Covid-19, il farmaco immunosoppressore “Tocilizumab” è utile per ridurre la letalità

Di Antonio Marfella*

Napoli. Nel settembre del 1983, quale giovanissimo assistente del prof. Gaetano Giraldo, virologo di fama internazionale, ho partecipato a Napoli al primo convegno scientifico al mondo sul virus dell’AIDS.

Il virus dell’AIDS

In quella occasione, e gli servì per vincere la causa contro il virologo USA, Bob Gallo per il Premio Nobel per la Medicina, lo scienziato francese Luc Montagnier presentò al mondo scientifico i primi dati dell’HIV quale causa dell’AIDS.

Il virologo americano, Robert Gallo

Ricordo ancora bene quella conferenza. Secondo il Prof. Luc Montagnier, la trasmissione mondiale dell’AIDS era dovuta non solo alla diffusione del virus da lui scoperto ma anche a una serie di concause legate alla nostra “(in)civiltà dei consumi” tra le quali menzionava l’inquinamento e l’alimentazione “spazzatura” che indebolisce e non rafforza le nostre difese immunitarie.

Il Prof. Luc Montagnier

Seguendo quella linea di pensiero, con il gruppo del prof. Giraldo pubblicavo su “Lancet”, nel 1985, che un marcatore di immuno stimolazione cronica inefficace (la neopterina) era un ottimo indicatore prognostico nella infezione da HIV.

Questo stava a confermare che la immunodepressione mortale finale era la conseguenza finale di una cronica immunostimolazione inefficace, lunga anche decenni, che sfociava alla fine nella immunodepressione mortale.

Il fenomeno dello “spillover”, cioe’ il “salto tra specie” dei virus, è da sempre uno dei fenomeni più temuti in Medicina .

Prima di adattarci e fare anticorpi ad un nuovo agente virale patogeno e renderlo così meno pericoloso, madre Natura attraverso il nostro sistema immunitario (efficiente e sano!) ha bisogno comunque di un minimo di tempo, ancora inferiore oggi a quello di tutti i laboratori del mondo che, con i grandi mezzi della ricerca moderna, stanno di fatto “copiando” ciò che fa, avendo tempo e sistema immunitario in perfetta efficienza, l’organismo di ognuno di noi.

Da qui il grandissimo timore della diffusione di questi nuovi agenti virali contro cui non abbiamo anticorpi perchè non ne siamo mai venuti a contatto prima.

La “tempesta” di citokine di difesa del sistema immunitario è stata chiamata in causa per spiegare l’altissima letalità delle epidemie da nuovi virus e/o patogeni come fu ad esempio l’“influenza spagnola “ del 1917.

L’influenza spagnola colpì nel 1917 molte persone

Siamo consapevoli che, negli organismi sani di popolazioni mai venute a contatto con questi nuovi virus, la reazione può essere particolarmente letale.

La polmonite da virus del raffreddore (forse proprio un coronavirus) in Nuova Zelanda alla fine dell’Ottocento fu molto più letale per gli autoctoni Maori delle fucilate dei “colonizzatori” inglesi.

Su 3 milioni di Maori presenti in Nuova Zelanda allo sbarco di Capitan Cook ne sopravvissero solo circa 300 mila, dopo il mortale “raffreddore inglese”.

Il Capitano James Cook

I milioni di morti provocati dall’influenza cosiddetta “spagnola” nel 1917 si pensa che furono provocati più dalla “tempesta di citokine” infiammatorie indotte dal virus della influenza che dal virus stesso.

All’epoca non conoscevamo tutte le citokine coinvolte in questa “tempesta” immunologica, specie nei più giovani e sani.

Oggi sappiamo che un ruolo importante in questa tempesta è svolto dalla interleukina 6 (IL6) , nei confronti della quale oggi disponiamo di farmaci specifici come appunto il Tocilizumab.

IL 6 contribuisce in modo determinante a generare quell’essudato eccessivo negli alveoli in grado di ridurre troppo gli scambi gassosi alveolari.

La letalità nei giovani resta bassa ma per curare la polmonite da “tempesta” di citokine si può restare nelle terapie intensive anche molto a lungo per la necessità di ventilazione meccanica assistita (pensiamo al giovane e sano caso 1 di 38 anni in Lombardia!)

Questo farmaco è oggi in indicazione per combattere l’eccessiva infiammazione autoimmunitaria nell’artrite reumatoide e per ridurre gli effetti tossici delle reazioni immunitarie in corso di terapia anticancro CAR-T..

Nel caso del coronavirus, stiamo osservando che il vero rischio lo corrono i cittadini che presentano un sistema immunitario già ampiamente defedato, magari proprio per le cure delle patologie cronico degenerative cui sono stati sottoposti, esempio chemioterapie contro il cancro.

Il Coronavirus si espande nel mondo

Ridurre la “tempesta di citokine” non solo puo’ salvare vite umane ma soprattutto pare in grado di ridurre i tempi nei quali soprattutto i giovani sono costretti a ricorrere alla ventilazione assistita nelle terapie intensive.

In questo momento quindi può rappresentare un aiuto essenziale per tutti i reparti di Terapia Intensiva!

Il giusto grado di “tolleranza” anche immunologica è sempre una virtu’: l’intolleranza così come la eccessiva “tolleranza” no!

Le notizie di efficacia di un farmaco anti-tempesta di citokine (anti IL6) al Cotugno di Napoli e della clorochina in Cina ci aiuta a comprendere l’importanza in positivo del giusto grado di tolleranza immunologica, e non solo.

Tolleranza è un termine relativo alla capacità di sopportare, senza esserne danneggiati, qualcosa che di per sé potrebbe essere spiacevole o dannosa” (Wikipedia) .

La tolleranza, in senso sociologico, non viene sempre considera in senso positivo come una virtù poiché viene intesa spesso come una negatività che viene sopportata per una serie di motivi che escludono un’accettazione piena e senza condizioni di ciò che viene tollerato.

La tolleranza immunologica in Medicina è la mancata responsività del sistema immunitario nel suo complesso (non solo quindi dei linfociti) nei confronti di un antigene.

In senso sociologico la tolleranza si manifesta in chi, teoricamente e praticamente, mostra rispetto e indulgenza nei confronti di coloro che pensano e agiscono credendo in diversi principi relativi alla religione, alla politica, all’etica, alla scienza, all’arte e alla letteratura.

Secondo il pensiero “illuminista” se la tolleranza è figlia della cultura e della conoscenza e del rispetto innanzitutto del pensiero e della vita altrui, arriva ad essere considerabile come una virtù , ma non può essere essa stessa senza limiti.

“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, dicono i sociologi, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”.

La tolleranza, comunque non spinta mai all’eccesso, esprime quindi una funzione positiva nel senso che fa apparire una diversità di opinioni che dal confronto dialettico possono procurare una più ampia Verità ed aiutare non danneggiare la crescita di una società umana civile.

In Medicina e in Immunologia la tolleranza è il fenomeno essenziale che ci permette di riprodurci, dal momento che se non si sviluppasse tolleranza nei confronti del prodotto del concepimento, non potrebbe nascere nessun bambino che, sin dal primo istante del concepimento, reca con sé gli antigeni anche dell’altro genitore: a dimostrazione che, sin dall’istante del concepimento, quella cellula non è più della madre.

E’ vita indipendente ed autonoma.

Se però compare tolleranza pure alle mutazioni quotidiane che avvengono nelle cellule dei vari organi ed apparati che compongono il nostro organismo al di fuori della riproduzione, abbiamo la comparsa di neoformazioni (tumori) non utili alla funzione di quegli organi e, in caso di capacità di diffusione di queste cellule neoformate e in accrescimento senza scopo, esse diventano addirittura letali : è il cancro.

La tolleranza immunologica in corso di malattie infettive può essere di aiuto per evitare che l’eccesso delle reazioni di difesa facciano più danno che beneficio all’organismo divenuto nuovo “ospite” del nuovo patogeno o virus.

Nessun organismo parassitario come un virus, che non sopravvive né si riproduce al di fuori di un altro organismo vivente, ha interesse che l’organismo parassitato muoia: morirebbe con lui.

Essere privi di difese immunitarie e di anticorpi, in presenza di infezione con nuovi agenti patogeni e quindi con antigeni del tutto nuovi, può indurre una reazione immunitaria così violenta da potere essere mortale essa stessa più di quanto possa fare lo stesso patogeno infettante.

Questo però non sta accadendo con questa temutissima epidemia da Covid-19.

Le spiegazioni possono essere diverse e sono ancora tutte da studiare, specie per preparare vaccini e farmaci efficaci.

Ma due cose sembrano essere certe dai dati epidemiologici ormai mondiali: il Covid 19 ha elevata contagiosità ma, per fortuna sinora, bassissima letalità, confinata ad organismi indeboliti o dall’età o da pregresse e concomitanti patologie gravi.

Tra le possibili spiegazioni possiamo quindi considerare la presenza di una “tolleranza” immunologica in assenza di anticorpi specifici, forse legata alla presenza di anticorpi nei confronti di antigeni differenti ma molto simili appartenenti ad altre specie virali, ma anche all’incapacità di reazioni immunitarie eccessive con “tempesta” di citokine di difesa aspecifiche e mortali perché i nostri organismi , in questo terzo millennio su questo Pianeta sempre più piccolo ed inquinato, sono già quotidianamente sottoposti ad una “pressione ambientale” da inquinanti ambientali che di fatto sta rendendo i nostri organismi sempre piu’ “tolleranti”.

Stiamo diventando tutti “tolleranti, sino all’eccesso?

Si diffondono sempre più tutte le patologie cronico degenerative per tutti gli organi, dovuti all’autentica “lapidazione ambientale da inquinanti” che i nostri organismi umani subiscono sempre di più, specie nelle zone a maggiore antropizzazione, cioè le nostre metropoli.

Il Pianeta non se ne importerà mai di avere uno, due o dieci gradi in più.

E’ la vita dell’Uomo come la abbiamo conosciuta sino ad oggi, anche nei suoi rapporti con le altre forme di vita presenti sul Pianeta, che è già completamente cambiata, ed il fenomeno della “tolleranza”, sia in senso sociologico che immunitario, diventa una necessità ineludibile per consentirci di sopravvivere.

Non al meglio, ma sopravvivere.

Per poi ammalarci di cancro e di tante altre patologie cronico degenerative da inquinamento eccessivo (esempio Alzheimer, autismo, infertilità, patologie degenerative del Sistema nervoso ed altre) ?

E’ possibile: lo smog forse può forse rendere meno letali patologie acute infettive negli individui giovani e sani, ma aiuta pure a “beccarti” prima tutte le patologie cronico-degenerative come il cancro.

Ma ora , nelle nostre terapie intensive dove si combatte con la morte per la “tempesta immunologica da citokine” indotta da questo nuovo virus contro cui non abbiamo anticorpi specifici, indurre il giusto grado di “tolleranza” (anticorpi anti IL6) , specifica e non eccessiva e aspecifica (cortisonici) può forse aiutarci a salvare molte vite umane.

La ricerca in Medicina è un percorso lungo, faticoso e meraviglioso e deve fare tesoro sempre anche delle esperienze passate fatte in altri settori.

Il Prof. Paolo Ascierto, come il Prof. Franco Maria Buonaguro, hanno messo in pratica, e spero con tutto il cuore con grande successo , gli insegnamenti e gli indirizzi di ricerca degli studi di immunoterapia su AIDS e tumori fatti al Pascale di Napoli sin dagli anni ’80.

Speriamo con tutto il cuore che questa strada , che non è certo la cura del Covid-19, si mostri efficace soprattutto nel ridurre i tempi di permanenza e di ventilazione assistita per i pazienti costretti a ricorrere alle cure delle Terapie Intensive!

*Farmacologo-Oncologo e Presidente dei Medici dell’Ambiente di Napoli

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