Di Giuseppe Gagliano*
SANA’A. Secondo l’analista Egypt’s Intel Observer, gli Houthi avrebbero realizzato circa venti chilometri di trincee e fortificazioni nell’area di Bab al-Mandab. Le opere difensive sarebbero state individuate soprattutto nei territori conquistati recentemente, a est di Dhubab e nei pressi del monte Kahbub.
La notizia non risulta ancora confermata da autorità militari indipendenti. La lunghezza indicata potrebbe inoltre rappresentare la somma di differenti fossati, terrapieni, postazioni di tiro e ripari per uomini e mezzi, anziché un’unica linea continua. Le ricostruzioni disponibili attraverso fonti aperte convergono però su un punto: gli Houthi stanno cercando di consolidare il proprio controllo sugli accessi terrestri allo stretto. (Hamer Intelligence)

Dalla conquista alla difesa
Scavare trincee significa passare dalla guerra di movimento alla difesa organizzata del territorio. Gli Houthi sembrano ritenere possibile una controffensiva delle forze governative yemenite sostenute dall’Arabia Saudita e intendono costringerle a combattere una battaglia lenta, costosa e sanguinosa.
Le fortificazioni proteggono la fanteria dalle schegge dell’artiglieria, dagli attacchi aerei e dai velivoli senza pilota. Consentono inoltre di collegare posti di osservazione, depositi di munizioni, postazioni anticarro e centri di comando. Se integrate con campi minati e ostacoli, possono incanalare i mezzi avversari verso zone già predisposte per il tiro.
Il loro scopo non è rendere il territorio inespugnabile, ma rallentare l’avanzata nemica abbastanza a lungo da permettere l’intervento dell’artiglieria, l’arrivo dei rinforzi e il lancio di contrattacchi.

Il vero obiettivo è controllare la costa
La battaglia non riguarda soltanto una porzione di deserto yemenita. Le posizioni contese dominano Mocha, Dhubab, il collegamento con Taiz e gli accessi a Bab al-Mandab. Chi controlla le alture può osservare la costa, sorvegliare i movimenti avversari e proteggere le aree dalle quali impiegare missili antinave e velivoli senza pilota.
I combattimenti recenti si sono concentrati proprio nella parte occidentale della provincia di Taiz e lungo l’asse che conduce a Mocha. Le forze governative hanno cercato di impedire agli Houthi di interrompere i collegamenti terrestri e di trasformare le conquiste sulla costa in una presenza permanente. (Al Jazeera)
Una possibile offensiva sostenuta da Riad avrebbe quindi l’obiettivo di ristabilire una testa di ponte sulla costa del Mar Rosso, recuperare le principali vie di comunicazione e allontanare gli Houthi dallo stretto. Ma attaccare frontalmente una cintura fortificata comporterebbe perdite elevate. Sarebbero necessari ricognizione, superiorità aerea, reparti del genio, artiglieria e unità terrestri capaci non soltanto di conquistare le posizioni, ma anche di mantenerle.
L’alternativa più razionale consisterebbe nell’aggirare le trincee e tagliare i rifornimenti. Nel deserto, una fortificazione privata di acqua, munizioni, carburante e collegamenti può trasformarsi rapidamente da protezione in trappola.
Lo stretto non si chiude con le trincee
I venti chilometri di opere difensive non consentono, da soli, di bloccare Bab el-Mandeb. Per esercitare una vera interdizione marittima occorre una rete composta da missili antinave, mine, radar, osservatori costieri, imbarcazioni senza equipaggio e basi disposte sulle isole.
Le trincee servono però a proteggere il retroterra di questa rete. Rendono più difficile distruggere definitivamente le postazioni di lancio e permettono agli Houthi di spostare uomini e materiali tra la costa e l’interno.
Il controllo di Mocha e dell’isola di Perim, situata all’interno dello stretto, aumenterebbe notevolmente questa capacità. Non equivarrebbe a una chiusura automatica del passaggio, ma consentirebbe agli Houthi di mantenere sotto pressione le navi mercantili e militari. (The Guardian, Associated Press)
La posta economica
Bab el-Mandeb è la porta meridionale del Mar Rosso e del Canale di Suez. Anche senza interrompere completamente la navigazione, la semplice possibilità di attacchi può far aumentare i premi assicurativi, il costo dei noli e le spese per la protezione militare delle navi.
Se una parte delle compagnie scegliesse nuovamente di circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza, aumenterebbero tempi di consegna, consumo di combustibile e costi di trasporto. Le conseguenze ricadrebbero sui prezzi dell’energia, delle materie prime e dei prodotti destinati ai mercati europei.
Gli Houthi non devono quindi conquistare materialmente ogni nave che attraversa lo stretto. È sufficiente mantenere una minaccia credibile per produrre effetti economici sproporzionati rispetto alle risorse impiegate.
Arabia Saudita, Iran e potenze occidentali
Per l’Arabia Saudita, la presenza degli Houthi a Bab al-Mandab rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza del proprio fianco sudoccidentale e alle rotte energetiche del Mar Rosso. Riad deve però scegliere tra due rischi: tollerare il consolidamento del movimento yemenita oppure riaprire una campagna terrestre che potrebbe rivelarsi lunga e costosa.
Per l’Iran, gli Houthi costituiscono uno strumento di pressione strategica capace di minacciare una delle arterie del commercio mondiale senza richiedere una presenza militare iraniana diretta. Per gli Stati Uniti e le potenze europee, invece, la trasformazione della costa yemenita in una zona fortificata significa dover mantenere più a lungo una presenza navale onerosa, senza la garanzia che gli attacchi possano essere eliminati soltanto dal mare.
Il significato delle trincee è dunque chiaro: gli Houthi stanno cercando di trasformare una conquista ancora fragile in un bastione permanente. Non è la prova certa di una battaglia imminente, ma dimostra che il movimento si prepara a resistere e a imporre agli avversari una guerra di logoramento.
Dietro quei venti chilometri di terra scavata si intravede una posta molto più grande: il controllo di uno stretto, la sicurezza delle rotte tra Asia ed Europa e la possibilità, per un movimento armato yemenita, di esercitare un’influenza che supera enormemente i confini dello Yemen.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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