Forze Armate, gli alloggi del personale militare sono un problema ancora irrisolto

Di Annalisa Triggiano*

Roma. Al tema della famiglia del militare italiano è stata dedicata una corposa, quanto oramai datata, ricerca del Ce.Mi.S.S. dal titolo Tra due culture. Le problematiche della famiglia del militare1.

Un alloggio per militari a Cesana

Se si eccettua lo studio appena menzionato, la tematica non risulta in seguito essere stata oggetto di adeguato approfondimento.

La famiglia militare delineata dalla ricerca citata, arricchita di sondaggi e interviste, presenta caratteristiche e tratti peculiari che, nonostante siano passati svariati anni dalla conclusione dell’indagine, possono considerarsi in larga parte invariati.

La prima caratteristica della famiglia militare evidenziata nel rapporto è quella di costituire un modello anagraficamente più giovane rispetto alle realtà familiari “civili”: ciò può considerarsi una conseguenza diretta del rapido processo di inserimento nel mondo del lavoro da parte del militare, a cui si associa anche una maturazione affettiva accelerata.

Inoltre, e sempre riconsiderando i dati emersi dalla significativa indagine, in controtendenza rispetto all’oramai strutturale ed endemico calo della natalità in Italia, la composizione dei nuclei familiari militari prevede, sovente, la presenza di almeno un figlio..

Logico corollario di una situazione di potenziale e spesso non evitabile solitudine – legata, il più delle volte, alla lunga permanenza in missione del coniuge – è poi la difficoltà ad allacciare, e mantenere nel tempo, relazioni amicali e sociali durature, con particolari disagi evidenziati soprattutto tra le mogli degli ufficiali della Marina Militare.

La parte conclusiva della ricerca è forse quella più ricca di spunti critici e interessanti: vale la pena riesaminarla brevemente, per capire quali erano – e talvolta sono ancora – gli “anelli deboli” della complessa catena delle politiche familiari della Difesa.

In particolare, molte critiche hanno interessato aspetti logistici e pratici, ma non mancano rilievi anche inerenti al fondamentale rapporto tra il militare e l’Istituzione a cui appartiene.

Gli intervistati lamentavano “sia la carenza degli alloggi di servizio, che comporta per molti militari costi economici non indifferenti e lunghi tempi di attesa di trovare una sistemazione adeguata, sia una iniqua distribuzione degli stessi, denunciando forme di privilegio nell’assegnazione”.

Per altro verso, si stigmatizzava, più precisamente, la “mancanza di trasparenza e di tempestività nella comunicazione delle procedure di trasferimento e il ruolo talvolta rigido assunto dalla gerarchia militare nei confronti del singolo”.

Quali sono allora le politiche di sostegno alla integrità della famiglia militare attuate, sul piano normativo, dal Ministero della Difesa?

Un documento che segna una significativa svolta nelle Policies istituzionali in tema di coppie e famiglie militari è costituito dalle Linee Guida del 2012 su “Parità di trattamento, rapporti interpersonali, tutela della genitorialità” diramate dallo Stato Maggiore della Difesa. Il benessere del personale “viene a dipendere in misura considerevole dalla cura e dall’attenzione della leadership verso i familiari dei militari, per le sue ricadute su readiness e retention, di particolare rilevanza nei regimi professionali”.

Vediamo, nella pratica, come questo sostegno si è tradotto a livello di normazione statale.

L’impulso forte alla istituzione di asili nido interni a caserme e basi militari è stato senz’altro tra le iniziative più significative ed efficaci dell’ex ministro della Difesa, pur nella criticità dei tagli derivanti dalla c.d. spending review.

Ma vi è di più perché nell’ambito del sostegno alla famiglia, il Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’Ordinamento Militare), agli artt. 1831, comma 1, lettera c) e 1835, prevede che l’Amministrazione della Difesa, in luogo dell’istituzione di asili nido, possa, nei limiti della disponibilità dei capitoli di bilancio relativi alle attività assistenziali, concedere un rimborso, anche parziale, delle spese sostenute dal personale militare per il pagamento di rette degli asili nido pubblici o privati, per i figli a carico.

Ma il problema nevralgico dell’assistenza efficace alla famiglia militare è – come evidenziato anche nella ricerca poco sopra commentata – quello degli alloggi.

L’inaugurazione di un complesso allogggiativo riqualificato a Bolzano

La approvazione della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (c.d. Legge Finanziaria del 2008) aveva inaugurato un circolo virtuoso di vendita di numerosi immobili dismessi di proprietà del Dicastero della Difesa ma – e cito, per le notizie qui riportate, la Relazione della Corte dei Conti su “Gli alloggi di servizio del Ministero della Difesa” del luglio 2017, ultimo documento disponibile in ordine di tempo – tale ciclo si è interrotto in quanto la legge di stabilità 23 dicembre 2014, n. 190 “ha previsto la non riassegnabilità allo stato di previsione della spesa del Ministero della Difesa dei proventi delle vendite e ha imposto al dicastero di assicurare, dalle dismissioni di immobili, saldi di finanza pubblica non inferiori a 220 milioni nel 2015 e a 100 milioni negli anni 2016 e 2017, finalizzati alla riduzione dell’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione”.

Di fatto, in questo modo sono state completamente azzerate le risorse economiche per la realizzazione di nuovi alloggi.

La Corte dei Conti ha individuato e stigmatizzato altresì un punctum dolens destinato a incidere in modo significativo, tuttora, sulla politica ministeriale dedicata agli alloggi: il perdurare delle occupazioni sine titulo. Esse, negli anni, hanno praticamente impedito “l’utilizzo di una consistente quota (25%) del patrimonio alloggiativo della Difesa. L’intenzione dell’Autorità politica di recuperare tali alloggi è stata però contraddetta dal D.M. 7 maggio 2014 che ha ampliato le ‘fasce protette’, incrementando il numero degli utenti nei cui confronti non sarà possibile procedere al recupero dell’immobile. Ciò appare paradossale. Nel momento in cui maggiore è la necessità di alloggi di servizio, il problema va risolto”.

Ma se le utenze occupate sine titulo costituiscono un problema senza dubbio alcuno di notevole portata, altrettanto critica appare la situazione – sempre secondo il Rapporto citato – delle utenze non occupate perché in attesa di lavori straordinari di ristrutturazione: situazione, questa, che comunque costringe il Dicastero a farsi carico di oneri condominiali, imposte statali e locali con dispendio di fondi che ben potrebbero essere utilizzati diversamente, a favore delle famiglie e in modo proficuo. La stima della Corte dei Conti riferisce, in merito, di ben 4263 alloggi non utilizzabili.

Attualmente, pertanto, le sole risorse disponibili e in grado di alimentare i capitoli di spesa dedicati agli alloggi di servizio delle Forze Armate sono quelle, certo non esorbitanti, provenienti dai canoni di locazione ex art. 287, comma 1, d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66.

Tra gli interventi auspicabili, per tentare di far ripartire il “circuito virtuoso” di cui in precedenza, vi potrebbe essere quello, a impatto economico relativamente basso, del potenziamento degli organi tecnici del Genio delle varie Forze Armate, al fine di eseguire lavori in economia, valorizzando capacità e professionalità interne alle Forze Armate stesse.

Naturalmente, i regolamenti interni alle singole Forze Armate, riguardo ai criteri e alle graduatorie di assegnazione dei vari immobili, necessiteranno di adeguamento, soprattutto in relazione alla rilevanza giuridica non solo del matrimonio civile ma anche delle convivenze di fatto (e delle unioni civili).

Un sostegno, per così dire, “alternativo” e indiretto alla famiglia militare proviene, poi, dalle opportune modifiche apportate ad alcune disposizioni tributarie potenzialmente inique per il comparto Difesa e in particolare per i militari non residenti, per periodi più o meno lunghi, nella casa coniugale o familiare.

Al fine, infatti, di salvaguardare il personale militare dagli effetti dell’introduzione dell’IMU, lo Stato Maggiore della Difesa ha promosso una modifica normativa che, in occasione della corrente riforma del patrimonio fisco-immobiliare, ha trovato puntuale accoglimento del decreto legge 31 agosto 2013 n. 102, recante Disposizioni urgenti in materia di IMU.

Grazie a tale iniziativa, di conseguenza, “non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica ai fini dell’applicazione della disciplina in materia di IMU concernente l’abitazione principale e le relative pertinenze, a un unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare” (art. 2, comma 5).

Quale la situazione nella attuale legislatura? Il Ministero è al lavoro per realizzare una mappa precisa in funzione delle problematiche di razionalizzazione, dismissione, valorizzazione e gestione immobiliare, nonché in funzione di quelle concernenti gli alloggi per il personale.

Il dossier sarebbe, da novembre, in mano ai due sottosegretari, Angelo Tofalo2 e Raffaele Volpi, che si occupano rispettivamente di approfondire la situazione nel Sud e nel Nord Italia in funzione delle deleghe.

Il Sottosegretario alla Difesa, Raffaele Volpi

Ma il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta è più volte intervenuta in argomento e segue in prima persona soprattutto la problematica dei ricongiungimenti familiari, che naturalmente è connessa molto da vicino alla carenza degli alloggi familiari.

Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta

Le ulteriori modifiche legislative alla materia delle dismissioni immobiliari nel settore della Difesa, richiederanno, a mio parere, una più attenta coordinazione con quelle già in vigore.

Il Ministero della Difesa ha, insomma, l’onere di adottare un programma di razionalizzazione, accorpamento, riduzione e ammodernamento del patrimonio infrastrutturale in uso.

Al fine di individuare e perseguire le migliori e più coerenti politiche relative al settore immobiliare in mano pubblica, va inoltre valutata l’opportunità che, pur in costanza delle attuali competenze fissate in via legislativa, venga quanto prima costituita al riguardo una unica cabina di regia amministrativa.

La notevole frequenza degli interventi legislativi, alcuni anche con decretazione d’urgenza, in più circostanze ha infatti finito con il produrre ritardi e disfunzioni nei procedimenti di dismissione già in corso.

La successione di alcune modifiche legislative fra loro particolarmente ravvicinate, come nel caso dei ripetuti trasferimenti di compiti e facoltà dalla Difesa-Direzione generale del Genio all’Agenzia del demanio e viceversa, ha inciso negativamente sull’azione di ambedue le articolazioni. 

Ma al momento non vi sono disegni di legge in materia. Continuano, però, le vendite di alloggi della Difesa. Gli alloggi non occupati sono venduti, come si è accennato, dalla Direzione dei Lavori e del Demanio con la procedura dell’asta pubblica. Il bando d’asta prevede due modalità di acquisto.

L’asta principale, che si svolgerà dall’8 al 12 luglio prossimo, è riservata al personale in servizio, militare e civile del Ministero della Difesa.

Coloro che alla data di pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale sono in possesso di tale requisito, potranno partecipare all’asta ed avranno diritto ad uno sconto (tra il 10% ed il 25% ) determinato in base al reddito complessivo del rispettivo nucleo familiare. L’asta residuale, che si svolgerà dal 9 al 13 settembre prossimo, è estesa anche ai non appartenenti alla Difesa e riguarda gli alloggi rimasti invenduti nell’asta principale.

Coloro che partecipano all’asta residuale non fruiscono di sconti sul prezzo di aggiudicazione. Esperita la procedura d’asta, i dati relativi al vincitore insieme alla documentazione di offerta saranno inviati al Ministero della Difesa che inizierà ad eseguire una serie di verifiche per appurare la veridicità di quanto dichiarato dall’aggiudicatario nella documentazione prevista.

Alla fine di questa procedura, il Ministero della Difesa invierà all’aggiudicatario una lettera con il comunicato del prezzo definitivo di vendita dell’alloggio, comprensivo degli eventuali sconti.

Il rogito avviene nel momento in cui il notaio e l’aggiudicatario ricevono il documento predisposto dallo stesso Dicastero.

1 Tra due culture. Le problematiche della famiglia del militare, a cura di M.A. Toscano, Soveria Mannelli, 2004

2 https://www.angelotofalo.com/dossier-alloggi-incontro-vertici-esercito/

*Docente a contratto Università degli Studi Roma Tre, ex Ricercatrice CEMISS

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