Carabinieri: contro la violenza sulle donne arriva a Roma “Mobile Angel”. Uno smartwatch collegato agli uffici dell’Arma e già operativo

Di Benedetta La Corte 

ROMA. Prosegue l’azione di contrasto alla violenza sulle donne da parte dell’Arma dei Carabinieri.

Da oggi è, infatti, operativo uno smartwatch ideato per aiutarle in caso di un’azione violenta nei loro confronti e per rendere l’intervento dei militari più rapido ed efficace.

Si chiama “Mobile Angel” il sistema avviato nella Capitale grazie alla collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri e la Soroptimist International (Club di Roma, Roma Tiber e Roma Tre.

Il progetto è interamente finanziato, per tre anni, dalla Fondazione Lottomatica.

La sperimentazione di 41  “Mobile Angel” é partita a Napoli nel 2019, grazie alla sollecitazione della Soroptimist di Torino.

 

La conferenza stampa di presentazione del progetto “Mobile Angel” presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Roma


Ventuno, invece, saranno quelli forniti al territorio romano “dove alcune donne ne hanno già fatto richiesta” ha spiegato il Colonnello Adolfo Angelosanto, Comandante del Reparto Operativo di Roma.

“Lo smartwatch – ha aggiunto – non sostituisce il braccialetto elettronico che viene dato con un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria”,  ma la forza di questo dispositivo risiede nel fatto che “può essere fornito da subito alla donna, in accordo con il magistrato che segue l’indagine, dal momento in cui essa denuncia e dietro suo previo consenso”.

La vittima di violenza attraverso la funzione  Send Alarm”, in soli 5 secondi, invierà un segnale di allerta al Comando dei Carabinieri più vicino.

Entro gli stessi secondi é possibile premendo il pulsante “Stop Alarm” fermarne l’invio.

L’allarme, dal dispositivo dotato di microfono, parte in modo automatico sia nel caso in cui la donna venga aggredita, rispondendo così ad un movimento del braccio, sia nel caso in cui non possa parlare. Lo smartwatch è infatti  dotato di geolocalizzazione.

 

Il “Mobile Angel” è uno smartwatch facilmente usabile per prevenire atti di violenza sulle donne

 

Nel dettaglio il “Mobile Angel” è collegato, come abbiamo già detto, alla Centrale operativa del Comando provinciale dei Carabinieri di Roma, e coinvolge, oltre la donna, la Centrale operativa dove il dispositivo é collegato, il militare dell’Arma che si sta occupando del caso e la persona di fiducia che la vittima ha indicato.

Questi ultimi soggetti vengono informati mediante un messaggio telefonico in caso di aggressione della donna.

“Abbiamo inteso promuovere un’ iniziativa che avesse a mente la salvaguardia delle persone – ha aggiunto Riccardo Capecchi, presidente della Fondazione Lottomatica – Questo progetto è esattamente in linea con i nostri valori di aiuto alle persone in difficoltà, a cui bisogna dare ausilio veloce e rapido con la tecnologia. La storia é piena di femminicidi che potevano essere evitati se si fosse intervenuti con rapidità e celerità. Noi siamo certi, attraverso la velocità d’intervento che viene garantita dalla Centrale operativa di poter fare la differenza.”

 

Adriana Macchi, presidente Soroptimist International d’Italia

 

La proficua collaborazione fra Soroptimist International d’Italia e l’Arma dei Carabinieri é iniziata nel 2015 con il progetto “Una stanza tutta per sé”, dal titolo dell’omonimo saggio di Virginia Woolf.

Un luogo protetto, all’interno delle Caserme dei Carabinieri e degli Uffici di Polizia, pensato per ascoltare e accogliere le donne nel delicato momento della denuncia.

La prima stanza è stata realizzata presso la Compagnia di Torino-Mirafiori.

Oggi, grazie al supporto del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, le stanze sono cresciute raggiungendo il numero di  275, presenti su tutto il territorio nazionale.

É possibile visualizzare dislocazione delle stanze attraverso una mappa interattiva: https://www.soroptimist.it/it/progetti/progetti-nazionali/una-stanza-tutta-per-se-139/

Adriana Fisullo, presidente Soroptimist Roma, ha elencato i progetti dell’Associazione: “Oltre le stanze tutte per sé fisiche dobbiamo ricordare quelle portatili. Sono dei kit che contengono dei dispositivi che permettono di raccogliere, con registrazioni audio e video, le dichiarazioni delle denuncianti.

È qui si scopre quella visione in anticipo sui tempi, proprio perché ormai la formalizzazione degli atti di Polizia giudiziaria, quindi la raccolta delle dichiarazioni da parte dei soggetti vulnerabili é diventata un obbligo di legge pena l’ inutilizzabilità delle dichiarazioni raccolte”

 

“Una stanza tutta per sé” presso la Stazione dei Carabinieri di Pieve S.Stefano (Arezzo) per l’ascolto protetto delle donne vittime di violenza

 

Nel suo intervento Elvira Gaeta, presidente del Club di Roma Tiber, ha proseguito citando Soroptimist che nasce nel 1921 a Oakland, in California, “con l’obiettivo di affermare la consapevolezza e la determinazione della donna nella società. In Italia sono presenti oltre 150 Club, quelli nella Capitale sono tre – Club di Roma, Roma Tiber e Roma Tre. – Noi siamo orgogliose di questo ulteriore progetto che permetterà alle donne vittime di violenza di sentirsi immediatamente tutelate.

Perché questo le fa sentire più rassicurate?  L’avere al nostro fianco in tutti questi progetti  l’Arma dei Carabinieri significa anche dare loro la consapevolezza di potere essere assistite e tutelate”.

Lo Smartwatch è uno strumento sicuramente é utile perché in qualche modo può scongiurare “il peggio”, e si aggiunge a quelli già pensati per combattere la violenza sulle donne.

Tuttavia rimane pur sempre uno strumento d’aiuto che agisce solo quando la violenza é già in atto e rappresenta un sostegno alle sole donne che decidono di denunciare il loro maltrattante.

Ma come sempre, non ci stancheremo mai di dirlo, bisogna lavorare in modo capillare e strutturale formando e coinvolgendo sempre di più le Forze Armate, i centri antiviolenza, le associazioni, i medici, gli infermieri, gli operatori socio sanitari, e soprattutto le scuole per educare le nuove generazioni alla cultura della non violenza e all’ascolto empatico dell’altro.

Ce lo dice il colonnello Angelosanto, quanto sia importante l’ascolto per comprendere le donne vittime di violenza che arrivano in caserma:

 “Bisogna lavorare sempre di più sulla capacità d’interpretazione dei segnali perché spesso non tutte le donne riescono a spiegare quello che é successo per via della paura”.

L’ascolto é centrale quando la donna maltrattata si rivolge ad un soggetto terzo per cercare aiuto, e nel caso in cui si rivolge per primo alle Forze Armate, queste devono essere pronte e ricettive ai singoli segnali.

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