Vertice USA-Cina: tanta cordialità ma anche tanta (inevitabile) distanza sulle questioni di primaria importanza

Di Fabrizio Scarinci

WASHINGTON. Il Presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping si sono incontrati, ieri, alla Casa Bianca in un vertice all’insegna della cordialità.

Se il leader di Pechino ha, infatti, sottolineato come USA e Cina dovrebbero essere partner e non rivali, quello a stelle e strisce non ha esitato a evidenziare come tra lui e il leader della Repubblica Popolare sia nata, nel corso del tempo, una “grande amicizia personale”.

Un momento della cerimonia di accoglienza riservata da Donald Trump a Xi Jinping subito dopo il sua arrivo

Dopo una pomposa cerimonia di accoglienza, corredata dal sorvolo di un bombardiere B-2 scortato da un caccia F-22, le due delegazioni hanno avuto modo di trattare molti dei principali temi legati all’attualità internazionale; come, del resto, si conviene in un incontro al vertice tra le due principali potenze del pianeta.

In tale contesto, però, i risultati ottenuti sono stati decisamente pochi.

L’unico vero accordo è, infatti, stato raggiunto solo riguardo alla proroga di due mesi della tregua commerciale blitarele; un risultato, peraltro, decisamente inferiore a quanto auspicato da Pechino, che avrebbe voluto prolungarla di due anni.

Riguardo, invece, agli altri maggiori dossier, al di là della cordialità mostrata dai due leader, la distanza tra i due Paesi resta siderale.

Su Taiwan, ad esempio, se è vero che il leader cinese chiede agli USA di opporsi all’indipendenza di Taiwan e che Trump non ha ancora sbloccato il recente pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari destinato all’isola al fine di portare aventi una politica distensiva nei confronti di Pechino, l’ipotesi che Washington abbandoni davvero Taipei al suo destino senza curarsi delle gravi ripercussioni che questo avrebbe per l’egemonia marittima globale esercitata dagli USA appare comunque piuttosto improbabile.

Decisamente contraria agli interessi di Washington appare, poi, anche la richiesta di riprendere i negoziati con l’Iran sulla base del Memorandum del 17 giugno scorso (anche se, effettivamente, non è ancora del tutto chiaro come gli USA possano tirarsi fuori dalla difficile situazione generatasi in conseguenza del loro attacco diretto nei confronti di Teheran).

Molto diverso risulta, infine, l’approccio assunto dalle due potenze (e, in questo caso, anche dai loro leader) riguardo allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, che Xi Jinping vorrebbe regolamentare, verosimilmente a livello globale, mentre Trump si sarebbe opposto a tale prospettiva.

Di tali divergenze c’è, ovviamente, molto poco di cui stupirsi.

Come più volte osservato, a determinarle è soprattutto il fatto che il Sistema Internazionale, intrinsecamente caratterizzato da una profonda diffidenza tra gli attori che lo compongono, ha assunto, negli ultimi decenni, una configurazione tale da spingere Washington e Pechino a competere per l’egemonia globale.

In un simile contesto, l’unica possibilità di evitare uno scontro diretto di ampie proporzioni è quella di gestire tale competizione, cercando di mantenerla al di sotto della soglia critica.

E, del resto, è proprio questo, al di là di eventuali amicizie personali tra leader, l’intento di fondo della maggior parte degli incontri al vertice come quello di ieri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto