Di Valentina Giambastiani
COMO. Un sequestro di beni per un valore complessivo di 29 milioni e 300mila euro è stato eseguito dai finanzieri del Comandi Provinciali di Como e Latina, al termine di una lunga indagine che ha svelato un’organizzazione criminale specializzata nelle frodi all’IVA.

Le indagini, inizialmente avviate dagli specialisti dei Nuclei di Polizia Economico Finanziaria (PEF) di Como e Latina, si sono successivamente riunite in un unico filone d’inchiesta coordinato dalla Procura Europea – Ufficio di Milano e Roma, consentendo di far emergere un capillare sistema frodatorio conosciuto come “frode carosello” che ha interessato ben 13 Paesi (Cipro, Repubblica Ceca, Spagna, Olanda, Belgio, Germania, Lussemburgo, Slovacchia, Polonia, Slovenia, Ungheria, Estonia e Svizzera).
Per accertare la frode in questione gli investigatori delle fiamme gialle, oltre ai necessari accertamenti di natura bancaria, sono dovuti ricorrere a pedinamenti e intercettazioni fino a ricostruire un sistema di evasione dell’IVA basato sulla commercializzazione di prodotti elettronici (in particolar modo Apple AirPods), che venivano venduti in maniera “ciclica” tra le società coinvolte nella frode senza mai arrivare ai consumatori finali.
Gli AirPods in questione – che sostanzialmente erano sempre gli stessi – venivano infatti ceduti da compiacenti fornitori comunitari a varie società italiane; società che gli investigatori hanno però scoperto essere delle “scatole vuote” prive di una vera struttura oltreché intestate a semplici prestanomi.
Tali apparecchi auricolari passavano dunque di mano soltanto sulla carta per giungere infine alle aziende che dovevano beneficiare della frode, le quali provvedevano alla loro esportazione all’estero prima dell’inizio di un nuovo “ciclo”.
Dall’analisi della documentazione commerciale acquisita, gli stessi investigatori hanno rivelato come la merce in questione – oggetto di transazione all’interno di un circuito chiuso – sebbene coinvolta in molteplici cessioni in realtà aveva movimentazioni limitate a trasferimenti da e verso territori esteri, passando soltanto documentalmente di proprietà in proprietà mentre, di fatto, restava ferma nei vari depositi utilizzati dall’organizzazione, uno dei quali ubicato proprio nella provincia comasca.
L’effetto finale di tutto il meccanismo sin qui descritto era dunque quello di far giungere in Italia i citati prodotti elettronici per poi cederli a società-fantasma determinando, nella prima fase della commercializzazione, una totale evasione dell’IVA.
Le società acquirenti poste alla fine della catena (queste effettivamente esistenti e realmente operanti sul mercato) andavano dunque a rivendere gli AirPods a cessionari compiacenti esteri senza vedersi applicare l’IVA – come previsto dalla normativa vigente – riuscendo così a maturare fittizi crediti d’imposta generati questi dagli acquisti precedenti; crediti che venivano utilizzati per compensare i tributi da pagare o addirittura chiesti a rimborso all’Agenzia delle Entrate.
Da notare come la prima fase delle indagini si fosse già conclusa lo scorso anno con l’esecuzione di quattro arresti disposti nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti essere i principali organizzatori della frode, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari.
I descritti provvedimenti giudiziari, che sono stati propedeutici all’odierno sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Latina (il quale ha accolto in pieno la richiesta formulata dal Procuratore europeo delegato di Milano e di Roma), sfociano nella citata misura di prevenzione fino alla concorrenza di 29,3 milioni di euro nelle disponibilità dei due indagati tuttora ristretti agli arresti domiciliari.
Nel rispetto dei diritti degli indagati medesimi, nonché del principio di non colpevolezza costituzionalmente garantito, è opportuno precisare che le responsabilità penali al momento ascrittegli non potranno essere dichiarate prima che sia intervenuta sentenza irrevocabile di condanna.
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