Di Gerardo Severino*
ATENE. Il 2 dicembre del 1825 cadeva in battaglia, e con la consapevolezza di farlo per un fine nobilissimo, uno dei più grandi combattenti per la libertà dei popoli, ma anche uno dei più grandi esperti di scherma che il nostro Paese abbia mai avuto.

Mi riferisco al Generale Giuseppe Maria Rosaroll Scorza, Barone e già ufficiale del Real Esercito delle Due Sicilie, prim’ancora che Napoleonico.

Egli morì per l’indipendenza della Grecia dall’Impero Ottomano, anche se il suo nome raramente lo si incontra nei libri di storia, sia in Grecia che nella sua stessa Patria natia.
Lo ricordiamo oggi, a 200 anni dal suo sacrificio, nella speranza di poter onorare degnamente sia l’uomo, sia il militare che lo sportivo.

Da Napoli a Nauplia (Grecia)
Considerato fra i più importanti maestri della Scuola italiana di scherma, Giuseppe Maria Rosaroll Scorza nacque a Napoli il 16 settembre del 1775, nell’ambito di una facoltosa e nobile famiglia di origini svizzere.
Giovanissimo entrò a far parte dell’Esercito del Regno di Napoli, nell’ambito del quale prestò servizio sino al 1799, epoca nella quale, avendo aderito alla Repubblica Napoletana, divenne Capitano di quell’Esercito.
A seguito della vittoria Sanfedista, il Rosaroll fu catturato, rinchiuso a Castel Nuovo e successivamente condannato a morte.
Riuscì, tuttavia, a fuggire, riparando in Francia, ove rimase sino al rientro in Italia, al seguito delle truppe napoleoniche.
Entrò così a far parte della gloriosa “Legione Italiana”, nei ranghi della quale combatté a Marengo.
Di lì a poco transiterà nell’Esercito della Repubblica Cisalpina.
E fu proprio mentre si trovava a Milano che scrisse il suo primo, famoso Trattato sull’arte della scherma, pubblicato poi a Napoli nel 1814 [1].
Con la seconda invasione francese del Regno di Napoli, nel 1806, il Rosaroll Scorza tornò a Napoli con le truppe del Generale Massena, rimanendo, in seguito, al servizio del novello Regno delle Due Sicilie.
In virtù del valore dimostrato nei vari scenari di guerra, al servizio di Re Gioacchino Murat, fu da questi promosso al grado di Colonnello e nominato Barone.
Sempre al seguito del suo Re avrebbe poi preso parte anche alla sfortunata Campagna di Russia. Amnistiato a seguito della Restaurazione borbonica del 1815, ricevette da Re Ferdinando di Borbone il comando di una Brigata e poi della Guarnigione militare di Messina.
Mentre si trovava in Sicilia, il Rosaroll Scorza ebbe modo di dedicarsi maggiormente alla sua antica passione per la scherma e l’arte militare in generale, dando alle stampe vari trattat i[2].
Il Colonnello si trovava ancora a Messina, allorquando, nel marzo del 1821 predispose la propria Guarnigione onde offrire coraggiosa resistenza alle truppe austriache, che nel frattempo erano piombate nel Regno, per reprimere la rivolta Costituzionale del 1820.
A quel punto il Rosaroll fu costretto nuovamente a fuggire, inseguito da una condanna a morte in contumacia (comminata con sentenza del 27 febbraio 1823).
Si rifugiò inizialmente in Spagna, esattamente a Barcellona, dove combatté tra le fila dei Costituzionalisti, ottenendo il grado di Generale (1822-1823).
Allorquando, nella primavera del 1823, anche la rivoluzione spagnola fu soffocata nel sangue, il Generale Giuseppe Rosaroll Scorza si recò dapprima in Inghilterra e poi in Grecia, nel supremo tentativo di aiutare i patrioti ellenici a conquistare la propria indipendenza dalla dominazione turca.

Colui che aveva vestito i più alti allori militari, morì in combattimento come soldato semplice, a Nauplia, il 2 dicembre del 1825, appena cinquantenne.
La sua eredità morale fu raccolta dal figlio, Cesare, nato a Roma il 28 novembre del 1809, il quale lo aveva voluto seguire in esilio, quindi anche nella Terra del Partenone.
Tornato a Napoli, nel 1830 il giovane entrò, come soldato semplice, nei Cavalleggeri. Ma nel 1833, avendo partecipato ad una congiura politica per assassinare il Re fu arrestato e condannato a lunga pena detentiva.
Liberato nel 1848, partecipò alla Prima Guerra d’Indipendenza, combattendo in Lombardia e distinguendosi a Curtatone, ove rimase ferito.
Raggiunta Venezia al seguito delle Truppe napoletane del Generale Pepe, prese, quindi, parte alla difesa di Marghera.
Promosso Colonnello d’Artiglieria, Cesare Rosaroll Scorza ebbe il comando della batteria di S. Antonio, che difese a oltranza, sino a quando cadde mortalmente ferito in un aspro scontro con gli austriaci.
Era il 27 giugno del 1849.
NOTE
[1] Vgs. Giuseppe Rosaroll Scorza, La scienza della scherma esposta dai due amici il barone Rosaroll Scorza commendatore dell’ordine reale delle Due Sicilie, maresciallo di campo ecc. e Pietro Grisetti capo di battaglione del I.mo reggimento dell’artiglieria. Napoli, nella Stamperia Reale, 1814.
[2] Vgs. Giuseppe Rosaroll Scorza, Scherma della bajonetta astata. Del barone Rosaroll Scorza, commendatore dell’ordine reale delle Due Sicilie, maresciallo di campo ecc. Napoli, Stamperie de’ fratelli Fernandes, strada ponte di Tappia, n. 18, 1818, ed ancora Giuseppe Rosaroll Scorza, Scherma della bajonetta astata, del barone Rosaroll Scorza, Napoli, Stamperia fratelli Fernandes, 1818.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
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