ROMA. La minaccia terroristica e il sistema italiano di contrasto ad essa è stato al centro di un seminario, organizzato dal Dipartimento Giurisprudenza, Economia, Politica e Lingue moderne (GEPLI) dell’Università LUMSA di Roma.
Protagonista della giornata di studio Diego Parente, Direttore Centrale Polizia di Prevenzione (già UCIGOS) e presidente del Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA).
Il dottor Parente ha rilasciato un’intervista ai canali di comunicazione dell’Ateneo romano.
In particolare, parlando degli attuali metodi di lotta al terrorismo, Parente ha spiegato che, attualmente, “l’attività antiterrorismo si fonda su due concetti fondamentali: quello della prevenzione, intesa come anticipazione della soglia d’intervento per evitare che una minaccia di natura terroristica possa dispiegare i suoi effetti – e questo è l’obiettivo ovviamente, la stella polare a cui noi tendiamo – e quello della sinergia come strumento”.
“Per sinergia i- ha aggiunto – ntendiamo una messa a fattore comune di esperienze, di professionalità di tutti quei soggetti che personalmente sono chiamati a declinare le politiche di sicurezza. L’emblema certamente, uno degli asset fondamentali di questo metodo di contrasto al terrorismo è rappresentato dal Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA)”.

Negli ultimi mesi il termine “eversione” tanto usato nei cosiddetti “anni di piombo” è stato riportato alla mente.
Parlando sul fatto che si sia tornati, o meno a questo fenomeno, oppure se sia un retaggio del passato la risposta di Diego Parente è stata questa: “Noi, videntemente, non seguiamo le mode, ma siamo sempre attenti a tutto ciò che possa in qualche modo creare delle problematiche alla sicurezza nazionale. Quindi, seguiamo con attenzione tutte le dinamiche, sicuramente quelle riconducibili all’anarco-insurrezionalismo sono oggi probabilmente la più importante minaccia eversiva”.
“Voglio anche far presentare – ha aggiunto – che tutta la recrudescenza di attentati che si è registrata negli ultimi anni è anche un frutto dei grandi successi investigativi ottenuti dalle forze dell’ordine, con numerose condanne sia per associazione terroristica”.
E sui rischi di eventuali attacchi terroristici che possano colpire Piazza San Pietro, in occasione del Giubileo del 2025, l’esperto ha evidenziato come la presenza di simboli della cristianità sia “evidentemente stata sempre un possibile fattore di rischio per l’Italia, come lo sono altri fattori come mi vengono in mente i foreign fighters che nel caso in cui dovessero rientrare da teatri di combattimento rappresentare una minaccia in virtù della radicalizzazione e dell’expertise militare che hanno acquisito sul teatro di crisi”.

“Peraltro, – ha proseguto Parente – molto significativo è quello che sta accadendo di recente in Africa, diventato ormai il terreno di elezione delle organizzazioni terroristiche addirittura in senso competitivo tra al Qaida e Stato Islamico, dove sempre più spesso vengono colpiti accanto obiettivi militari, quelli civili e anche cristiani, di conseguenza di una retorica, soprattutto di Daesh, che tende ad identificare il miscredente con il cristiano”.

“Dal 2015 a oggi 575 soggetti sono stati espulsi dal Paese per motivi di sicurezza nazionale – ha aggiunto -. Per altri è stato invece disposto un divieto di ingresso sul territorio nazionale, proprio perchè ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale”.
“Lo Stato Islamico non è scomparso – ha aggiunto Parente – come non è scomparsa Al Qaida:. E’ da queste realtà che continua a provenire in larga parte la minaccia terroristica. L’Europa riconosce al sistema italiano di contrasto del terrorismo un carattere di originalità e di efficacia. Questo in ragione di un’azione impostata su due principali cardini: sinergia tra le Forze all’Ordine e prevenzione. E’ infatti l’anticipazione della soglia d’intervento che impedisce che la minaccia terroristica raggiunga il suo effetto”.
Per l’esperto “il fronte caldo del terrorismo di matrice islamista non è più il Teatro siriano-iracheno, come era nel 2014/2015, ma quello africano. Il terreno di conquista conteso tra Al Qaida e Daesh, è una grandissima zona dell’Africa che comprende il Sahel, cioe’ Mali, Burkina Faso, Niger, e arriva fino alla Nigeria e alla Repubblica Democratica del Congo, estendendosi fino alla Somalia, il Kenya. Una grandissima area nella quale vengono colpiti obiettivi anche civili, in larga parte riconducibili al cristianesimo. La retorica jihadista identifica infatti il nemico con il cristiano, creando un parallelismo tra cristianesimo e colonialismo. In questo senso sicuramente anche l’Italia è un simbolo”.
Intanto rimane massima l’allerta su tutti i fronti di rischio.
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