Di Gerardo Severino*
CASTELLABATE (SALERNO). Ci sono Eroi militari passati alla storia per le loro gesta esemplari, immortalati dai testi di storia, dalla toponomastica, ovvero da qualche lapide o targa ricordo.
Per altri, invece, al di là di qualche mero riferimento negli Albi d’Oro, è calato il solito “velo dell’oblio”, a causa del quale, talvolta, nemmeno i diretti discendenti hanno l’opportunità di conoscerne le storie, soprattutto quando l’epilogo di tali eroismi fu la morte in battaglia, come è accaduto al Sergente Maggiore del glorioso 11° Reggimento Fanteria, Antonio Montone, morto in Libia a pochi giorni dalla fine della guerra “italo-turca”, e del quale, oggi, nella sua terra natia, Castellabate (Salerno), nessuno ne sa niente: capiremo alla fine di questo articolo il perché.
A questo oscuro Eroe, decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria” auspichiamo che venga, al più presto, intitolata una via cittadina della stessa Castellabate, affinché il suo sacrificio, ad appena 25 anni, non sia stato vano.
Da Castellabate a Tripoli
Antonino Montone, questo è il nome esatto del nostro protagonista, nacque a Santa Maria di Castellabate il 9 aprile 1887, figlio quartogenito di Giovanni Antonio Montone (classe 1851), benestante e proprietario terriero, e di sua moglie, Anna Galdi (classe 1854), casalinga.
La coppia, unitasi in matrimonio il 9 maggio del 1883, aveva messo al mondo già tre figli, Costabile (nel 1884), Caterina e Rosa (1885).
Dopo Antonino, la famiglia aumentò di numero, con la nascita di Francesco Paolo (1892), Gennaro (1894), Benedetto (1897) e, infine, Vincenzo (1899).
Antonino visse a Santa Maria per tutta la fanciullezza, alternando la frequenza scolastica con le attività lavorative connesse con la professione del padre. Nonostante il fatto che la famiglia fosse numerosa, sia Antonio che il fratello più piccolo, Gennaro, ebbero la possibilità di studiare, completando il percorso delle scuole dell’obbligo, nonché quelle tecniche superiori.
Il 24 novembre del 1905 lo troviamo presso il Regio Distretto Militare di Campagna (Salerno), ove sostenne la tradizionale visita di leva per l’assolvimento del Servizio Militare.
Dal foglio matricolare che gli verrà intestato proprio quel giorno appuriamo che il giovane rispondeva alle seguenti caratteristiche fisiche. Era alto m. 1,60, capelli biondi, colorito roseo, dentatura sana, aveva una cicatrice sulla fronte, mentre come mestiere dichiarò di essere un calzolaio, prova del fatto che già a quei tempi non pochi studenti erano anche lavoratori.
Il successivo 4 dicembre gli fu, quindi, comunicata la destinazione al momento della “chiamata alle armi”, vale a dire il 4° Reggimento Fanteria.
Nel marzo del 1906, avvicinandosi l’appuntamento effettivo con il servizio di leva, Antonio decise di arruolarsi volontario nel Regio Esercito, ammesso a frequentare il corso per Allievo Sottufficiale.
Fu così che il 31 marzo di quell’anno, il giovane fu destinato, quale Allievo Sergente, presso il 16° Reggimento di Fanteria, che in quel frangente storico si trovava di stanza a Savona.
Promosso Caporale il successivo 29 settembre, il 31 dicembre era già Caporale Maggiore, mentre i gradi di Sergente li avrebbe indossati il 30 marzo del 1907. In quella stessa data, il neo Sottufficiale fu destinato al 12° Reggimento Fanteria, della Brigata “Casale”, allora di stanza a Salerno, sotto gli ordini del Col. Ettore Mambretti ed ove rimarrà in servizio sino al 22 luglio del 1912.
Nel frattempo, era il 23 novembre del 1908, bruciando letteralmente le tappe, il giovane di Castellabate era stato promosso Sergente Maggiore, Mentre tra la fine del dicembre del 1908 e i primi di gennaio del 1909 lo troviamo a Messina tra i soccorritori, dopo che il terribile terremoto del 28 dicembre aveva distrutto sia la città siciliana che la dirimpettaia Reggio Calabria [1].
Il Sergente Montone si trovava, invece, ancora in Italia, quando il 29 settembre 1911, l’Italia dichiarò guerra alla Turchia, dalla quale il paese africano era sotto dominazione. L’11 ottobre seguente, sbarcava, quindi, a Tripoli il Corpo di Spedizione italiano, forte di 35 mila uomini, posto agli ordini del Generale Carlo Caneva.
Trasferito il 22 luglio allo storico e glorioso 11° Reggimento Fanteria della stessa Brigata “Casale”, fondato nel lontanissimo 1619, sotto il regno di Carlo Emanuele I, il Sergente Maggiore Montone fu assegnato, a far data dal 22 luglio 1912 dell’indomito 1° Battaglione, che nel frattempo aveva fatto parlare di sé per aver preso parte ai combattimenti di Bu-Meliana (9-10 ottobre 1911), Gargaresh (20 gennaio 1912) e “delle Due Palme” (12 marzo 1912), distinguendosi sempre per coraggio e valore. Salutati per l’ultima volta parenti e amici, Antonio partì da Napoli il 29 di luglio, giungendo in Libia un paio di giorni dopo.
L’ultima impresa (17 settembre 1912)
Dopo un lungo anno di guerra, l’avventura africana italiana sembrava ormai volta al termine, considerando che già in giugno (1912) erano iniziati i negoziati di pace con la Turchia. In attesa che i medesimi riprendessero vigore, tra il 12 luglio al 18 ottobre, il conflitto fu rilanciato in agosto, con la conquista di Zuara e la prosecuzione della penetrazione italiana in Tripolitania e Cirenaica.
A quel punto, il 14 settembre, il Generale Ottavio Briccola decise una poderosa azione offensiva, per la conquista delle posizioni di kars Ras El Leben, di “casa Aronne” e della località detta ”il Rudero”, dalle quali sarebbe proseguita l’inesorabile avanzata.
I turchi, sottraendosi in un primo momento al combattimento, si ritirarono verso l’interno, ma, tre giorni dopo, esattamente il 17 settembre, decisero di attaccare, onde riprendersi le posizioni perdute di Ras El Leben, nei pressi di Derna.
Malgrado la tenacia del nemico, l’assalto fu vittoriosamente rigettato con ammirevole sangue freddo e valore dalle truppe italiane, tanto che verso le ore 8 del mattino, il nemico si trovava già in piena ritirata. La battaglia di Derna fu, quindi, vinta dagli italiani, causando alle nostre Truppe 61 morti e 113 feriti, a fronte degli 800 da parte turca.

Epilogo di una giovane esistenza
Purtroppo, fra i 61 caduti da parte italiana vi sarebbe stato, oltre ai suoi superiori diretti (Capitano Camillo De Rossi e Sottotenente Alberto Seymandi, successivamente decorati con la Medaglia d’Oro e d’Argento al Valor Militare) anche l’indomito Sergente Maggiore Antonio Montone, morto eroicamente alla testa della sua Squadra di Fanti.
Aveva così termine, all’età di appena 25 anni, e solo dopo due mesi di guerra, la breve esistenza di un giovane ragazzo di Castellabate, sul cui futuro, sia la famiglia che gli amici non avevano dubbi. La sua salma fu sepolta nel cimitero militare di Derna [2].
Alla sua memoria fu conferita, nel 1913, la Medaglia d’argento al Valor Militare, con la seguente motivazione: “Per l’esemplare ardimento col quale si slanciò al contrattacco nel quale cadde mortalmente ferito. Kasr Ras El Leben, 17 settembre 1912″ [3].
Nel corso dello stesso 1912, esattamente il 6 di ottobre, nella natia Santa Maria di Castellabate, sulla facciata del Palazzo Ferrigno, ove il giovane Sottufficiale era nato, gli verrà dedicata un’apposita lapide in marmo. Alla cerimonia prese parte una folta rappresentanza popolare, oltre alle varie Autorità, civili e militari, con in testa il Regio Pretore di Castellabate, Avv. Felice D’Aniello, il quale tenne un pregevole discorso commemorativo [4].
Il pietoso ricordo sopravvisse per molti anni, praticamente sino allo scempio degli anni Settanta, allorquando, nel corso di un infausto restauro dell’immobile, purtroppo per i soliti fini “turistico-commerciali”, fu rimossa per sempre, determinando così anche la fine di quell’ultimo barlume di ricordo che legava la località a questo sfortunato e giovane Eroe, morto a pochi giorni dalla fine di quell’ennesima “impresa coloniale”, per la quale non erano più tornati a casa 3.431 soldati, 1.483 dei quali in combattimento.
NOTE
[1] Cfr. Ministero della Difesa – Stato Maggiore Esercito, L’Esercito per il Paese (1861 – 1975), Roma, Edizione Ufficio Storico Esercito, 1977, p. 187.
[2] Cfr. Gennaro Malzone – Gerardo Severino, Albo d’Oro. I caduti e i decorati al Valor Militare e Civile di Castellabate, Castellabate, Edizione Comune di Castellabate, 2008, p. 13.
[3] La stessa ricompensa verrà concessa, con decreto del 29 maggio 1913, anche al 1° Battaglione, cui apparteneva l’eroe cilentano, con la seguente motivazione: «Per la splendida prova di valore data dal I Battaglione, resistendo con esemplare fermezza ad in violento attacco di sorpresa, passando poi con ammirevole slancio al contrattacco a fondo, che portò la completa distruzione dell’avversario (Derna, 17 settembre 1912)».
[4] Vgs. Felice D’Aniello, Per Antonino Montone, caduto nella battaglia di Derna – Discorso Commemorativo pronunziato in Santa Maria di Castellabate il 6 ottobre 1912, Aversa, Tip. Fratelli Noviello, 1912.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare – Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
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