URUGUAY: IL FEDERALISTA GENERALE JOSÉ GERVASIO ARTIGAS SOLDATO E ASTUTO POLITICO

Di Gerardo  Severino* 

MONTEVIDEO (nostro servizio particolare). Per gli studiosi o appassionati di Storia, la vicenda umana del Generale José Gervasio Artigas non è certo una novità, mentre, invece, per la stragrande maggioranza dei nostri lettori tale nome rimane quello di un perfetto sconosciuto.

Anche se un’imponente statua in bronzo che lo raffigura fa bella mostra di sé a Roma, esattamente a Villa Borghese, nel largo che porta ancora oggi il suo nome.

La stauta del Generale Artigas a Roma

La statua dedicata al Generale Artigas fu inaugurata il 3 giugno del 1966 dall’allora presidente del Consiglio Nazionale di Governo dell’Uruguay, Alberto Héber Uscher, unitamente all’allora sindaco di Roma, Amerigo Petrucci e allo stesso Ambasciatore uruguayano in Italia, Julio B. Pons.

Donata alla Capitale da parte dell’Associazione italo-uruguayana, copia esatta della celebre scultura realizzata per la città di Montevideo dal grande scultore José L. Zorilla, la statua ed è, ancora oggi, metà delle più importanti cerimonie istituzionali organizzate dalla stessa Ambasciata uruguayana a Roma.

José Gervasio Artigas, l’uomo d’armi che liberò il Sud America.

“El Libertador” dell’Uruguay, come affettuosamente lo ricorda e l’onora la sua Patria, nacque a Montevideo il 19 giugno del 1764, membro di una storica e agiata famiglia di origini spagnole, che vantava di essere una delle sette che avevano fondato la stessa Montevideo.

José Artigas al comando dei suoi amati gauchos

I suoi biografi ci ricordano che José Artigas, a partire dai 12 anni visse in alcune fattorie di proprietà della famiglia, curando l’amministrazione di quelle proprietà e addestrandosi alla vita d’adulto.

Vivendo tra gli abitanti locali, sia creoli che indigeni, divenne egli stesso un abile gaucho, esperto, quindi, sia nel cavalcare che nell’uso delle armi, allora purtroppo indispensabili onde tutelarsi da contrabbandieri e criminali provenienti dal vicino confine con il Brasile.

Aveva ormai 33 anni il nostro José Gervasio Artigas allorquando entrò a far parte del Reggimento “Blandengues de la Frontera” (oggi Guardia d’Onore della stessa Repubblica uruguayana) che, in quel frangente, era impegnato nel mantenimento sia dell’ordine rurale che della vigilanza politico-militare della prima citata frontiera.

I Blandengues di Montevideo (1799)

L’Artigas si trovava, quindi, ancora sotto le armi allorquando la Spagna, mossa da quanto era accaduto a Buenos Aires il 25 maggio 1810 (ricordiamo tutti la nota “Revolucion de Mayo”) trasferì a Montevideo la sede del Vicereame del Rio de la Plata, preparandosi ad affrontare in armi gli insorti.

Di lì a qualche mese il Capitano Artigas maturò, quindi, l’idea di abbandonare il proprio reparto per accorrere in difesa di Buenos Aires, scelta che mise in atto il 15 febbraio dell’anno seguente.

L’idea rivoluzionaria andava, infatti, estesa anche alle altre colonie spagnole stanziate in America Latina, ma soprattutto alla cosiddetta “Banda Orientale”, la Patria d’origine del nostro uomo d’armi.

Seguendo tale proposito, José Gervasio Artigas, agli inizi di aprile del 1811, fece ritorno in Uruguay con circa 180 soldati, su mandato della stessa Giunta rivoluzionaria di Buenos Aires.

L’ 11 aprile ebbe, quindi, l’idea di pronunciare il noto “Proclama di Mercedes” che ben presto lo avrebbe trasformato in uno dei più importanti leader della stessa rivoluzione.

L’Artigas seppe ben presto dimostrare il proprio valore anche in battaglia, come ci ricorda quanto accadde il 18 maggio 1811, allorquando sconfisse le forze realiste spagnole nel corso della celebre battaglia di Las Piedras, a seguito della quale avrebbe poi preso d’assedio Montevideo.

Un momento della battaglia di Las Piedras (18 maggio 1811)

La bellissima città che si affaccia sul Rio de la Plata era, nel frattempo, passata al partito degli “Unitarios”, la parte dei rivoluzionari favorevole all’accentramento dei poteri in mano al solo Governo di Buenos Aires, a differenza di quel federalismo che proponeva, invece, lo stesso Artigas.

Proclamato “Primer Jefe de los Orientales “, nel 1814 Artigas organizzò la Lega dei Popoli Liberi (Liga de los Pueblos Libres) e ne fu dichiarato “Protettore”.

Artigas alla Cittadella Quadro di Juan Manuel Blanes (1884)

L’anno successivo, José Gervasio Artigas riuscì a liberare Montevideo dalla morsa degli Unitari, per poi organizzare nella città di Arroyo de la China (ora Concepción) un Congresso finalizzato ad affrontare il tema dell’indipendenza delle province argentine di Córdoba, Corrientes, Entre Rios, Misiones e Santa Fé e della stessa Banda Orientale (odierno Uruguay) che si dichiaravano indipendenti dalla Spagna e da altri Paesi stranieri.

Con esso, in buona sostanza,  si invitavano tutte le Province Unite del Rio de la Plata a riunirsi sotto un sistema federale, sul modello statunitense.

E fu proprio durante quel Congresso che il Generale Artigas ratificò per la Confederazione l’uso della bandiera bianco-celeste creata dal grande Manuel Belgrano, oggi simbolo della Repubblica Argentina.

Manuel Belgrano

L’Artigas, oltre che abile soldato, fu anche un astuto politico, tanto che si deve proprio a lui una delle più importanti riforme agrarie varate in quel contesto in Sud America.

Il cosiddetto “Codice Agrario” emanato nel corso del 1815 fu certamente la norma più avanzata mai conosciuta dagli uruguaiani.

Con esso fu decretata l’espropriazione dai grandi possidenti, sia spagnoli che sud-americani, ma soprattutto da coloro che avevano preferito emigrare durante le varie fasi della rivoluzione anti spagnola e la distribuzione della terra ai più deboli.

Queste terre furono, infatti, confiscate senza alcun compenso, anche se ai figli degli ex proprietari fu deciso di non far pagare le colpe dei genitori, garantendo anche a loro – in segno di vera democrazia – la stessa superficie di terra assegnata ai veri patrioti.

In realtà, dopo l’esilio dello stesso Artigas, i successivi Governi non riconobbero più nemmeno il principio a lui tanto caro, vale a dire “che il più sfortunato dovrebbe essere il meglio servito”.

Secondo l’Artigas, i nativi dovevano avere più diritti, e ciò anche per consentire ai gauchos erranti di trasformarsi in contadini.

La sempre più crescente influenza e il prestigio che la Lega Federale riscuoteva in tutta l’area geografica rappresentò, ben presto, una minaccia intollerabile per le rivendicazioni egemoniche di Buenos Aires, così come era invisa anche alla Corte di Lisbona, sotto la quale ricadeva il Brasile, la quale certamente non tollerava una Repubblica a “porte chiuse”.

Fu a quel punto che nell’agosto del 1816 i portoghesi invasero la “Banda Orientale” con la complicità del Governo di Buenos Aires.

L’esercito portoghese, comandato da Carlos Federico Lecor, molto più potente e ben equipaggiato rispetto a quello uruguayano, dopo aver sconfitto le truppe orientali, occupò Montevideo.

Era il 20 gennaio del 1817. A quel punto la difesa a oltranza della Nazione fu trasferita nelle campagne, destinata così a perdurare nei tre anni successivi, con vittorie e sconfitte di varia entità e da entrambe le parti.

Offeso e accecato dalla rabbia, per la passività dimostrata dal Governo di Buenos Aires, il Generale Artigas dichiarò guerra agli argentini e ciò nello stesso momento in cui il suo esercito subiva diversi fallimenti nel conflitto contro i portoghesi.

La sconfitta definitiva del Generale Artigas porta la data del 20 gennaio 1820 e fu combattuta a Tacuarembó.

Si trattò di un vero e proprio massacro, in quanto l’esercito portoghese attaccò l’accampamento uruguayano in piena notte, decimandolo e disperdendolo, naturalmente approfittando dell’assenza dello stesso Artigas, il quale era andato in giro per recuperare cavali, sempre come ricordano i suoi biografi.

L’Artigas non si diede certo per vinto, cercando di spingere nella lotta i vari alleati.

Purtroppo ciò non si verificò.

Una settimana dopo il disastro militare, i suoi Luogotenenti, Francisco Ramírez (Governatore di Entre Rios) e Estanislao López (Governatore di Santa Fe) pur riuscendo a  sconfiggere le truppe di Buenos Aires nel corso della nota battaglia di Cepeda, si rivoltarono comunque contro l’Artigas, preferendo firmare la pace con Buenos Aires.

Non solo, ma il Ramírez gli dichiarò persino guerra, impegnando i resti dell’esercito Orientale in una serie di battaglie che furono sostenute da giugno a settembre, nel Nord del Paese.

Pur passando di vittoria in vittoria, Francisco Ramires non riuscì, tuttavia, a fiaccare l’aureola di Artigas, il quale continuò a godere dell’appoggio di gauchos e nativi.

Fu così che il 5 settembre dello stesso anno, il Generale uruguayano, assieme ai suoi ultimi 150 soldati rimastegli fedeli, fu costretto a riparare in Paraguay, ove purtroppo verrà fermato per sempre.

Nel 1821, dopo la sua sconfitta definitiva, grazie al sostegno delle famiglie aristocratiche locali, la Provincia della Banda Orientale fu riannessa al Brasile (quindi al Portogallo) con il nome di Província Cisplatina, fatto, questo, che consentì ai brasiliani di ottenere una posizione strategica sul Río de la Plata, potendo così controllare Montevideo, il porto principale delle Province Unite.

Segnata, ormai, era la sorte dell’Artigas.

Pur concedendogli asilo, il Dittatore di quel Paese, J.G. Rodríguez de Francia,  collocò il Generale uruguayano in una sorta di “libertà vigilata”, uno status destinato a perdurare sino alla fine dei suoi giorni.

Uscito definitivamente dalla vita politica del Sud America, José Gervasio Artigas si spense a Ibiray, sempre in Paraguay, il 23 settembre del 1850, al termine di 30 di esilio, così come del resto era capitato, a migliaia di chilometri di distanza ad un altro grande “Libertador”,

il Generale argentino José de San Martín, morto in Francia, esattamente a Boulogne-sur-Mer, il precedente 17 di agosto.

Generale argentino José de San Martín

Si racconta che le ultime parole pronunciate da Artigas furono quelle relative alla sua stessa morte, avendo ordinato ad un suo servitore di farlo montare a cavallo, volendo infatti morire da vero gaucho, quale egli era stato per tutta la vita.

Con tale gesto dimostrò al mondo intero come egli stesso credesse fermamente ad un suo storico aforisma: “Sean los Orientales tan ilustrados como valientes” (Possano gli orientali essere tanto istruiti quanto coraggiosi), e di coraggio, il Generale Artigas ne aveva veramente avuto tanto

Una moneta in ricordo di Josè Artigas

 

*Colonnello (Aus) Guardia di Finanza – Storico Militare

 

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