Unione Sovietica: Stanislav Petrov, l’uomo che evitò la Terza Guerra Mondiale

Di Enrico Maria Ferrari

Mosca. Ricorre in questi giorni il primo anniversario della morte di Stanislav Petrov, deceduto quasi in povertà in un appartamento popolare della periferia di Mosca, solo e dimenticato da tutti, come nessuno lo ha ricordato in questo anniversario: eppure è l’uomo, che, letteralmente, evitò negli anni ’80 lo scoppio di una guerra nucleare tra gli Usa e l’URSS della guerra fredda.
Il 26 settembre 1983 Stanislav Yevgrafovich Petrov, un ingegnere che dopo la laurea si era arruolato nella difesa aerea dell’unione Sovietica, era di turno al bunker Serpuchov 15 nei pressi di Mosca, con l’incarico di tenere sotto controllo il sistema satellitare di rilevamento di eventuali attacchi nucleari lanciati dagli Usa contro il territorio sovietico.
Petrov non aveva un grado abbastanza elevato da prendere decisioni importanti, non aveva nessun bottone rosso a disposizione né avrebbe potuto quindi lanciare alcun missile come rappresaglia: il suo unico compito era di vagliare i dati in arrivo e comunicare ai suoi superiori se gli apparati avessero rilevato un lancio di missili americani contro l’URSS.

Missile intercontinentale balistico sovietico “Satan”

I rapporti tra Usa e URSS erano molto tesi in quel periodo, si era al culmine della guerra fredda, solo pochi giorni prima i sovietici avevano abbattuto per errore un aereo di linea coreano che aveva invaso lo spazio aereo sovietico e lo sdegno mondiale aveva raggiunto l’apice. Il presidente americano Reagan aveva definito pochi mesi primi l’Urss come “l’impero del male”, senza spazio per trattative o distensioni. Inoltre le superpotenze non avevano nessun vero sistema di difesa contro un attacco nucleare avversario, l’unica opzione praticabile era di reagire lanciando i propri missili prima che quelli avversari distruggessero i silos con le testate pronte al lancio. In poche parole la rappresaglia doveva scattare mentre i missili avversari erano ancora in volo, e il tempo a disposizione erano solo pochi minuti.
Quel giorno di fine settembre, poco dopo la mezzanotte, i computer supervisionati da Petrov rilevarono il lancio di un missile intercontinentale balistico lanciato dal territorio americano verso l’Unione Sovietica. Petrov considerò la rilevazione un falso allarme, dato che il lancio di un solo missile da parte degli avversari sarebbe stato illogico ed inverosimile nell’ottica di scatenare una guerra e distruggere i sovietici. Un solo missile rilevato non poteva che essere un errore.

Il pozzo di un silo nucleare in Ucraina per missili SS-24

Ma pochi minuti dopo i sistemi satellitari segnalarono altri quattro allarmi di lancio, per un totale di cinque missili potenzialmente in viaggio verso l’URSS. Petrov sapeva che dare l’allarme, riportando ai superiori un probabile lancio americano, avrebbe provocato l’avvio della rappresaglia sovietica con il lancio verso gli Stati Uniti di missili nucleari. Petrov considerò che l’attacco americano sarebbe stato comunque troppo esiguo, visto che l’arsenale americano constava di migliaia di testate, e, da esperto del sistema satellitare sovietico OKO, decise che probabilmente stavano accadendo una serie di errori.

Alla fine delle analisi, e con i presunti missili americani ancora potenzialmente in volo verso l’URSS (ma non segnalati da altre fonti), comunicò ai suoi superiori che il sistema aveva un malfunzionamento: la decisione era ovviamente corretta, e salvò il mondo da una guerra nucleare.
Secondo quanto dichiarato in seguito da Petrov, quelli successivi furono comunque minuti di enorme tensione, a Petrov venne comunque in mente che la tattica USA avrebbe potuto essere quella di attaccare solo alcuni siti mirati: ma l’allarme non fu dato, fino a quando, al mancato schianto delle testate americane, non ci fu la conferma ufficiale che era stato solo un errore di rilevazione.
Quel che era successo venne scoperto in seguito: la spiegazione fu che, a causa di una particolare congiunzione astronomica tra la Terra, il Sole e l’orbita del sistema satellitare OKO, collegata all’equinozio autunnale appena accaduto, degli inaspettati riflessi solari sulle nubi ad alta quota erano stati erroneamente identificati come lanci di missili.

L’interno di un silo nucleare nella base ucraina di Pervomaisk

Ma anziché ricevere ricompense e premi per aver salvato il mondo, Petrov venne redarguito e messo in pensione anticipata ufficialmente per altri motivi: il suo gesto, anche se aveva salvato il mondo, aveva messo in ridicolo la tecnologia sovietica e scoperto delle falle nel sistema di sicurezza, e questo nell’URSS degli anni ’80 non poteva essere tollerato.
Petrov finì davanti ad una commissione di inchiesta ed inizialmente venne ringraziato per la sua condotta. Il Generale Yuri Votintsev, allora comandante della difesa aerea missilistica sovietica, dichiarò che le azioni di Petrov furono corrette. Ma l’imbarazzo suscitato nelle alte sfere causò comunque a Petrov una reprimenda per non aver correttamente riportato l’incidente sul diario della giornata: Petrov obiettò che avendo il telefono in una mano e una radio nell’altra non avendo una terza mano non aveva potuto scrivere correttamente il rapporto.
La reprimenda era chiaramente una scusa che i vertici misero in campo per difendere sé stessi: fu lo stesso Votintsev, negli anni ’90 a rivelare l’accaduto valorizzando l’operato di Petrov, fino ad allora rimasto ignoto. La Russia ha sempre minimizzato l’importanza di Petrov, sostenendo che la catena di comando era tale che l’errore non sarebbe comunque passato, in una logica molto in stile sovietico, con una dietrologia non verificabile.
Negli anni l’ex tenente colonnello ha ricevuto alcuni riconoscimenti, tutti all’estero: dall’Associazione Cittadini del Mondo al Senato australiano, alla Germania, con il German Media Award e il premio Dresda ritirato nel 2013.
Dal canto suo Stanislav Petrov è rimasto sempre molto schivo fino alla sua morte e a chi lo intervistava rispondeva immancabilmente di essere stato “semplicemente l’uomo giusto al momento giusto”. Per salvare il mondo però.

Stanislav Petrov

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