USA: approvati 95 miliardi di aiuti militari in favore di Ucraina, Israele e alleati dell’Indopacifico. Corsa contro il tempo per consegnare gli equipaggiamenti a Kiev

Di Fabrizio Scarinci

WASHINGTON. Come noto, dopo un lungo periodo di stallo, la Camera dei Rappresentanti USA ha sbloccato un pacchetto di aiuti da ben 95 miliardi di dollari in favore di Ucraina, Israele ed alcuni alleati della regione Indopacifica.

Il Congresso degli Stati Uniti – Deved3218 – Close up of the US Capitol on a sunny day

Fondamentale, affinché si raggiungesse tale risultato, la decisione dello speaker repubblicano Mike Johnson (che pure in passato aveva votato contro gli aiuti militari in favore di Kiev) di scorporare il maxi disegno di legge previsto a riguardo in quattro diversi provvedimenti; uno sull’Ucraina, uno dedicato ad Israele, uno sull’Indopacifico e un altro su alcune priorità del Partito Repubblicano in materia di politica estera e di sicurezza, come la proposta di imporre nuove sanzioni nei confronti dell’Iran, quella di trattare alcuni degli aiuti non militari all’Ucraina come una sorta di prestito di Stato e quella di mettere al bando la nota app cinese Tik Tok.

Lo speaker della Camera dei Rappresentanti Mike Johnson

In particolare, se, da un lato, questo modus operandi ha consentito a tutti di esprimere il proprio dissenso, dall’altro, ha anche favorito la formazione di ampie maggioranze bipartisan, che avrebbero portato (al prezzo di una forte spaccatura nel Partito Repubblicano, che risulta, almeno per metà, contrario all’elargizione di nuovi aiuti in favore dell’Ucraina) all’approvazione di tutti i disegni di legge oggetto della discussione.

Già domani, tali provvedimenti saranno discussi nel Senato a maggioranza democratica, dove la loro approvazione sembrerebbe abbastanza scontata.

Entrando più nel dettaglio delle misure di sostegno approvate, per quanto riguarda l’Ucraina, il pacchetto di aiuti consisterebbe in oltre 60 miliardi di dollari, di cui 23 dovrebbero restare negli USA allo scopo di riapprovvigionare gli arsenali del Pentagono e circa 15 dovrebbero essere spesi per forniture dirette attraverso contractor statunitensi.

Tra i vari sistemi che, attraverso questo pacchetto, si prevede di inviare alle Forze Armate di Kiev figurano ulteriori batterie di missili antiaerei e antimissile PATRIOT (che, per gli ucraini, costituiscono una vera e propria urgenza), diversi pezzi d’artiglieria (con relativo munizionamento) e un numero abbastanza nutrito di missili tattici superficie-superficie di tipo MGM-140 ATACMS (potenti sistemi balistici caratterizzati da un raggio d’azione di circa 300 km che l’Esercito ucraino ha cominciato a ricevere e ad utilizzare solo nel corso degli ultimi mesi).

Un sistema balistico tattico ATACMS lanciato da un veicolo M142 dello US Army

Dal canto suo, il Pentagono ha fatto sapere di essere pronto ad inviare le prime forniture di tali materiali nel giro di pochissimi giorni; cosa che, per Kiev, rappresenterebbe certamente un graditissimo aiuto, anche perché il tempo a sua disposizione comincia seriamente a scarseggiare.

Negli ultimi mesi, infatti, i russi hanno fortemente incrementato la loro produzione di materiale bellico e, sul campo, hanno ripreso ad avanzare in modo lento ma inesorabile, rendendo piuttosto concreto il rischio che l’Ucraina perda l’intero bacino del Donbass.

Quanto agli aiuti per Israele, invece, si parla di 26 miliardi, di cui 17 dovrebbero essere impiegati per rifornire di munizioni l’arsenale di Tel Aviv e 9 destinati alla Striscia di Gaza (così da superare anche le riserve dei democratici più progressisti).

Agli alleati dell’Indopacifico, saranno poi, destinati 8,1 miliardi, la maggior parte dei quali andrà alla Taiwan, il cui territorio è rivendicato dalla Repubblica Popolare Cinese e il cui spazio aereo è, da anni, oggetto di crescenti violazioni da parte delle forze aeree e navali di Pechino.

In seguito alla decisione della Camera dei Rappresentati, il Presidente Joe Biden ha espresso grande soddisfazione, spiegando come l’approvazione dei pacchetti di aiuti rappresentasse un elemento cruciale per gli interessi degli Stati Uniti.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per il quale tale scelta non solo riporterebbe “la Storia sulla strada giusta”, ma ribadirebbe anche il ruolo essenziale dell’America a protezione della democrazia.

Sentiti apprezzamenti anche da parte del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg, che, dopo essersi più volte speso per l’approvazione di tali provvedimenti, ha voluto ancora una volta sottolineare come tale decisione renda, in prospettiva, molto più sicure entrambe le sponde dell’Atlantico.

Sul fronte opposto, invece, il Cremlino appare fortemente critico, asserendo come, con questa mossa, gli americani non farebbero altro che provocare ulteriori lutti all’Ucraina e destabilizzare Medio Oriente e Indopacifico.

Si suppone che le leadership cinese e iraniana abbiano pareri non troppo diversi da questo.

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