Guardia di Finanza: a Macerata scoperta un’ingente evasione fiscale realizzata attraverso società “Apri & Chiudi”. Denunciati 19 imprenditori e sequestrati beni per 3 milioni di euro

MACERATA. Sono ben 33 le imprese dislocate nel Maceratese, ma anche in altre zone, finite in un’indagine condotta dai finanzieri del locale Comando provinciale, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Macerata, che ha preso le mosse da una complessa attività anti-riciclaggio andatasi poi ad allargare nell’esame di contabilità aziendali, oltre che sui conti correnti bancari dei titolari delle compagini aziendali coinvolte, tutte attive del cosidetto “Distretto industriale del tessile e dell’abbigliamento”.

Autopattuglia in uscita dal Comando provinciale GDF di Macerata

Avvalendosi degli specifici poteri di polizia valutaria attribuiti al Corpo, gli investigatori delle fiamme gialle sono finalmente riusciti a far emergere strane circostanze legate ad un fattore che accomunava la maggioranza dei casi finiti alle loro attenzioni, ovvero quello di un breve (e talvolta brevissimo) ciclo di vita di non poche aziende, che generalmente non superava i tre anni salvo andare poi a prolungarlo con altri soggetti giuridici, ovvero con soggetti compiacenti. In altre parole costituendo un vero e proprio reticolo di imprese “Apri & Chiudi”.

Secondo gli investigatori della GDF ammonterebbero a circa 20 milioni di euro le basi imponibili, ai fini delle imposte sui redditi, complessivamente evase dai dominus della frode.

Mentre allo stato attuale sono 19 gli imprenditori segnalati all’Autorità Giudiziaria per svariati illeciti penali previsti dal Decreto Legislativo numero 74 del 2000 “Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205”

Sempre stando a quanto dimostrato dalle indagini, il sistema frodatorio in questione si sostanziava proprio nell’avviare svariate attività commerciali alle quali commettere lavorazioni tessili in conto terzi (con emissione delle relative fatture di vendita), andando però ad ommettere – in maniera pressoché sistematica – la presentazione delle corrispondenti dichiarazioni fiscali.

Ad aggravare il quadro di non proprio cristallina situazione accertata in capo a diverse aziende controllate anche l’impiego di alcune società-fantasma esistenti solo sulla carta, le quali andavano a registrare in contabilità fatture di acquisti relativi ad operazioni inesistenti in modo tale da abbattere la propria base imponibile, consentendogli così di versare molte meno imposte all’Erario prima di andare a far sparire letteralmente nel nulla le predette società fittizie.

A margine di tali attività criminali gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno peraltro accertato come un’altra società – da tempo inattiva – avesse comunque intascato un sostanzioso contributo finanziario a fondo perduto (da oltre 42.000 euro) previsto dal cosidetto “Decreto Sostegni”, come noto emanato per contenere i danni economici derivanti dall’emergenza pandemica da Covid-19.

Alla luce del fitto quadro probatorio fornito all’Autorità Giudiziaria inquirente, e nella necessità di scongiurare l’utilizzo fraudolento di partite IVA formalmente attive ma che nella realtà non sono più operative da tempo, l’Agenzia delle Entrate ha nel frattempo emesso specifici provvedimenti di cessazione per dieci di queste compagini, a cui si affianca quello certamente più pesante disposto dal GIP del Tribunale di Macerata con il sequestro di beni “per equivalente” a concorrenza delle imposte evase (nello specifico circa 3 milioni di euro).

Per tutti i soggetti implicati nella vicenda va comunque riconosciuta la presunzione d’innocenza costituzionalmente prevista, pertanto gli addebiti penali ipotizzati nel loro confronti – allo stato attuale delle indagini – non ne implicano l’automatica responsabilità, che potrà infatti essere dichiarata solo al pronunciamento d’una sentenza irrevocabile di condanna.

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