Di Giuseppe Gagliano
ROMA. In un mondo dove il dominio dello spazio aereo e orbitale è diventato un tassello decisivo della supremazia globale, l’Italia cerca di ritagliarsi un ruolo da protagonista.
L’8 e 9 maggio, Roma ospiterà presso il Centro congressi “La Nuvola” la seconda edizione dell’Aerospace Power Conference, evento di grande rilievo organizzato dall’Aeronautica Militare italiana (https://www.aeronautica.difesa.it/aerospace-power-conference/)

Non è una semplice vetrina. È il tentativo di rispondere a una domanda chiave: come combattere e vincere nel cielo (e oltre) nel prossimo decennio?
Tecnologia, dottrina, industria: i pilastri della supremazia
Il tema scelto è “Fighting and Winning in the Sky Beyond the Next Decade” – non è casuale.
In un’epoca segnata dalla corsa all’ipersonico, dall’intelligenza artificiale applicata ai sistemi d’arma e dalla militarizzazione dello Spazio, la supremazia tecnologica diventa non solo strumento militare ma anche arma geopolitica.
L’evento si articola in quattro grandi pannelli, a cavallo tra strategia e industria:
- Superiorità aerospaziale in scenari multi-dominio
- Modernizzazione tecnologica e future capacità operative
- Leadership e formazione dei futuri aviatori
- Competizione nello Spazio, il nuovo teatro della sfida globale.
Non si tratta più solo di velivoli da combattimento.
Lo Spazio è ormai pienamente integrato nella dottrina della guerra moderna, non come semplice estensione del cielo, ma come dominio autonomo.

Una platea di leader globali
Alla conferenza parteciperanno figure di spicco come il Generale Bradley Chance Saltzman (U.S. Space Force), il direttore dell’ESA Josef Aschbacher, e alti ufficiali della Royal Air Force, della JASDF e delle principali forze aeree occidentali.

Accanto a loro, i protagonisti industriali: Leonardo, Lockheed Martin, Mitsubishi Heavy Industries, BAE, MBDA.
Una presenza che conferma come la linea di confine tra Difesa nazionale e grande industria aerospaziale sia sempre più sfumata.
Non manca l’apertura culturale, con il coinvolgimento di think-tank come il Mitchell Institute e il RUSI, a testimoniare che il futuro della guerra non si gioca solo sui campi di battaglia, ma anche nelle accademie e nei centri di ricerca.
Dall’Air Power all’Aerospace Power
Un cambiamento di nome non è mai solo una formalità.
La scelta di ribattezzare l’evento da “Air Power” a “Aerospace Power” segnala una svolta dottrinale: aria e spazio si fondono in un’unica proiezione strategica.
Un chiaro messaggio: il dominio aerospaziale sarà decisivo non solo per la superiorità nei conflitti futuri, ma anche per la sopravvivenza delle stesse alleanze occidentali in un mondo sempre più frammentato e competitivo.
Una sfida per l’Italia
Per l’Italia, ospitare questo evento non è solo motivo d’orgoglio.
È una prova di maturità strategica.
Significa posizionarsi come interlocutore credibile in un ambito – quello aerospaziale – che ridefinirà le gerarchie del potere globale.
Significa puntare sulla ricerca, sull’industria tecnologica avanzata, sulla formazione di una nuova generazione di specialisti, capaci di operare in un ambiente in cui non basteranno più la forza bruta o il coraggio individuale, ma saranno decisivi la visione sistemica e il controllo delle informazioni.
Come nel 2023, anche questa edizione dell’Aerospace Power Conference promette di essere non solo una celebrazione del passato, ma un investimento – concreto e consapevole – sul futuro.
E, in tempi in cui la superiorità militare non è più un dato acquisito, ma una sfida quotidiana, non è un impegno da poco.
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