SPECIALE BOSNIA-ERZEGOVINA: UN MUSEO PER RACCONTARE LE STORIE DI BAMBINI NELE GUERRE PASSATE E ATTUALI  

SARAJEVO (BOSNIA – ERZEGOVINA) – dal nostro inviato. Il Museo dell’infanzia di guerra (War Childhood Museum) di Sarajevo (Bosnia-Erzegovina) è stato inaugurato nel 2017.

Un fumetto appartenuta a un bambino, esposto nel Museo dei bambini

Si basa sul libro “L’infanzia in tempo di guerra”, uscito nel 2013

L’idea del volume è di Jasminko Halilovic che aveva notato come nei media non si parlasse mai di bambini quando si parlava di guerra.

Jasminko stesso era un bambino di guerra a Sarajevo. È nato nel 1988, quindi ha vissuto la guerra.

Chiese ai suoi coetanei su Twitter: “Com’era per voi l’infanzia in tempo di guerra?”. Avevano 160 caratteri per rispondere.

Si accorse che c’era tanto interesse, tanto da ricevere più di 1.000 risposte.

Le persone volevano raccontargli di più e spesso ricordavano un oggetto che incarnava per loro la loro esperienza di guerra.

A volte gli mandavano foto dell’oggetto o lo descrivevano.

Ci vollero poi alcuni anni per sviluppare il concetto del Museo e garantirne la fattibilità.

Un bambolotto di peluche esposto nel Museo dei bambini

Dopo l’apertura del Museo a Sarajevo è stato deciso di condure ricerche in Croazia, Serbia e Kosovo, perché si volevano includere anche loro esperienze della gente di questi Paesi.

E ora il Museo è un’iniziativa globale.

DENTRO IL MUSEO

“Abbiamo più di 7 mila oggetti provenienti da 23 conflitti in tutto il mondo, inclusa la Seconda Guerra Mondiale – spiega a Report Difesa, Maida Salkanović, Communications Manager del Museo -. L’ultimo, in ordine di tempo in Colombia. Un nostro ricercatore ha raccolto oggetti e storie dalle persone del posto. Abbiamo anche trattato il conflitto a Gaza, raccogliendo altri oggetti e storie di bambini di Gaza e anche della Cisgiordania”.

Sono state fatte tantissime mostre in oltre una decina di Paesi diversi.

La prima fuori dall’Europa è stata in Corea del Sud, e abbiamo avuto mostre in Corea del Sud a Seul e anche sull’isola di Jeju.

“In Ucraina – aggiunge la Salkanović – c’è un’organizzazione che lavora con i bambini ucraini e raccoglie le loro esperienze. Vogliamo ascoltare le storie di tutti i bambini la cui infanzia è stata segnata dalla guerra. E il nostro obiettivo è promuovere l’empatia, in modo che le persone vadano e vedano come queste esperienze influenzino i bambini. Non acquistiamo oggetti. Ci vengono donati dai bambini, sia bambini di oggi che da persone che erano bambini durante la guerra. Ci basiamo sulla raccolta di storie personali.

Non è una storia scritta da qualcun altro. È una storia che questi bambini, o meglio, queste persone che erano bambini durante la guerra, ci raccontano, e noi le esaminiamo e, a volte, insieme a loro, le modifichiamo leggermente per assicurarci che siano nel formato giusto per la mostra, ma sono le loro storie”

L’anno scorso il Museo ha avuto più di 32 mila visitatori per la mostra permanente e più di 46.500 per quelle itineranti.

I prodotti alimentari donati al tempo dell’assedio di Sarajevo ed esposti al Museo

Sempre nel 2025 ci sono state due mostre in Svezia.

“Siamo – conclude  Maida Salkanović – il più grande archivio al mondo di esperienze di guerra vissute dai bambini e l’unico Museo interamente dedicato a questo tema. Avrete notato che la mostra permanente è incentrata sulla Bosnia ed Erzegovina, ma abbiamo anche una sezione dedicata ai conflitti attuali. Gli eventi organizzati regolarmente includono, ad esempio, laboratori di costruzione della pace per i bambini. Organizziamo anche, ad esempio, dibattiti pubblici sul tema dell’infanzia con gli studenti del Dipartimento di storia dell’Università di Sarajevo”.

Negli ultimi due anni il Museo ha collaborato con le Nazioni a un grande progetto chiamato “Peace Store”, che si ispira a una storia di pace.

Il progetto si articolava in due parti: la prima, chiamata “Creatività per la Pace”, prevedeva un lavoro con le scuole.

Il Museo ha collaborato direttamente con il sistema scolastico, formando insegnanti e studenti, affinché diventassero educatori tra pari e potessero tornare nelle loro scuole in tutto il Paese e insegnare ai loro coetanei.

Infine, si è lavorato gruppi giovanili provenienti da tutto il Paese.

È stato insegnato come fare ricerca, come realizzare mostre.

E stato chiesto loro di pensare a un tema legato alla pace nella loro comunità e di ideare una mostra che lo illustrasse.

In questo modo, sono state realizzate oltre 18 mostre in tutto il Paese nell’ultimo anno e mezzo.

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