Di Paola Ducci*
NUOVA DHELI. Dal 1952, a Nuova Dheli, il 26 gennaio si celebra la Festa della Repubblica, un avvenimento davvero eccezionale con parata militare e aerea, esposizioni di vario tipo, gastronomia, giochi acrobatici.
Ma dagli anni ‘70 la parata ha avuto un ospite in più.
Quel giorno, come sempre nella ricorrenza, i soldati hanno marciato lungo il Viale Rajpath, i carri armati hanno rimbombato lungo il selciato della città e i camion hanno trasportato artisti che si sono esibiti in ogni tipo di acrobazia.
Tutti gli sguardi del pubblico erano rivolti al cielo ad osservare i voli spettacolari dell’Aviazione militare indiana ma poi, improvvisamente, un’allucinazione collettiva!
Il pubblico non crede ai propri occhi perchè nel cielo si staglia quello che sembra proprio essere… un elefante volante!

Niente paura. Più semplicemente, è “solo” il mitico Chetak, uno degli elicotteri appartenenti all’Helicopter Unit No. 116 dell’IAF (l’Aeronautica militare indiana).
Nel 1969 la società indiana HAL ha iniziato a costruire una versione su licenza, il Chetak, dal nome di un mitico cavallo da guerra appartenuto al Re del XVI secolo Maharana Pratap.
Il nome significava devozione, valore e resistenza all’occupazione. Secondo gli standard moderni il Chetak è al massimo un elicottero leggero da trasporto, ma all’epoca era una macchina impressionante.
Per la sua prima apparizione in pubblico l’intero corpo del velivolo era stato ricoperto di tessuti riccamente decorati, con quattro “zampe” nude, due enormi “orecchie”, un paio di ‘zanne’ e un’enorme “proboscide”.

L’elefante, uno degli animali nazionali dell’India e simbolo della sua potenza, era uno spettacolo da vedere anche se l’elicottero così “acconciato” poteva solo volare lentamente e in linea retta.
La “modifica” era stata fatta da uno dei sarti dell’IAF attaccando insieme pezzi di tessuto decorato.
Anche il tettuccio era chiuso, lasciando solo strette fessure perché si potesse vedere attraverso le stoffe, mentre il pilota poteva accelerare fino a 110 km/h (70 mph).
In India la parola “elicottero” evoca quasi immediatamente l’immagine dell’HAL Chetak. Introdotto per la prima volta nelle forze armate indiane nel 1962, ha prestato un servizio eccellente praticamente su tutti i terreni più vari e impegnativi su cui operano le forze armate (e altri servizi essenziali).
Non è stato il primo elicottero utilizzato dalle forze armate indiane, ma per molti anni è stato il più prodotto.
Il progetto originale francese era il Sud Aviation (ora Aerospatiale) Alouette III, che significa “allodola”, l’uccello canoro cosmopolita e ampiamente diffuso, noto per i suoi richiami elaborati e i canti intonati.
L’evoluzione da allodola a cavallo da guerra è una simbologia interessante per un mezzo che ha svolto numerose funzioni di supporto e che, a volte, può essere destinato a scopi più bellicosi.
Ne sono stati costruiti più di 300 – senza contare gli Alouette IIlI originali francesi acquistati dall’India che hanno servito in gran parte con l’Indian Air Force (IAF) – e solo negli anni 2010 il servizio ha iniziato a considerare la possibilità di sostituirli.
Partecipando a molti conflitti locali, l’elicottero è diventato un’icona in India, simile al Bell UH-1 dell’epoca della guerra del Vietnam negli Stati Uniti o al Mil Mi-8 nei Paesi post-sovietici.
Tuttavia è stato solo in occasione della parata annuale per la Festa della Repubblica che il Chetak è stato elevato alla celebrità.
Nel corso degli anni ci sono stati altri esempi di Chetak travestiti da animali, uno dei quali mascherato da pesce, mentre un altro del 1993 raffigura l’ uccello Dodo, animale nazionale delle Mauritius, questo dopo che alcuni Chetak erano stati venduti alle forze di polizia delle Mauritius.

Nella foto due elicotteri volano uno accanto all’altro, entrambi trasformati in elefanti.
Questa volta le decorazioni sono molto più semplici, con aperture del tettuccio più ampie che forse permettono ai piloti di avere una migliore consapevolezza della situazione.
L’immagine della potenza di un mezzo ideato dall’uomo raffigurato nelle forme simboliche di un elefante rende l’idea di come l’aspetto marziale qui si coniughi perfettamente con il concetto induista di animale sacro.
*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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