ROMA. Assonave, Associazione Nazionale dell’Industria Navalmeccanica, celebra quest’anno il suo 80° anniversario di fondazione.

Un traguardo che racconta la storia di un settore capace di evolversi mantenendo solida la propria identità e un’elevata qualità della produzione.
In un contesto globale sempre più incerto, segnato da instabilità geopolitica e tensioni commerciali, la navalmeccanica si conferma nuovamente al centro delle politiche industriali nazionali ed europee. Un comparto ad alta intensità tecnologica, essenziale per presidiare rotte, infrastrutture critiche, approvvigionamenti energetici e sistemi logistici e sempre più determinante per l’autonomia strategica italiana ed europea.
L’Italia, in questo campo, rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello globale: un ecosistema integrato di grandi player, imprese specializzate, competenze tecniche e capacità di innovazione che consente al Paese di competere nei segmenti a più alto valore aggiunto, dalle navi da crociera alle unità militari, fino alle tecnologie abilitanti per la transizione digitale ed energetica.
“La navalmeccanica è tornata al centro delle politiche industriali perché rappresenta un asset strategico per la nostra sovranità, sicurezza e competitività. L’Italia può contare su un know-how senza precedenti e ha mantenuto una leadership riconosciuta soprattutto negli ambiti a più alto contenuto tecnologico – ha dichiarato Biagio Mazzotta, presidente di Assonave -. Oggi la sfida è rafforzare ulteriormente questo patrimonio per rendere la navalmeccanica ancora più forte e resiliente. Come Assonave continueremo a lavorare al fianco delle istituzioni e delle imprese affinché la cantieristica italiana possa affrontare con successo le grandi trasformazioni in corso e consolidare il proprio ruolo di protagonista nello sviluppo economico, industriale e strategico del Paese”.
Nel corso dell’Assemblea dei soci, tenutasi nei giorni scorsi a Roma, è stata sottolineata l’importanza del sostegno istituzionale alla navalmeccanica, valorizzandone il ruolo all’interno dell’economia del mare e delle strategie industriali europee.
Tra le priorità per il futuro figurano le grandi direttrici su cui si giocherà la competitività della filiera nei prossimi anni: sostenibilità, innovazione tecnologica, digitalizzazione, sicurezza, difesa e capitale umano.
Nel corso dell’evento, sono intervenuti, tra gli altri: il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, il presidente di Assonave Biagio Mazzotta, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri Pierroberto Folgiero e il Direttore Strategie Settoriali e Impatto di CDP Andrea Montanino.ettorie di sviluppo industriale, innovazione e crescita competitiva.

Mazzotta, nella sua relazione, ha evidenziato una serie di punti importanti per il settore della cantieristica,
La navalmeccanica si conferma un comparto strategico per la sovranità, la sicurezza e lo sviluppo: tre dimensioni – quelle che potrebbero essere definite le tre “S” – che oggi appaiono sempre più interconnesse. La capacità di progettare, costruire e integrare, propria della cantieristica, non è soltanto una competenza industriale, ma una leva essenziale per presidiare interessi nazionali ed europei.
Se guardiamo oggi alla cantieristica navale, ciò che emerge con chiarezza è il suo ritorno al centro delle politiche industriali, sia a livello nazionale sia a livello europeo.

“È un settore ad alta intensità tecnologica – ha spiegato Mazzotta – con rilevanti implicazioni in termini di sicurezza, difesa, autonomia industriale, sostenibilità e capacità di innovazione. È un comparto in cui la competizione globale non si gioca soltanto sulla capacità produttiva, ma anche sul presidio delle tecnologie critiche, sull’integrazione di sistemi complessi, sulla qualità della supply chain e sulla capacità di anticipare le traiettorie evolutive della domanda. In questo quadro, non possiamo ignorare le dinamiche competitive che caratterizzano il mercato internazionale. La cantieristica europea si confronta da anni con distorsioni di mercato, politiche industriali aggressive e sostegni pubblici massicci messi in campo da Paesi terzi, in particolare dalla Cina. Si tratta di fenomeni che alterano le condizioni di concorrenza e rischiano di indebolire la capacità dell’Europa di mantenere un ruolo autonomo e competitivo in un settore strategico”.
L’’Unione europea è chiamata a preservare la propria base industriale marittima e navalmeccanica.
“Non si tratta di una scelta difensiva, ma di una scelta strategica – ha aggiunto Mazzotta -. La sicurezza economica, la sicurezza industriale e la sicurezza geopolitica sono oggi dimensioni sempre più legate tra loro e la navalmeccanica, per la sua natura duale, si colloca esattamente al punto di incontro tra queste priorità. Basti pensare a come le tecnologie sviluppate per il comparto militare trovino spesso applicazione anche nel settore civile, generando un processo virtuoso di cross-fertilizzazione che contribuisce a rafforzare l’innovazione e l’eccellenza dell’intero sistema industriale nazionale”.
In questo scenario, l’Italia può contare su un patrimonio industriale di assoluto rilievo. La nostra filiera navalmeccanica rappresenta una eccellenza globale.
“Fincantieri – ha evidenziato ancora Mazzotta – si conferma come attore di riferimento a livello globale, non solo per dimensioni industriali, ma per capacità di orientare l’evoluzione tecnologica del settore e di svolgere il ruolo decisivo di integratore dell’intera filiera. È proprio questa capacità di integrazione che consente alla navalmeccanica italiana di mantenere un posizionamento competitivo nei segmenti a più alto valore aggiunto: dalle navi da crociera alle unità militari, dall’underwater alle tecnologie abilitanti per la transizione digitale ed energetica”.
Una filiera che non è soltanto un insieme di imprese, ma un vero e proprio “ecosistema industriale”, capace di generare valore, occupazione qualificata, innovazione e capacità di esportazione. I numeri confermano questa realtà. Il valore della produzione sfiora i 10 miliardi di euro e l’occupazione coinvolge una parte significativa della forza lavoro del Sistema Mare.

“In 80 anni – ha poi detto a margine Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri – il nostro settore è cambiato tantissimo. Recentemente abbiamo fatto 600 milioni di acquisizioni per 4 realtà molto importanti. L’obiettivo è creare una realtà internazionale che costituisca la piattaforma integrata end to end per tutte le tecnologie che servono a governare, monitorare, proteggere il mare e i fondali marini. Questi 4 business sono fortemente sinergici tra loro e sinergici con le altre realtà che costituiscono il polo della subacquea”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

