Mali: analisi degli scenari dopo la fusione di tre gruppi armati della coalizione dell’Azawad

Di Antonella Roberta La Fortezza

BAMAKO (nostro servizio particolare). Tre gruppi armati del Nord del Mali, già membri della piattaforma di Coordination des Mouvements de l’Azawad (CMA), un Forum di coordinamento che riunisce i firmatari dell’accordo di pace del 2015 siglato ad Algeri, hanno deciso, la scorsa settimana, di fondersi in una sola entità.

I tre gruppi, l’indipendentista Mouvement national pour la libération de l’Azawad (MNLA) e i separatisti Mouvement arabe de l’Azawad (MAA) e Haut conseil pour l’unité de l’Azawad (HCUA) hanno dichiarato che la nuova entità unitaria opererà non solo dal punto di vista politico ma anche militare.

Essa avrà l’obiettivo di ridare slancio all’attività dei gruppi ribelli del Nord nel processo di negoziazione con le autorità centrali di Bamako.

Contestualmente, le ex tre componenti di questa nuova entità unitaria hanno anche annunciato di voler progressivamente allargarsi ad altri gruppi operativi nelle regioni settentrionali del Paese.

Proprio in tale ottica, la nuova entità federata ha dato appuntamento, nei prossimi giorni, ad altri gruppi e movimenti armati del Mali, anche quelli non in linea con la politica del CMA e più vicini alle autorità di Bamako, per poter discutere eventuali nuove alleanze e forme di cooperazione e intesa.

Con la Dichiarazione dell’8 febbraio scorso i leader del CMA hanno, quindi, annunciato la volontà di istituire una commissione tecnica avente il compito di elaborare le modalità pratiche della fusione: dalla definizione di uno statuto per la nuova entità politico-militare, alla sua denominazione e al suo organigramma, passando per la distribuzione dei ruoli.

Come si legge nella stessa dichiarazione, l’ufficio esecutivo della CMA proseguirà con la gestione degli affari del gruppo di coordinamento fino a quando non sarà ufficialmente completata la fusione.

Una copia del documento firmato lo scorso 8 febbraio

 

Con la creazione di una sola entità, laddove prima esistevano 3 diversi gruppi sotto il coordinamento unico del CMA, si persegue evidentemente l’intento di favorire una maggiore strutturazione del Movimento dell’Azawad rispetto a quello che è stato finora un mero forum di coordinamento permanente delle organizzazioni politico-militari del Nord.

In questo senso, dunque, la nuova entità non dovrà più coordinare i diversi programmi ma si ritroverà a lavorare su un’agenda pensata e sviluppata in comune.

Tramite questo programma politico-militare comune, la leadership, ora rafforzata, dei gruppi del Nord del Mali intende rivedere l’accordo di pace di Algeri del 2015 e garantire una maggiore sicurezza dell’area.

La decisione dell’8 febbraio era stata preceduta, negli ultimi mesi, da alcuni segnali che avevano evidenziato un approccio potenzialmente più assertivo nei confronti delle autorità centrali maliane da parte dei gruppi del Nord.

A dicembre 2022, infatti, la CMA aveva sospeso la propria partecipazione agli organi decisionali dell’accordo di pace di Algeri, accusando lo Stato maliano di non compiere alcun passo in avanti nell’implementazione delle clausole dell’accordo.

Il 27 gennaio poi, la stessa CMA aveva anche annunciato il suo ritiro dalla commissione incaricata di finalizzare il progetto di una nuova Costituzione per il Paese.

Sempre nel mese di gennaio, Iyad Ag Ghali, fondatore negli anni ’90 del Mouvement populaire pour la libération de l’Azawad (MPLA) e attualmente leader tuareg del gruppo Ansar Dine, operativo dal 2017 sotto il cappello qaedista di Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin (JNIM), aveva incontrato a Djounhane, circa 40 chilometri da Kidal, roccaforte dei gruppi indipendentisti-autonomisti del Nord del Mali, i rappresentanti dei diversi gruppi armati del CMA.

Iyad Ag Ghali, fondatore negli anni ’90 del Mouvement populaire pour la libération de l’Azawad (MPLA)

 

La fusione di MAA, MNLA e HCUA sembra dunque essere stata favorita, o quantomeno sembra aver ottenuto il beneplacito, da parte del leader di Ansar Dine e dello stesso JNIM.

La figura di Ag Ghali risulta fondamentale nel bilanciamento dei poteri nell’area del Nord; soprattutto grazie alla sua mediazione, infatti, i gruppi dell’Azawad e il JNIM sembrerebbero aver stabilito, ormai da diverso tempo, un tacito patto di non aggressione che consente alla filiale qaedista di operare nelle stesse aree rivendicate dai movimenti del Nord. Lo stesso JNIM, dal canto suo e soprattutto grazie alla rappresentanza etnica tuareg al suo interno, massimamente rappresentata proprio dalla leadership di Ag Ghali, supporta e offre protezione alle popolazioni locali in cambio della convivenza pacifica con i gruppi militari operanti nelle regioni settentrionali.

L’obiettivo finale di Ag Ghali, favorendo la fusione tra i 3 gruppi del CMA, sembrerebbe, verosimilmente, quello di radunare tutte le forze disponibili in funzione anti-Stato Islamico (Islamic State – IS).

Almeno dal 2018-2019, infatti, la filiale locale di IS, Islamic State in the Greater Sahara (ISGS), risulta operativa in quelle stesse aree settentrionali del Mali, in particolare Gao e Kidal, in cui già operava al-Qaeda e che sono storicamente rivendicate anche dai movimenti tuareg dell’Azawad.

Già in funzione anti-IS, i movimenti tuareg del Nord associati nel cappello del CMA e quelli della Plateforme des Mouvements du 14 juin 2014 d’Alger (una piattaforma di gruppi armati filogovernativi), avevano firmato a Roma, nel maggio 2021, una Dichiarazione con la quale si impegnavano a far fronte comune contro il crescente deterioramento della sicurezza in Mali, e nella più ampia regione saheliana, creando una struttura comune, il Cadre stratégique permanent (CSP).

Secondo alcune indiscrezioni, le quali tuttavia non hanno finora trovato definitiva conferma, durante la visita a Kidal a gennaio, Ag Ghali avrebbe incontrato anche il Generale El Hadj Ag Gamou, capo militare del Groupe d’Autodéfense Tuareg Imghad et Alliés (GATIA).

Il Generale El Hadj Ag Gamou

Si tratta di un gruppo lealista, membro del CSP, contrario all’indipendenza e all’autonomia del Nord del Mali) e Generale dell’esercito maliano, così come Mohamed Ag Intallah, amenokal (prima autorità tradizionale) di Kidal e membro del Conseil National de Transition (CNT), attuale organo legislativo dei poteri transizionali, istituito dalla giunta dopo il golpe militare dell’agosto 2020.

Qualora dovessero trovare conferma, questi due ulteriori incontri disegnerebbero uno scenario in cui le stesse autorità maliane potrebbero aver acconsentito quantomeno a non ostacolare l’azione dei movimenti tuareg, supportata delle stesse componenti qaediste, in funzione anti-IS in tutta l’area settentrionale.

ISGS, infatti, appare essere il principale nemico non solo dei gruppi del Nord e per al-Qaeda, ma anche per le stesse autorità centrali maliane.

Potrebbe dunque delinearsi una sorta di tacita intesa tra i gruppi del Nord, che di fatto controllano il territorio settentrionale del Mali, e le autorità centrali di Bamako, le quali, incapaci di mantenere il controllo delle aree settentrionali e di garantirne la sicurezza, potrebbero ritenere conveniente sfruttare i gruppi locali in funzione anti-IS.

Nonostante, infatti, una crescente difficoltà di gestione, negli ultimi mesi, dei rapporti tra CMA e governo di transizione maliano, nessuno dei due fronti ha, al momento, interesse a entrare in aperta collisione con la controparte; al contrario entrambi sembrano maggiormente concentrati su quelli che potrebbero essere i guadagni di una lotta compartecipata ai danni del comune nemico jihadista IS.

Su questi aspetti di reciproca utilità potrebbe aver lavorato Ag Ghali, facendo potenzialmente anche promotore di una mediazione tra le parti.

Anche qualora un simile quadro di mediazione da parte di Ag Ghali dovesse dimostrarsi veritiero e portare a una tacita condiscendenza tra le forze ribelli del Nord e Bamako, il rapporto tra i gruppi dell’Azawad e le autorità centrali maliane resterebbe comunque estremamente instabile.

Ne sono una dimostrazione le recenti dichiarazioni, in un video pubblicato su Facebook, fatte da Amadou Albert Maïga, Primo segretario parlamentare del CNT, secondo le quali l’esercito maliano avvierà presto nuove operazioni militari nel Nord per riprendere il controllo di Kidal.

Amadou Albert Maïga

Nello stesso video, Amadou Albert Maïga accusa la Francia di appoggiare la resistenza contro Bamako, supportando i gruppi del CMA.

Non sono finora arrivate conferme ufficiali da parte di altre autorità del CNT che possano avallare le dichiarazioni del Primo segretario parlamentare, potendo pertanto le stesse essere interpretate anche come una iniziativa meramente personale.

In generale, la lotta contro IS nel nord del Paese sembrerebbe un valido motivo di convergenza degli interessi di tutti gli attori coinvolti, movimenti autonomisti del Nord, autorità di Bamako e la stessa Mosca (la quale ha rafforzato negli ultimi anni i propri rapporti con la giunta militare al potere, anche tramite l’inserimento di uomini della Compagnia paramilitare Wagner).

Tuttavia, la complessità degli equilibri tra i vari attori e i contrastanti interessi, potrebbe portare a uno scenario di crescente opposizione, e finanche scontro aperto, soprattutto sul fronte dei rapporti tra i gruppi del Nord e le autorità centrali maliane.

Questo anche in ragione degli accordi che queste ultime hanno con Mosca: fin dalla svolta filorussa della giunta militare maliana, infatti, nelle aree settentrionali, i movimenti dell’Azawad hanno dimostrato una costante opposizione all’eventuale dispiegamento dei mercenari russi e hanno accusato le autorità maliane di aver favorito una crescente presenza di gruppi paramilitari autonomi di mercenari stranieri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Torna in alto