USAF: un nuovo caccia di sesta generazione compie le prime prove in volo

Di Fabrizio Scarinci

Washington. Secondo quanto dichiarato da Will Roper (Assistant Secretary dell’USAF) durante l’ultima “Air, Space & Cyber Conference” dell’Air Force Association, un dimostratore del futuro caccia di sesta generazione NGAD (Next Generation Air Dominance) avrebbe recentemente iniziato una campagna di test in volo.

Tale rivelazione, com’è facile immaginare, ha generato una certa sorpresa nella stampa e tra gli analisti del mondo della difesa, molti dei quali, pur essendo al corrente del fatto che gli USA stessero lavorando ad un aereo da combattimento di sesta generazione, non immaginavano che il programma avesse già raggiunto un simile livello di avanzamento.

Ancora una volta, dunque, come già accaduto in passato per lo sviluppo di molte altre piattaforme dal grande impatto strategico (tra cui l’SR-71, l’F117 Nighthawk e l’RQ-170 Sentinel), il Dipartimento della Difesa statunitense ha scelto di lavorare mantenendo attorno al progetto un elevatissimo livello di segretezza.

Lo scopo di tale modus operandi è, ovviamente, quello di ridurre al minimo il rischio che eventuali competitors possano entrare in possesso di dati sensibili, annullando rapidamente i vantaggi derivanti dal programma stesso.

Anche per questa ragione, Will Roper, quantunque sia stato autorizzato a rivelare l’esistenza del dimostratore (verosimilmente allo scopo di mandare un messaggio a Mosca e Pechino) ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli sulle caratteristiche dell’aereo.

Ciò significa, tra l’altro, che tutte le analisi e le speculazioni fatte sul nuovo sistema si basano sulle rappresentazioni fatte circolare dal Pentagono e dalle maggiori aziende coinvolte nel progetto.

Da esse si può evincere come il Dipartimento della Difesa stia puntando alla realizzazione di un velivolo privo di derive, con scarico stealth affogato all’interno della struttura e capace di utilizzare armi ad energia diretta.

Un mezzo molto diverso, quindi, dal “Tempest anglo-italo-svedese” e dal “Future Combat Air System” franco-tedesco-spagnolo, che, pur essendo anch’essi pensati per l’utilizzo di armi ad energia diretta e l’ottenimento di una bassissima osservabilità, conservano un aspetto tutto sommato abbastanza simile a quello dei caccia di quinta generazione.

Raffigurazione di un caccia di sesta generazione

Per quanto riguarda invece la sua entrata in servizio, fare ora delle ipotesi è semplicemente impossibile.

Se le tempistiche fossero le stesse con cui sono stati portati avanti i progetti aeronautici più recenti, ben difficilmente il nuovo aereo conseguirebbe la IOC (Initial Operational Capability) prima della metà degli “anni 30”. Tuttavia, è anche necessario tenere a mente come la “gestazione” dei programmi che hanno portato allo sviluppo dell’F22 e dell’F35 (ma lo stesso si potrebbe dire dell’Eurofighter Typhoon e del Dassault Rafale) sia avvenuta in un periodo caratterizzato dalla convinzione che la politica di potenza appartenesse al passato e che, per dirla con Francis Fukuyama, la “Storia fosse sostanzialmente finita”.

In un contesto in cui la maggiore preoccupazione era data dal fenomeno del terrorismo jihadista (che di certo non ha mai minacciato la supremazia aerea statunitense) e in cui i maggiori competitors dell’Occidente apparivano, tutto sommato, ancora relativamente deboli, i programmi volti a sviluppare aerei da combattimento avanzati non suscitavano molto entusiasmo a livello politico.

Negli ultimi anni si è, però, verificata, rispetto a questa situazione, una forte inversione di tendenza.

L’ascesa della Cina e il ritorno di un elevato livello di tensione nell’ambito delle relazioni tra la NATO e la Russia stanno infatti spingendo il mondo verso una nuova fase di accesa competizione geopolitica.

Come conseguenza di ciò, le capacità convenzionali (così come quelle nucleari) delle Forze Armate statunitensi stanno prepotentemente tornando al centro delle attenzioni del Dipartimento della Difesa, che potrebbe scegliere di convogliare sull’NGAD un enorme ammontare di risorse, riducendo notevolmente i tempi della sua introduzione.

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