Venezuela, è sempre più scontro istituzionale. E’ caccia all’uomo per arrestare gli autori dell’attentato di ieri

Caracas. E’ lotta istituzionale in Venezuela in vista delle elezioni per la Costituente, in agenda per il 30 luglio.

Alla Procuratrice generale, Luisa Ortega Díaz che si era schierata apertamente contro il Governo Maduro, il Tribunale Supremo della Giustizia ha ordinato di non uscire al Paese. Le sono stati congelati i conti bancari ed impedito di vendere le sue proprietà. Il 4 luglio si terrà un’udienza per il procedimento che è stato aperto nei suoi confronti.

A Luisa Ortega Diaz, dopo le sue accuse al Governo Maduro, impedito di lasciare il Paese

Il principale accusatore della Ortega è il deputato del Partido Socialista Unido del Venezuela (Psuv), Pedro Carreño. Il quale ha sostenuto che la Procuratrice potrebbe avere commesso “gravi mancanze nell’esercizio del suo incarico”.

In particolare, l’accusa del parlamentare sostiene che la Ortega Diaz ha fatto delle dichiarazioni sull’elezione di magistrati dell’Alta Corte da parte della maggioranza chavista in Parlamento, nel dicembre del 2015.

La Procuratrice ha risposto di non avere mai firmato i documenti che hanno permesso questa elezione in extremis – due settimane dopo la sconfitta del Governo nelle elezioni politiche – ma il deputato sostiene che mente e che esistono prove che lo dimostrano.

Carreño ha definito i comportamenti della magistrata “manifestazioni di insanità mentale”. E ha aggiunto che con la sua condotta avrebbe potuto causare danni maggiori alla Repubblica. Per questo, la Corte Suprema dovrà intervenire.

Insomma, a Caracas nei palazzi delle istituzioni si respira un’aria molto tesa che sta mettendo in crisi la stessa gestione politica.

Le parole della Ortega “credo che abbiamo un terrorismo di Stato, dove si è perso il diritto a manifestare, dove le manifestazioni sono represse crudelmente, dove si denunciano i civili alla giustizia militare” hanno provocato un terremoto, visto il ruolo che ricopriva.

Intanto le sue funzioni sono passate nelle mani del Difensore del Popolo, Tarek William Saab, vicinissimo alla politica del Governo. E dopo l’attacco, martedì sera, del poliziotto Oscar Perez a bordo di un elicottero contro il Tribunale Supremo della Giustizia ed il Ministero dell’Interno e della Giustizia, la zona amministrativa di Caracas è protetta da meziz blindati e da Forze di Polizia che stanno ricercando l’agente.

Il Ministero della Giustizia ha emesso un ordine di arresto internazionale. Nel frattempo è stato localizzato l’elicottero a Osma, nello Stato di Vargas, vicino Caracas.

Le autorità hanno avviato una caccia all’uomo in tutta la zona per scoprire cosa altro ha fatto il pilota, definito un “disertore, un fanatico e un traditore della Patria”.

In un comunicato ufficiale, il Governo Maduro ha definito gli attacchi “terroristici” e portati avanti dalla destra venezuelana, con l’appoggio di Governi e poteri stranieri.

Il poliziotto Oscar Perez autore dell’attacco di ieri, in elicottero su Caracas

E’ stato lo stesso Maduro, poi, a precisare chi era Pérez. Il poliziotto è stato il pilota del ex generale Miguel Rodríguez Torres, già capo dell’Intelligence con Hugo Chávez. Ora l’ex alto ufficiale viene accusato di essere critico con Maduro e di essere contrario al processo costituente, di essersi venduto alla CIA e di essere colpevole di vari omicidi.

Rodríguez Torres ha risposto, attraverso i social, che “dobbiamo essere intelligenti e dobbiamo evitare di negoziare sui nostri morti”.

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