Catalogna, grande vittoria indipendentista: 70 seggi su 135 disponibili

Di Valeria Fraquelli

Barcellona. Le elezioni di ieri in Catalogna hanno visto una grande vittoria dei partiti indipendentisti che si ritrovano ad avere la maggioranza dei seggi al Parlamento catalano a scapito dei partiti unionisti che non sono riusciti a far breccia nel cuore dei catalani.

Per l’ex Presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ora in esilio volontario in Belgio, si tratta della riconferma del risultato del referendum del 1° ottobre il cui esito era stato una grandissima vittoria indipendentista nonostante i gravi scontri in piazza e davanti ai seggi. Proprio il trattamento riservato ai cittadini catalani dalla polizia spagnola è stata una delle cause della disaffezione della gente nei confronti del governo centrale di Madrid.

Il Partito Popolare del primo ministro, Mariano Rajoy è arrivato ultimo per la prima volta nella sua storia ed ha ottenuto solo tre seggi nel Parlamento regionale catalano, segno che il comportamento e la gestione della crisi il giorno del referendum e nei giorni immediatamente successivi è stata considerata inappropriata. Anche il Partito socialista di Miquel Iceta è quasi scomparso dalla politica catalana: ha ottenuto solamente 17 seggi, un risultato molto al di sotto delle aspettative più pessimistiche.

I partiti indipendentisti con la vittoria hanno ottenuto ben 70 seggi sui 135 disponibili, numero che consentirà loro di governare agevolmente, ed ora stanno lavorando per formare una coalizione unita con un programma di governo condiviso. Fanno parte della galassia indipendentista il Partito Junts per Catalunya, che fa capo direttamente a Puigdemont ed ha incentrato la campagna elettorale sulla liberazione dei prigionieri politici, insieme al movimento Esquerra Republicana il cui leader Oriol Junqueras è ancora in carcere.

Indipendentisti in festa a Barcellona dopo la vittoria di ieri.

Anche il Partito di estrema sinistra CUP, guidato da Carlos Riera, rientra a pieno titolo nella coalizione indipendentista: questa formazione politica è anti capitalista e chiede che adesso venga proclamata immediatamente la repubblica come segno di rottura definitiva con la monarchia e con il Governo centrale di Madrid. Queste tre forze politiche dovranno cercare immediatamente un accordo e trovare un programma politico condiviso per governare e dovranno superare divisioni interne e diffidenze reciproche.

A mettere i bastoni tra le ruote agli indipendentisti ci penserà il partito di centro destra Ciutadans, guidato dalla giovanissima Ines Arrimadas, di soli 36 anni, che è riuscita a fare diventare questo movimento il primo e più votato partito di Catalogna. Nonostante il risultato più che soddisfacente la giovane donna non riuscirà a governare da sola perché ha ottenuto solamente trentasette seggi, troppo pochi per una maggioranza rispetto ai 70 degli indipendentisti.

Di certo Ciutadans farà sentire la sua voce nel nuovo Parlamento catalano e potrebbe essere utile per ammorbidire l’ala più dura della coalizione secessionista, senza contare che Ciutadans è un partito unionista e potrebbe anche fungere da intermediario tra un eventuale nuovo governo regionale di Puigdemont e il potere centrale madrileno.

Se il risultato delle elezioni catalane avrà ripercussioni anche sul resto dell’Europa e se riaccenderà anche il altri Paesi antichi sentimenti secessionisti mai del tutto sopiti è presto per dirlo, ma di sicuro è un segnale forte per le istituzioni di Bruxelles che hanno sempre sostenuto il governo Rajoy a spada tratta nonostante il suo comportamento sopra le righe durante il referendum del 1° ottobre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore