Alleanza Atlantica: esercitazione in Bulgaria per rafforzare il fianco Est. Sul terreno 450 soldati italiani impegnati in scenari warfighting

Di Gianfranco Salvatori

NOVO SELO ( BULGARIA) – nostro servizio particolare. Deterrenza e sicurezza.

Due obiettivi raggiunti a conclusione della grande esercitazione “Alliance Wall 26”, svoltasi a Novo Selo (Bulgaria), per difendere il fianco Est della NATO. Un’esercitazione che ha visto in prima linea la Difesa, a garanzia della sicurezza dell’Italia e dei Paesi dell’Alleanza Atlantica..

Un momento dell’esercitazione (fotoservizio Salvatori)

ITALIA, STATI UNITI E ALLEANZA ATLANTICA

Un test che si è svolto per due settimane in un momento delicato che vede due macigni pronti a rotolare sul Governo e sull’Europa.

Il primo è la riunione, ad Ankara, dell’Alleanza Atlantica.

La NATO riunita ad Ankara – con lo spinoso problema dell’aumento della percentuale di PIL da parte dei Paesi, da destinare alla difesa (il nostro Paese lo aumenterà al 2,8% nel 2026. Per la NATO, Roma è al 2,1 con una spesa di 45,3 miliardi lo scorso anno.

Attività esercitative con i droni

Il secondo è la nuova benzina gettata sul fuoco dalla Russia, con le minacce alla Polonia a causa delle fabbriche producono droni per l’Ucraina.

E qualche giorno fa, il giornale on line polacco Onet ha avvertito che Mosca sarebbe pronta a testare la NATO con alcune provocazioni militari proprio in territorio polacco.

Se ciò avvenisse, Varsavia è pronta a chiedere l’intervento dell’Alleanza.

Il banco di prova, in Bulgaria, è stata “Alliance Wall,” a cui hanno partecipato le Forze armate italiane, che guidano il Multinational Battle Group con il Colonnello Matteo Epifani, Comandante dell’8° Reggimento Bersaglieri. E il dispositivo, in futuro, potrebbe crescere a livello di brigata: “In ambito NATO è stato avviato un processo consultivo con gli Alleati – si legge in una nota – per adattare la postura militare di rafforzamento delle unità schierate, prevedendo l’elevazione del dispositivo a livello ordinativo di Brigata, della quale sono già schierati in teatro diversi elementi della Brigata Bersaglieri Garibaldi (Brigade Forward Command Element – BFCE)”.

A guidare il Multinational Task Group è il Tenente Colonnello Gianfilippo Cambera, anch’egli dell’8° Bersaglieri.

Soldati italiani e della Macedonia del Nord in trincea

Ciò che accade in questo momento – le tensioni fra Italia e Usa, proprio sull’impegno nella NATO – “non ha avuto alcuna ripercussione su queste esercitazioni ha escluso il Colonnello Epifani – e sul campo non abbiamo mai percepito alcun tipo di acredine. Abbiamo sempre avuto ottimi rapporti, a partire dal comando della base, che è statunitense, fino alle unità con cui mi devo coordinare. Dal punto di vista militare, gli americani usano questa base per addestrare le nuove reclute”.

L’ESERCITAZIONE

Oltre 700 soldati di 11 Paesi – di cui circa 450 italiani – per due settimane si sono esercitati in scenari warfighting, utilizzando tecnologie per interventi cyber e gestendo la fase di comando e controllo. Le procedure digitalizzate hanno consentito di creare una situazione operativa “near real time”, grazie alla quale sono stati emanati ordini e condivise informazioni tra unità sul terreno, abbattendo così i tempi delle decisioni.

L’attività al poligono è consistita nel fronteggiare una minaccia del nemico che aveva attaccato un Paese NATO.

Il Colonnello Matteo Epifani, Comandante dell’8° Reggimento Bersaglieri.

Molti i mezzi e i contingenti impiegati, compresi due cacciabombardieri Sukhoi 25 dell’Aeronautica bulgara.

L’Italia ha messo in campo assetti come Vbm Freccia, Blindo Centauro, Vcc M577, Vcc 80 Dardo, Carri Ariete C1, Vtlm Lince 2, VM 90, Pzh 2000.

Undici i Paesi partecipanti: Albania, Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Montenegro, Nord Macedonia, Polonia, Romania, Spagna, Stati Uniti.

L’azione di difesa ha visto i soldati dell’Alleanza fronteggiare l’attacco nemico dapprima con fanteria in trincea, uso di missili Spike e Tow, bloccando il nemico e saturando di fuoco l’area.

E per ingannare il nemico, è stato anche creato un finto posto di comando per attirare il fuoco su di esso. Fondamentale nell’esercitazione è stata la struttura di comando e controllo e aver garantito la sicurezza delle comunicazioni.

Blindo Centauro e Vbm Freccia durante la manovra

Poi, la Fanteria, su Blindati Freccia con un plotone americano a bordo di carri Bradley, ha superato la trincea e contrattaccato per impedire l’avanzata dei nemici facendoli deviare (canalizing) a sud, dove sono stati annientati da blindati e corazzati Dardo e Ariete.

Un carro Ariete prende posizione

Prima, a Sud, i carri polacchi avevano frenato l’avanzata nemica.

I primi a intervenire sono stati i Blindo Centauro che poi hanno ripiegato.

Tutti i movimenti sono stati coperti di continuo dall’artiglieria dei Pzh 2000 e dagli obici francesi, da mortai pesanti da 120 mm italiani e americani.

Importante, inoltre, anche il supporto aereo di due caccia bombardieri bulgari Sukhoi.

Al termine, l’area liberata è stata messa in sicurezza da Bersaglieri italiani e Fanti americani.

L’equipaggio di un carro Bradley della prima divisione di Fanteria meccanizzata

ADDESTRAMENTO

Epifani ha spiegato che “l’addestramento di base sul principio del gattonare, camminare e poi correre. E’ una progressione con livelli di difficoltà che crescono. Poi, c’è la fase di integrazione con altri contingenti. Oggi dimostriamo che, dopo un addestramento consistente, siamo in grado di muovere oltre 700 persone, oltre 80 piattaforme (mezzi) complesse di diverse nazioni, 11 paesi – tra cui Francia e Polonia – per dimostrare interoperabilità e integrazione di questo dispositivo complesso, utilizzando munizioni da guerra”.

Un VBM Freccia in azione

Un test importante per le capacità operative e per stesse, ormai fondamentali, tecnologie digitali.

Tutto questo si traduce in un calendario fitto di addestramenti “anche in altri poligoni bulgari, rischierando le truppe”.

IL secondo step prevede più attività complesse e meno uomini impiegati. Ultima fase, evento più importante in “Bulgaria Strike back” e oggi finale a Novo Selo.

Tutto questo con addestramenti per gli sniper, l’uso dei droni, il combattimento in trincea per testare le condizioni estreme e garantire la sopravvivenza dei soldati, counter Uas. Alliance wall, ha continuato Epifani, “è una grande opportunità, perché ci dà un grande capacità addestrativa e questo rappresenta un valore per tutti, soprattutto per le forze di fanteria. Da qui ricaviamo grandi capacità di integrazione ed expeditionary”.

Unità sniper nella vegetazione

LABORATORIO

“Questo teatro potrebbe essere sfruttato come un laboratorio addestrativo – ha sottolineato il Comandante del Multinational Battle Group – perché c’è la possibilità di fare tanto. E anche da parte dell’industria se c’è la volontà di sperimentare degli assetti, è un’opportunità che si può cogliere. Noi, inoltre, vogliamo integrarci sempre di più con i bulgari che, al momento, rappresentano uno dei partner più importanti dal punto di vista della difesa”.

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