Gaza: sulla ricostruzione arriva un progetto che prevede di utilizzare il mare per espandere il territorio. Lo ha proposto in Giappone l’ingegnere e accademico egiziano in Giappone, Mohamed Sayed Ali Hassan

Di Chiara Cavalieri 

TOKYO. Un’idea rivoluzionaria per affrontare lo sfollamento e la ricostruzione della Striscia di Gaza è stata proposta dall’ingegnere e accademico egiziano in Giappone, Mohamed Sayed Ali Hassan.

La sua proposta, ispirata all’esperienza giapponese nella gestione delle macerie, sta guadagnando attenzione sui social media.

Un’immagine del possibile progetto su Gaza

L’idea: bonificare il mare con le macerie

Hassan suggerisce di sfruttare le enormi quantità di macerie generate dalla guerra per espandere il territorio di Gaza, riempiendo alcune aree costiere poco profonde.

Il modello si ispira alle tecniche giapponesi, utilizzate dopo il devastante terremoto di Kobe nel 1995 e dopo la Seconda guerra mondiale, per guadagnare terra sottraendola al mare.

Ingegnere Mohamed S.Aly Hassan

 

Secondo Hassan, il Giappone ha recuperato circa 2 mila  chilometri di terra, pari a sei volte la superficie della Striscia di Gaza, utilizzando le macerie di guerre e disastri naturali.

Alcuni esempi noti includono l’area di Odaiba nella baia di Tokyo e l’aeroporto internazionale del Kansai nella baia di Osaka.

Vantaggi della proposta

L’alternativa tradizionale alla gestione delle macerie prevede il loro smaltimento tramite frantumazione e riutilizzo per la produzione di mattoni.

Tuttavia, questo approccio presenta problemi significativi:

    • Costi elevati per l’energia e la gestione delle macerie.
    • Tempi lunghi (fino a 10 anni) per completare la ricostruzione.
    • Necessità di grandi impianti di produzione, che diventerebbero inutili dopo la ricostruzione.
    • L’approccio proposto da Hassan, invece, consentirebbe

 

  • Una soluzione più rapida per l’emergenza abitativa.
  • L’ampliamento del territorio disponibile per la ricostruzione.
  •  Una gestione efficiente delle macerie, trasformando la distruzione in un’opportunità di crescita.

    Come funzionerebbe il progetto?
  • Trasporto delle macerie: i blocchi di cemento più grandi verrebbero portati nelle zone costiere più riparate
  • Riempimento del mare: le macerie verrebbero stratificate, con materiali più piccoli sopra quelli più grandi.
  • Compattazione del terreno per creare nuove aree edificabili.
  •  Costruzione di infrastrutture intelligenti
  • Reti elettriche e idriche decentralizzate su torri e pali, per una manutenzione più semplice.
  • Edifici intelligenti e resistenti ai disastri, con energia rinnovabile (pannelli solari su tutti gli edifici).

    Un modello testato con successo

    L’idea di Hassan si basa su esperienze già realizzate con successo.  Il Giappone ha dimostrato che la bonifica del mare può essere un metodo efficace per ricostruire e ampliare le città in tempi relativamente brevi. Applicare lo stesso concetto a Gaza potrebbe offrire una soluzione innovativa e sostenibile per affrontare la crisi umanitaria e accelerare il processo di ricostruzione.

    L’idea continuerà a essere discussa nei prossimi mesi, mentre esperti e Governi valutano le possibili applicazioni pratiche.

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