Di Fabrizio Scarinci
WASHINGTON/TEHERAN. Il livello della tensione tra USA e Iran torna nuovamente ad innalzarsi.
Nelle scorse ore, infatti, le forze statunitensi operanti nella regione del Golfo hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro la Repubblica Islamica.

Attacchi che, secondo quanto comunicato da Axios sarebbero stati 4 o 5 volte più potenti di quelli condotti verso la fine di giugno.
Ad essi si sarebbe, inoltre, accompagnata anche la revoca della deroga del il 21 giugno scorso sulla vendita all’estero del petrolio iraniano.

Stando a quanto reso noto, tali mosse costituirebbero la risposta di Washington ad una serie di attacchi, che il governo americano avrebbe attribuito all’Iran, contro il naviglio transitante nello Stretto di Hormuz.
Nello specifico, si parla di almeno tre navi colpite, fortunatamente senza né morti né feriti, nel corso delle ultime 24 ore.
Tra esse figurerebbero anche un mercantile saudita e uno battente bandiera del Qatar; Paese che ha, tra l’altro, svolto un ruolo molto attivo nell’ambito dei negoziati tra USA e Iran.
Com’era facile aspettarsi, a seguito di questo nuovo scambio di colpi le due parti sono tornate a minacciarsi apertamente.
In particolare, se, da un lato, alcuni alti funzionari statunitensi hanno chiarito come Teheran possa sperare di trarre beneficio dal Memorandum of Understanding attualmente in vigore solo dando prova di una condotta corretta e che le sue azioni nello Stretto di Hormuz non resteranno impunite, dall’altro, il regime iraniano ha emesso un documento secondo il quale a violare l’intesa sarebbe stato proprio il governo americano, che dovrebbe quindi assumersi la responsabilità di ogni eventuale conseguenza.
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