Venezuela: Porto Rico, gli Stati Uniti e il fronte caraibico si schierano contro Caracas

Di Giuseppe Gagliano*

SAN JUAN (PORTO RICO. La governatrice di Porto Rico, Jenniffer Gonzalez, ha ribadito il sostegno dell’isola agli Stati Uniti nella lotta contro i cartelli della droga venezuelani, accusando direttamente il regime di Nicolás Maduro di aver “inondato” i Caraibi di sostanze stupefacenti.

Jenniffer Gonzalez, governatrice di Porto Rico

 

Il posizionamento di dieci caccia F-35 a San Juan è stato descritto come una scelta necessaria, parte integrante di un più ampio dispositivo militare che trasforma Porto Rico in avamposto strategico contro traffici illeciti e contro la proiezione di potenza venezuelana.

La militarizzazione del quadrante caraibico

Il sostegno portoricano coincide con una crescente escalation militare.

Oltre ai caccia di quinta generazione, Washington ha dispiegato 8 navi da guerra con missili e un sottomarino nucleare vicino alle coste venezuelane.

Una postura che non serve solo a contrastare il narcotraffico, ma anche a inviare un messaggio politico: il Pentagono considera il Presidente venezuelano Nicolas Maduro “perno di uno Stato narcotico” e prepara un dispositivo capace di neutralizzare sia le rotte della droga sia eventuali provocazioni militari.

Militari venezuelani proteggono il Presidente Maduro

L’episodio del sorvolo di due F-16 venezuelani sul Cacciatorpediniere USS “Jason Dunham” e l’attacco statunitense a una nave legata al cartello del Tren de Aragua (con 11 morti) mostrano la tensione crescente e il rischio di incidenti che potrebbero degenerare in scontro aperto.

Il Cacciatorpediniere USS “Jason Dunham”

 

Narcotraffico e geopolitica

Dietro la retorica della guerra alla droga, emerge la dimensione geostrategica.

Il narcotraffico diventa argomento e pretesto per giustificare la proiezione militare statunitense nei Caraibi, area vitale per il controllo delle rotte marittime e della sicurezza interna USA.

Porto Rico, formalmente territorio associato, si offre come piattaforma logistica e politica, rafforzando il legame di dipendenza con Washington ma anche la sua centralità nello scacchiere regionale.

Per Maduro, invece, l’accusa di “narco-Stato” si traduce in isolamento internazionale, ma offre al tempo stesso l’opportunità di mobilitare la retorica patriottica.

Il Presidente venezuelano ha parlato di “fase disarmata della lotta”, minacciando però una resistenza armata in caso di attacco diretto: un messaggio tanto al nemico esterno quanto all’opposizione interna.

L’ombra della dottrina Trump

Donald Trump ha rafforzato il tono minacciando l’abbattimento di qualunque aereo venezuelano che si avvicini alle forze statunitensi.

La politica caraibica dell’Amministrazione si inserisce in una strategia più ampia, che lega il contrasto al narcotraffico alla gestione dei flussi migratori e alla sicurezza interna. Gli F-35 e le navi nel Mar dei Caraibi non sono quindi solo strumenti di guerra alla droga, ma parte di un dispositivo pensato per contenere le derive del regime chavista e riaffermare la supremazia USA nel proprio “mare interno”.

Conclusione: Porto Rico tra orgoglio e dipendenza

Il sostegno portoricano riflette un doppio movimento.

Da un lato l’isola rivendica un ruolo attivo nella sicurezza regionale, dall’altro conferma la propria dipendenza da Washington, che utilizza il territorio come piattaforma militare.

La contrapposizione con Caracas, che si presenta come “resistenza armata al dominio americano”, rischia di trasformare il narcotraffico in un nuovo terreno di confronto strategico tra Stati Uniti e Venezuela.

In questa cornice, Porto Rico diventa non solo un avamposto operativo, ma anche un simbolo della linea dura americana contro i regimi percepiti come nemici nella regione.

*Presidente Centro Studi Cestudec 

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