Di Giuseppe Gagliano*
BUCAREST. La distruzione di un’imbarcazione senza equipaggio carica di esplosivo, individuata a poche centinaia di metri dal giacimento di gas Nettuno Profondo, non può essere liquidata come un semplice incidente provocato dai relitti della guerra ucraina.

La Romania ha fatto decollare alcuni caccia F-16, mentre una nave militare ha completato la distruzione del mezzo.

La decisione è stata motivata dalla necessità di proteggere le centinaia di persone presenti sulla piattaforma e un’infrastruttura destinata ad assumere un’importanza fondamentale per la sicurezza energetica europea.
Bucarest ha attribuito la responsabilità politica alla Russia, sostenendo che l’episodio rientrerebbe in una crescente serie di provocazioni.
L’Ucraina avrebbe negato che il mezzo appartenesse alle proprie forze. Mosca, almeno inizialmente, non ha commentato.
L’origine dell’imbarcazione, tuttavia, non risulta ancora dimostrata pubblicamente.
Nel Mar Nero operano mezzi russi e ucraini, mentre mine, ordigni e velivoli senza pilota possono perdere il controllo, essere trascinati dalle correnti oppure venire deliberatamente inviati verso un obiettivo.
Attribuire con certezza la responsabilità richiede quindi il recupero dei componenti, l’analisi dell’esplosivo e la ricostruzione della rotta seguita.
Il gas che cambia il peso della Romania
Nettuno Profondo, controllato congiuntamente dalla società OMV Petrom e dall’impresa statale Romgaz, dovrebbe entrare in produzione nel 2027. Il progetto potrebbe trasformare la Romania nel principale produttore di gas dell’Unione europea.
È questo elemento a conferire all’incidente una rilevanza geoeconomica.
Il giacimento non rappresenta soltanto una fonte di profitto per le imprese coinvolte: può ridurre la dipendenza regionale dalle importazioni, aumentare la sicurezza energetica dell’Europa sudorientale e rafforzare la capacità di Bucarest di esportare gas verso i Paesi vicini.
La Romania diventerebbe così uno dei nodi della nuova geografia energetica europea, formatasi dopo la drastica riduzione delle forniture russe. Il gas del Mar Nero potrebbe alimentare il mercato interno, sostenere l’industria e raggiungere Moldova, Ungheria, Bulgaria e altri Stati attraverso i collegamenti regionali.
Colpire, minacciare o anche soltanto rendere insicura un’infrastruttura simile significa incidere sui costi assicurativi, rallentare gli investimenti e aumentare le spese militari necessarie per la sua protezione. Un attacco non deve necessariamente distruggere una piattaforma per produrre conseguenze economiche: può bastare la percezione di un rischio permanente.
Una minaccia difficile da attribuire
Le imbarcazioni senza equipaggio stanno modificando la guerra navale. Costano molto meno delle navi contro le quali vengono impiegate, possono trasportare esplosivi e sono difficili da individuare in tempo, soprattutto quando navigano a bassa velocità e vicino alle onde.
La loro efficacia è già stata dimostrata dagli attacchi ucraini contro unità russe e installazioni in Crimea.
Ma proprio la diffusione di questi mezzi rende più complessa l’attribuzione delle responsabilità. Un’imbarcazione può essere catturata, modificata, abbandonata o impiegata per un’operazione sotto falsa identità.
L’ipotesi più grave è che il mezzo fosse diretto intenzionalmente contro Nettuno Profondo. In questo caso si tratterebbe di un tentativo di sabotaggio contro un’infrastruttura energetica appartenente a uno Stato della NATO. Ma non si può escludere che fosse un ordigno alla deriva, separatosi dalla propria rotta durante un’operazione collegata alla guerra.
La prudenza non significa sottovalutare il pericolo. Significa evitare che un’attribuzione prematura trasformi un episodio ancora oscuro in un meccanismo automatico di escalation.
La risposta militare e i suoi limiti
L’impiego degli F-16 dimostra la rapidità della reazione romena, ma solleva anche interrogativi operativi. Utilizzare un caccia costoso per neutralizzare un piccolo mezzo marino è possibile in una situazione d’emergenza, ma non costituisce una soluzione sostenibile.
La protezione delle piattaforme richiede una difesa articolata: radar costieri, sensori acustici, sorveglianza satellitare, pattugliatori, elicotteri, piccoli mezzi intercettori e sistemi capaci di disturbare le comunicazioni e la navigazione degli ordigni.
Occorre inoltre distinguere fra protezione permanente e intervento occasionale.
Se le minacce diventassero frequenti, la Romania dovrebbe creare una zona di sorveglianza continua intorno alle infrastrutture energetiche, con costi considerevoli e un maggiore coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica.
Romania, Bulgaria e Turchia hanno già neutralizzato più di centocinquanta mine e ampliato il loro gruppo navale congiunto, inizialmente incaricato dello sminamento. L’estensione delle sue competenze alla difesa delle infrastrutture critiche rappresenta il passaggio da una missione di sicurezza della navigazione a una forma embrionale di difesa marittima regionale.
Il Mar Nero come spazio di confronto fra Russia e NATO
La Romania condivide oltre seicento chilometri di confine con l’Ucraina e ha già registrato violazioni del proprio spazio aereo e cadute di frammenti di velivoli senza pilota. Ogni nuovo incidente riduce la distanza politica e militare fra la guerra ucraina e il territorio dell’Alleanza Atlantica.

Il Mar Nero è ormai uno spazio conteso nel quale si sovrappongono traffici commerciali, esportazioni agricole, giacimenti energetici, basi militari e operazioni segrete.
La Russia considera quest’area essenziale per la Crimea, il Caucaso e l’accesso al Mediterraneo.
La NATO, invece, la vede come il fianco sudorientale da proteggere e come un corridoio necessario per sostenere l’Ucraina.
La difesa di Nettuno Profondo potrebbe quindi diventare parte di una più vasta presenza militare occidentale.
Mosca, a sua volta, potrebbe interpretarla come un’ulteriore avanzata dell’Alleanza nel Mar Nero. Si crea così il consueto circolo strategico: una parte rafforza le difese, l’altra percepisce un’offensiva e risponde aumentando la propria pressione.
Il bersaglio non è soltanto la piattaforma
Il vero obiettivo di una simile minaccia potrebbe essere politico ed economico prima ancora che militare.
Rendere insicuro Nettuno Profondo significa colpire la fiducia degli investitori, aumentare il prezzo dell’energia e costringere Bucarest a destinare maggiori risorse alla sorveglianza.
Se l’incidente fosse intenzionale, il messaggio sarebbe chiaro: nessuna infrastruttura energetica del Mar Nero può considerarsi al riparo dalla guerra.
Se invece si trattasse di un ordigno alla deriva, la conclusione sarebbe quasi altrettanto inquietante: il conflitto ha ormai disseminato il bacino di pericoli capaci di raggiungere installazioni civili e territori della NATO.
In entrambi i casi, Nettuno Profondo segna un cambiamento.
Il gas che dovrebbe rafforzare l’autonomia europea nasce dentro un mare militarizzato.
La Romania può diventare una potenza energetica regionale, ma dovrà pagare il prezzo strategico di quella trasformazione: difendere non soltanto i propri confini, ma anche le condutture, le piattaforme e le rotte dalle quali dipenderà una parte crescente dell’Europa.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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