminalità

organizzata o attraverso la preziosa collaborazione con le scuole, le associazioni civiche e le istituzioni locali.

L’attività non si limiterà a prendere in esame documenti e dati per ricostruzioni e interpretazioni retrospettive, comunque importanti.

Piuttosto, coinvolgerà attivamente studenti universitari in progetti finalizzati a intercettare e monitorare nel territorio la presenza di dinamiche criminali, stando al passo con l’evoluzione delle strategie mafiose, spesso silenziose e subdole, e di denunciare pubblicamente ciò che avviene, anche attraverso reti di collaborazione tra Università, istituzioni, associazioni e cittadini.

Importante, in questo impegno civico di ricerca e formazione, è la reale e fattiva collaborazione con il mondo dell’informazione.

I giornalisti svolgono un ruolo fondamentale nella denuncia e la loro opera è essenziale per mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica.

Stabilire collaborazioni strette con i media, fornendo loro dati e analisi che possano contribuire alla loro attività di informazione, è un passo essenziale per una strategia di contrasto efficace e condivisa.

Il coinvolgimento degli studenti delle scuole, poi, mirerà a promuovere la conoscenza approfondita del fenomeno mafioso nel territorio.

Sono convinta che l’Università debba spingere verso una maggiore responsabilità sociale della ricerca: le università dovrebbero diventare luoghi di riferimento del coinvolgimento civico.

Per un contrasto efficace alla criminalità organizzata, i cittadini devono essere partecipi dei processi conoscitivi che concernono i loro contesti di vita perché, al di là di informazioni e dati ufficiali, solo chi vive e opera quotidianamente nel territorio può fornire le chiavi per comprendere realmente cosa succede e perché.

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Ma, soprattutto, l’Università dovrebbe riconoscere come centrale il suo stesso coinvolgimento civico (civic engagement) nella denuncia delle dinamiche e delle infiltrazioni mafiose, per promuovere una consapevolezza diffusa, attuale e sempre più approfondita del fenomeno mafioso e dare voce, così, a chi è sotto il giogo della criminalità.

*Docente di Geografia dell’Università de L’Aquila

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