Di Giuseppe Gagliano*
MOSCA. Una presenza simbolica ma densa di significato.
La presenza di ufficiali statunitensi alle esercitazioni congiunte Russia-Bielorussia Zapad-2025 è molto più di un gesto protocollare. Per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, Washington sceglie di mandare un segnale di distensione, o almeno di osservazione attiva, nei confronti di Minsk.
Il ministro della Difesa bielorusso ha accolto i due ufficiali con grande enfasi, quasi a sottolineare la portata storica dell’evento.
Una mossa che serve a Lukashenko per rafforzare la propria legittimità e per dimostrare a Mosca che la Bielorussia può essere ponte e non solo retrovia strategica.
La strategia di Trump: punire Mosca, non isolare Minsk
La revoca delle sanzioni alla compagnia aerea Belavia e la liberazione di 52 prigionieri politici bielorussi rappresentano un chiaro tentativo di Donald Trump di separare Lukashenko da Putin, o almeno di introdurre un cuneo politico. Per Washington, aprire un canale con Minsk serve a ridurre la dipendenza totale della Bielorussia da Mosca, specie in un momento in cui la Russia intensifica il proprio apparato militare e rilancia la sfida all’Occidente con test di missili ipersonici Zircon e manovre aeree della Flotta del Nord.
Questa dinamica rientra in una più ampia strategia di Trump: ridurre il fronte compatto Mosca-Pechino-Minsk e creare spazi negoziali per il “grande accordo” che la sua amministrazione ambisce a ottenere, sia sul fronte ucraino che su quello delle sanzioni energetiche.

Le esercitazioni Zapad hanno sempre avuto una funzione duplice: migliorare l’interoperabilità tra le forze russe e bielorusse e, al contempo, inviare un messaggio di forza alla NATO.
Quest’anno, tuttavia, il loro perimetro è stato ridimensionato e spostato lontano dai confini polacchi e baltici, segnale che Mosca vuole evitare un’ulteriore escalation proprio mentre si trova impegnata su più fronti.
La simulazione di lanci di Zircon e attacchi aerei Su-34 è comunque un messaggio chiaro: la Russia resta pronta a proiettare potenza, anche in uno scenario di alta intensità .
Reazioni NATO e rischio di escalation
Varsavia e i Paesi baltici continuano a considerare Zapad una minaccia.
La chiusura dei valichi di frontiera con la Bielorussia durante le esercitazioni è la dimostrazione della sfiducia reciproca.
La NATO, con l’operazione “Eastern Sentry”, si prepara a monitorare e rispondere a eventuali provocazioni, temendo che la Bielorussia possa diventare una piattaforma di lancio per nuove operazioni ibride o cyberattacchi contro l’Alleanza.
In questo contesto, la presenza di ufficiali americani serve anche a raccogliere informazioni dirette sul livello di prontezza delle forze di Mosca e Minsk.
La dimensione economica e geostrategica
Sul piano economico, la riapertura di canali con Minsk potrebbe permettere a imprese occidentali di tornare a operare in un Paese che resta strategico per i corridoi energetici e logistici tra Russia ed Europa.
Tuttavia, un riavvicinamento eccessivo a Washington rischierebbe di provocare reazioni di Mosca, che considera la Bielorussia parte del proprio spazio vitale.
Per Lukashenko, il vantaggio è duplice: ottenere margini di manovra per negoziare aiuti e protezione da Mosca, ma anche ricavare concessioni economiche dall’Occidente.

Scenari futuri: apertura o illusione?
La vera domanda è se questa apertura sia il preludio a un dialogo più ampio o solo una parentesi tattica.
Se Trump dovesse intensificare il riavvicinamento, potremmo assistere a un progressivo allentamento delle sanzioni e a un ritorno della Bielorussia nel circuito diplomatico internazionale.
Se invece le tensioni in Ucraina dovessero peggiorare, Minsk rischierebbe di essere risucchiata nuovamente nella spirale di escalation, diventando ancor più dipendente dalla Russia.
Il vertice Zapad 2025 mostra dunque un paradosso: mentre le manovre militari servono a esibire la forza dell’asse Mosca-Minsk, l’apertura agli osservatori americani suggerisce che in Bielorussia si sta giocando una partita diplomatica complessa, nella quale il margine di autonomia di Lukashenko potrebbe tornare a crescere.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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