Di Paola Ducci*
BERLINO. Negli ultimi mesi della Seconda Guerra mondiale, con la disfatta all’orizzonte, il Terzo Reich non interrompeva le sue progettazioni aeronautiche, anzi.
Proprio in quegli ultimi mesi veniva infatti alla luce l’Horten Ho 229, un velivolo che, nel panorama della storia aeronautica, esercita ancora un fascino indubitabile.

Questo rivoluzionario aereo a reazione progettato dai fratelli Walter e Reimar Horten possedeva una configurazione “tutt’ala” che sembrava provenire da un futuro lontano.
E quando, negli anni Ottanta, gli Stati Uniti presentarono il bombardiere stealth B-2 Spirit, la somiglianza tra le due macchine alimentò una domanda destinata a durare nel tempo: quanto dell’intuizione dei progettisti tedeschi sopravvive oggi nella moderna aviazione militare americana?
Per comprendere il legame tra i due velivoli occorre partire dal concetto di ala volante.
I fratelli Horten avevano intuito che gran parte della resistenza aerodinamica di un aereo era generata da elementi non portanti come fusoliera e impennaggi.
Eliminando tali strutture e concentrando tutto all’interno dell’ala sarebbe stato possibile ottenere maggiori prestazioni, velocità superiori e una migliore autonomia.
Questa filosofia progettuale sembrava perfetta per soddisfare la celebre specifica “3×1000” proposta nel 1943 da Hermann Göring: un bombardiere capace di trasportare 1.000 kg di bombe per 1.000 km alla velocità di 1.000 km/h.

L’Ho 229 rappresentò il tentativo più avanzato di raggiungere tale obiettivo e il prototipo motorizzato effettuò i propri voli di prova nei primi mesi del 1945.
Con la fine della guerra gli Stati Uniti recuperarono numerosi progetti e prototipi tedeschi.
Tra questi vi era il quasi completato Ho 229 V3, trasferito oltreoceano per essere studiato.
Tuttavia sarebbe errato affermare che l’aviazione americana abbia scoperto il concetto di ala volante grazie agli Horten.
Negli stessi anni, infatti, l’ingegnere statunitense Jack Northrop stava sviluppando autonomamente velivoli come l’XB-35 e il successivo YB-49, basati sulla stessa configurazione aerodinamica.
L’Ho 229 non fu quindi il modello diretto del futuro B-2 Spirit ma piuttosto un importante termine di confronto tecnico che dimostrava come diverse scuole progettuali fossero giunte a conclusioni simili, cosa che, nelle scienze, non è affatto inusuale.
Un’altra leggenda molto diffusa sostiene che l’Ho 229 fosse il primo aereo stealth della storia ma la realtà appare più complessa. I progettisti tedeschi non stavano lavorando alla furtività radar nel senso moderno del termine tuttavia la forma continua e priva di derive verticali produceva incidentalmente una minore riflessione delle onde radar rispetto a molti velivoli contemporanei.
Test effettuati decenni dopo negli Stati Uniti hanno confermato che la configurazione dell’Ho 229 avrebbe potuto ridurre la distanza di individuazione da parte di alcuni radar britannici della Seconda guerra mondiale.
Ciò non significa che fosse un vero velivolo stealth.

Il B-2 Spirit deve la propria invisibilità a un insieme di tecnologie che comprendono materiali radar-assorbenti, prese d’aria schermate, gestione della firma infrarossa e una progettazione elettromagnetica estremamente sofisticata.
L’Ho 229 ne anticipava soltanto una delle idee fondamentali: la validità della configurazione tutt’ala.
Se questo schema offriva vantaggi così evidenti, perché fu abbandonato per decenni?
La risposta risiede nella stabilità del volo. Prive di una tradizionale coda verticale, le ali volanti risultavano difficili da controllare e poco tolleranti agli errori del pilota. Né gli Horten né Northrop disponevano degli strumenti necessari per risolvere completamente il problema.
Solo negli anni Ottanta, grazie ai computer di bordo e ai sistemi Fly-by-Wire, fu possibile mantenere stabile una grande ala volante attraverso continue microcorrezioni automatiche.
È questo progresso tecnologico, più che una diretta eredità progettuale, ad aver reso possibile il B-2 Spirit e oggi il B-21 Raider.
L’Horten Ho 229 non è quindi il padre biologico del bombardiere stealth americano ma ne rappresenta certamente il più affascinante antenato concettuale: un progetto nato nel caos degli ultimi mesi del Terzo Reich che, almeno nelle sue intuizioni aerodinamiche, riuscì ad anticipare di quasi mezzo secolo il futuro della guerra aerea.
*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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