Guardia di Finanza: emesse per la prima volta in Italia 223 denunce contro sottoscrittori di abbonamenti tv “pirata”

Di Fabio Mattei

Roma. Rappresentano una novità in Italia le 223 denunce che i Finanzieri del Nucleo Speciale Beni e Servizi (NSBS) hanno inoltrato all’Autorità Giudiziaria nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di aver sottoscritto e di aver usufruito di abbonamenti televisivi “pirata”.

Operazione contro la pirateria tv della Guardia di Finanza

È il risultato di un’indagine condotta dai militari delle Fiamme Gialle nel settore della pirateria audiovisiva (e tutt’ora in corso), un business criminale assai remunerativo che trae linfa da una purtroppo da un’estesa platea di “utenti” i quali, pur di risparmiare qualche soldo, sottovalutano le conseguenze di natura penale alle quali vanno incontro.

Il fenomeno rappresenta, inoltre, parte integrante d’un contorto meccanismo che danneggia pesantemente settori produttivi importanti per l’economia italiana: quello televisivo e quello delle produzioni che a tale settore sono legate.

Sottoscrivere un abbonamento tv “pirata” comporta un doppio illecito di natura penale. Oltre alla ricettazione, infatti, si configura anche il reato previsto dalla legge sul diritto d’autore.

In caso di condanna gli “utenti”, inoltre, si vedranno applicare la confisca degli strumenti utilizzati per accedere ai programmi “piratati”: televisori, computer e smartphone, oltre a pesanti multe.

Il modus operandi dei pirati dell’etere, nel dettaglio, si sostanzia nell’acquisire e ricodificare i palinsesti delle maggiori piattaforme televisive che distribuiscono programmi on-demand, per poi distribuirle su internet sotto forma di “flusso di dati” ricevibile dai loro clienti.

Attraverso un PC, uno smart-tv, un tablet oppure uno smartphone connessi in rete, è così possibile vedere eventi sportivi, film in prima visione ed intere serie televisive ancora inedite, pagando però cifre inferiori rispetto ai prezzi praticati con gli abbonamenti ufficiali.

Oltre a commettere un’azione illecita, che alimenta circuiti criminali spesso di portata internazionale, c’è anche da considerare come il fruitore di segnali “piratati”, già nel momento in cui sottoscrive tali abbonamenti, va inevitabilmente a condividere con le organizzazioni malavitose del settore i propri dati personali – anagrafici e bancari – lasciando peraltro una traccia tangibile delle sue azioni.

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