Di Giuseppe Gagliano*
BANGKOK. Dal 19 al 21 agosto, il lussuoso Athenee Hotel di Bangkok ha ospitato oltre 700 delegati da 29 Paesi per l’Indo-Pacific Irregular Warfare Symposium 2025, organizzato dalla Global SOF Foundation insieme alle Forze Armate Reali Thai. Ufficialmente si è discusso di interoperabilità delle forze speciali, di nuove tecnologie e di scenari di guerra irregolare. Ma il contesto e i protagonisti rivelano molto di più: si è trattato di un tassello della strategia americana per rafforzare la propria influenza nell’Indo-Pacifico e contenere la penetrazione cinese.

Il contesto: tensioni regionali e “charm offensive” americana
Il simposio si è tenuto mentre la Thailandia era impegnata in scontri armati con la Cambogia lungo il confine, un conflitto riaperto nell’estate 2025. Washington ha promosso colloqui per il cessate il fuoco e Trump ha annunciato progressi diplomatici, ma parallelamente ha dato impulso a un’offensiva diplomatica e militare nella regione. Bangkok, per alcuni giorni, è diventata un laboratorio della “charm offensive” americana: incontri riservati con delegazioni asiatiche, offerte di cooperazione e soprattutto proposte di vendita di droni e tecnologie per le operazioni irregolari.
La cornice strategica: Thailandia hub indo-pacifico
Nel secondo giorno dei lavori, il generale Songwit Noonpakdee, Capo delle Forze Armate Thai, ha aperto i lavori parlando di cooperazione internazionale e innovazione tecnologica. Il panel “Why Thailand?” ha posto l’accento sul valore strategico di Bangkok: posizione geografica centrale, modernizzazione militare in corso, possibilità di diventare un hub industriale e tecnologico per la difesa regionale. Per gli Stati Uniti, consolidare la partnership con le forze armate thai significa disporre di un alleato chiave in un’area contesa da Cina e, in parte, da Russia. Non a caso, si parla di nuove basi americane in Thailandia, le prime dal 1976.

Le tecnologie della guerra irregolare
Il simposio ha messo in scena un ampio ventaglio di soluzioni industriali. Dall’ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) alle comunicazioni resilienti, dalla cyber defense ai sistemi counter-drone. Aziende come L3Harris, AEVEX Aerospace e Persistent Systems hanno presentato reti MANET per operazioni decentralizzate e sistemi avanzati per contrastare minacce ibride. CymSTAR ha offerto simulatori modulari di addestramento per domini aria, terra e mare. Tutto in un contesto in cui la Thailandia ha già oltre 100.000 droni registrati e il mercato ASEAN dei velivoli senza pilota è in piena espansione, con applicazioni civili e militari.
L’elemento politico: disinformazione e dominio cognitivo
Il tenente generale Joshua Rudd (US Indo-Pacific Command) ha sottolineato tre parole chiave: fiducia, tecnologia, addestramento. Ma il generale Jerdwut Kraprayoon ha spostato l’attenzione sul piano più ampio: la guerra irregolare come “contest of minds”, in cui la disinformazione – potenziata dall’intelligenza artificiale – diventa arma strategica. Un richiamo al fatto che, nell’Indo-Pacifico, la battaglia non è solo militare ma anche cognitiva e narrativa, con Cina e USA che competono per influenzare governi, opinioni pubbliche e società civili.
Gli alleati regionali e la rete SOF
Australia, Nuova Zelanda, Filippine, Papua Nuova Guinea, Giappone: tutti hanno partecipato con proprie delegazioni, a dimostrazione che il tessuto delle forze speciali indo-pacifiche si sta stringendo intorno agli USA. Il Giappone ha mandato il generale Hajime Kitajima, a conferma di una politica sempre più attiva in sicurezza e difesa. Le partnership multilaterali sono state presentate come “il vero vantaggio competitivo” in uno scenario caratterizzato da conflitti irregolari, terrorismo, traffici e competizione tra grandi potenze.
Scenari economici e geostrategici
L’evento di Bangkok va letto come parte di una più ampia dinamica geoeconomica. La crescita del mercato dei droni in ASEAN – con fiere come DronTech Asia – offre agli Stati Uniti l’occasione per consolidare la propria industria militare in un’area sempre più esposta a tecnologie dual-use. Allo stesso tempo, la presenza americana in Thailandia segnala la volontà di proteggere rotte marittime, corridoi energetici e flussi commerciali da eventuali pressioni cinesi.
Conclusione: laboratorio indo-pacifico
Il simposio di Bangkok non è stato solo un convegno tecnico. È stato un laboratorio strategico in cui Washington ha mostrato la capacità di combinare diplomazia, industria e forze speciali per tessere una rete di alleanze contro il peso crescente della Cina. La prossima edizione, prevista a Honolulu nel 2026, sarà un ulteriore passo di questa strategia di proiezione. In un Indo-Pacifico segnato da conflitti, tecnologie emergenti e competizione globale, la guerra irregolare diventa terreno decisivo per la ridefinizione degli equilibri di potere.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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