«Il mio obiettivo è essere un esempio per gli allievi», intervista al Comandante del Vespucci Roberto Recchia

Da bordo di Nave Amerigo Vespucci. «Ho fatto la campagna da allievo della prima classe esattamente trent’anni fa, nel 1988, e poi per via dell’impiego che ho avuto in Forza Armata non ho avuto più la possibilità di calcare il teak di Nave Vespucci. Ci sono tornato da designato Comandante nella fase di passaggio di consegne con il mio predecessore. Già il momento di salire il barcarizzo e mettere nuovamente piede a bordo del Vespucci è stata un’emozione intensissima perché ho rivissuto in un attimo tutti quei momenti che avevo vissuto da allievo, il battesimo del mare e l’iniziazione alla vita da ufficiale di Marina. La prima cosa che ho chiesto al corpo di guardia è stata di indicarmi dove dovevo andare perché l’unico posto della nave che ricordavo con precisione era la squadra allievi dove avevo il mio posto amaca e quindi, istintivamente, io sarei andato direttamente lì». Il Capitano di Vascello Roberto Recchia, dallo scorso 4 ottobre al comando di Nave Amerigo Vespucci, ci riceve nella suggestiva cornice in mogano e noce della storica Sala Consiglio per parlarci del ruolo che riveste oggi questa Nave ma anche delle sue aspettative in vista della partenza della campagna d’istruzione 2018 che, quest’anno, vedrà gli allievi della Prima Classe dell’Accademia Navale impegnati in Oceano Atlantico e Nord Europa.

 

Il Comandante Roberto Recchia nella Sala Consiglio di Nave Amerigo Vespucci.

 

Dopo l’esperienza a bordo da allievo, cosa si prova a essere al comando della “nave più bella del mondo”?

«Dal primo giorno a bordo ho iniziato a sentire il peso e l’importanza del ruolo e della responsabilità di essere al comando di questa nave che rappresenta, senza dubbio, un simbolo della Marina Militare, un simbolo dell’Italia e dell’italianità ma è anche un’appendice dell’Accademia Navale di Livorno, un luogo dove viene a maturarsi la formazione dell’allievo dell’Accademia. Vi è quindi, da parte del Comandante, la responsabilità di dare un esempio agli allievi che vengono qui a bordo e si guardano intorno in questa loro prima esperienza in mare. Poi ovviamente c’è la consapevolezza di dover rappresentare un’eccellenza del Paese e quindi di doversi comportare, in ogni circostanza, in modo tale da essere all’altezza di quello che questa Nave rappresenta».

Un’esperienza che appare molto diversa rispetto al comando di una nave “grigia”.

«Io ho avuto la possibilità, e la ritengo una fortuna, di essere stato impiegato su unità che hanno ruoli diversi nell’ambito della Marina Militare. Sono stato sui cacciamine, che fanno un’attività specifica, sulle fregate che fanno attività multiruolo. Sono stato al comando dell’Anteo che è un’unità di supporto subacquei e incursori e rappresenta una realtà di nicchia e di eccellenza della Marina. Sono tutti impieghi diversificati come tipologia di unità che però hanno un unico filo conduttore che è quello della professionalità in tutti gli ambienti: può cambiare il settore di applicazione dell’attività ma vi è ovunque una grande professionalità del personale».

Qual è il ruolo che svolge oggi Nave Vespucci?

«Il ruolo del Vespucci è principalmente quello di formazione e addestramento. Vi è, poi, il ruolo di naval diplomacy che ha l’obiettivo di far conoscere l’eccellenza della cantieristica e della marineria italiana all’estero. La Nave costituisce, inoltre, un elemento di coesione nazionale durante le soste che facciamo nei porti italiani. Oltre a questo vi è un impiego complementare della nave, il dual use che l’unità svolge in favore della collettività. In questo contesto si inseriscono, ad esempio, le attività svolte insieme all’Unicef, di cui la nave dal 2007 è ambasciatrice, e la collaborazione con Mare Vivo, che, da oltre trent’anni, mira a promuovere la tutela del mare».

Parlando di tutela ambientale, Nave Vespucci può definirsi una nave “verde”?

«Questa nave ha delle caratteristiche molto spiccate di tutela ambientale e rispetto dell’ambiente marino. Di per sé è una nave che va a vela e ha come elemento propulsivo principale il vento, e questo basterebbe già a definirla una nave verde. Ma vi sono state delle evoluzioni nella tecnologia che hanno consentito di spingersi ancora oltre. Attualmente il Vespucci rientra, infatti, tra le capofila della “green fleet” perché soprattutto con i lavori fatti tra il 2013 e il 2015 sono state introdotte delle innovazioni che vanno in quel senso. Per esempio le vernici dell’opera viva, quindi della parte immersa dello scafo in mare, sono vernici autopulenti a base siliconica, ideate per non far attecchire la vegetazione sullo scafo evitando, così, il rischio che particelle di vernice si stacchino andando a inquinare il mare. Allo stesso modo i diesel generatori e il motore elettrico principale sono stati sostituiti con motori molto efficienti che hanno bassi consumi di gasolio ed emissioni molto limitate. Tutta l’illuminazione della nave, sia interna che esterna, è, inoltre, stata convertita a led riducendo i consumi dell’unità e favorendo, così, la gestione delle temperature all’interno della nave. Inoltre, a bordo, viene portata avanti in maniera rigorosa la raccolta differenziata».

Quali sono stati gli obiettivi di questa precampagna d’istruzione 2018 che sta, ormai, volgendo al termine?

«La precampagna è iniziata il 4 giugno scorso al termine della sosta di lavori invernale che è durata poco più di sei mesi e durante la quale sono state fatti dei grossi lavori di manutenzione. Un’occasione, per noi, di fare una sorta di rodaggio della macchina organizzativa di bordo che è stata ferma per mesi e aveva bisogno di riprendere i ritmi abituali. Durante questa fase abbiamo imbarcato gli allievi Volontari in Ferma Prefissata Quadriennale della Scuola Sottufficiali della Maddalena. Con questi 82 allievi mariani, di cui 25 nocchieri e 57 tecnici di macchina, abbiamo iniziato un percorso di formazione molto simile a quello che viene fatto per gli allievi dell’Accademia Navale durante la campagna di istruzione, un’esperienza unica per gli allievi che approcciano la carriera militare. Nello stesso tempo, con un team del centro di addestramento della Marina, abbiamo condotto l’attività di addestramento preliminare, con una serie di esercitazioni pratiche relative alla gestione delle emergenze a bordo».

La precampagna è anche un’occasione, per molti, di visitare la Nave ormeggiata nei porti italiani.

«Certamente. La precampagna costituisce, infatti, anche un momento per rendere omaggio e soddisfare le richieste che dal territorio italiano vengono presentate allo Stato Maggiore della Marina per avere la nave nei propri porti. Abbiamo fatto la sosta a Palermo per omaggiare la città del conferimento del titolo di capitale italiana della cultura 2018. Siamo stati a Civitavecchia che, oltre a offrire grande supporto dal punto di vista logistico, rappresenta il maggior porto laziale e un punto di riferimento nel panorama nazionale. Siamo stati alla Spezia in occasione del Sea Future per essere presenti, da protagonisti, durante le attività di questa rassegna internazionale ospitando alcuni eventi a bordo. Siamo arrivati a Genova, altro importante porto italiano nel Mediterraneo, e a fine giugno, faremo tappa a Livorno, dove sbarcheremo gli allievi in ferma prefissata quadriennale e imbarcheremo gli allievi dell’Accademia con cui partiremo per la Campagna di istruzione 2018».

Quali sono, da parte sua, le aspettative per questa Campagna, evento centrale per chi assume il comando di questa Nave?

«Le aspettative sono quelle di dare quanto più possibile forma a quella che è la formazione e la crescita di questi allievi. Per me l’equipaggio in una scala di valori è appena un pelino sotto la famiglia e quando giro per la nave mi basta guardare in faccia i ragazzi per accorgermi subito se c’è qualcosa che non va. Non nascondo, dunque, che il mio obiettivo sia quello di dare un’impronta, un esempio che questi ragazzi possano portarsi dietro per la carriera. Credo che l’esperienza iniziale fatta qui a bordo sia determinante. Lo credo perché lo sento ancora a trent’anni di distanza e ritengo, quindi, fondamentale che l’esperienza di battesimo del mare sia vissuta a pieno e lasci delle emozioni e delle esperienze positive che contribuiscano, poi, alla maturazione dell’ufficiale di Marina nel corso della sua carriera».

Così che l’allievo che sarà un giorno il futuro comandante del Vespucci possa fare altrettanto.

«Esattamente. Come è stato per generazioni e come lo sarà ancora per tante altre».

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