Di Fabrizio Scarinci
WASHINGTON. Negli ultimi mesi i passi compiuti dall’USAF riguardo alla messa in campo di velivoli a reazione senza pilota dotati di capacità di combattimento collaborative non sono certo stati pochi.
Nell’ambito di questo percorso, i protagonisti indiscussi sono, ovviamente, il General Atomics FQ-42 Vengeance e l’Anduril FQ-44 Fury, entrambi selezionati nell’ambito della fase “Increment I” del programma CCA (Collaborative Combat Aircraft) con cui la Forza Armata mira a dotare gli F-22, gli F-35 e i futuri F-47 “partoriti” dal progetto NGAD di “loyal wingman” caratterizzati da costi unitari relativamente contenuti (si parla, nello specifico, di una cifra oscillante tra i 20 e i 28 milioni di dollari).

Alla base dell’introduzione di questa nuova tipologia di droni vi è la necessità di dominare gli emergenti scenari di combattimento aereo incentrati sui cosiddetti “sistemi di sistemi” e, più in generale, di tornare a “fare numero” in un contesto notoriamente contrassegnato dal costante aumento dei costi delle piattaforme tradizionali.
Con riferimento a quanto appena detto, per il momento, nei piani dell’USAF vi sono l’acquisizione di almeno 500 CCA entro il 2032 (forse anche di tipo diverso rispetto a quelli selezionati finora) e il loro raddoppio negli anni immediatamente successivi. Un target numerico, quindi, piuttosto imponente, che appare destinato a rappresentare solo il primo capitolo di una quella che, senza dubbio, assumerà i contorni di una vera e propria rivoluzione tecnologica.

Secondo quanto reso noto, le consegne dei Venegeance e dei Fury sarebbero iniziate nel mese di settembre.
Nell’ambito della fase Increment I ci focalizzerà soprattutto sull’implementazione delle loro capacità aria-aria.
Già nel corso dell’estate, infatti, un prototipo del Fury è stato coinvolto in una campagna di test con missili aria-aria a medio-lungo raggio AIM-120 AMRAAM, durante la quale si è, peraltro, anche avuto un lancio contro un bersaglio simulato attraverso strumenti digitali.
Per il futuro l’USAF prevede, però, di utilizzare questi velivoli anche per missioni aria-superficie e anti-drone (oltre che, naturalmente, ISR e di Electronic Warfare). Una circostanza, questa, che ha recentemente spinto Anduril a testare il Fury anche con sistemi quali SBD (Small Diameter Bomb), GBU-54 Laser JDAM e razziere LAU-131A/A a 7 tubi per razzi APKWS, particolarmente utili anche in funzione anti-UAV.

Venendo, invece alla loro integrazione con i velivoli pilotati, si segnala un test dello scorso 5 ottobre, in cui, sempre un prototipo di FQ-44, è stato controllato in volo dal pilota di un F-22.
Secondo quanto si è avuto modo di apprendere, in tale occasione il drone sarebbe riuscito ad interpretare e ad eseguire in maniera autonoma tutte le direttive tattiche ricevute dal “Raptor” tramite datalink.
In seguito al test, l’USAF ha diramato un comunicato con cui ha reso noto che i dati raccolti sarebbero stati sfruttati al fine di facilitare nuove integrazioni di software e altri sistemi, nonché allo scopo di sviluppare nuovi concetti operativi incentrati sulla collaborazione tra piattaforma principale e piattaforme senza pilota.
Altre importanti informazioni verranno, poi, senz’altro, raccolte a dicembre, in occasione della “Emerald Flag”, ossia il primo grande evento addestrativo a vedere l’entrata in scena dei due nuovi droni.
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