Azerbaijan: dopo le azioni di Teheran il Paese ritira i suoi diplomatici. Avviato un rafforzamento militare dei confini con l’Iran

Di Fabrizio Scarinci

BAKU. Nella giornata di ieri, il conflitto iniziato il 28 marzo scorso con i raid israelo-statunitnesi nei confronti dell’Iran è arrivato a toccare anche l’Azerbaijan.

Alcuni droni iraniani di tipo Shahed hanno, infatti, colpito Nakhičevan, capitale dell’omonima exclave autonoma del Paese collocata tra il territorio armeno e quello iraniano.

Un drone Shahed-136 di fabbricazione iraniana

Nello specifico, uno dei essi, di cui esistono, peraltro, numerosi video, è caduto sul terminal dell’aeroporto di Nakhičevan, mentre un secondo, stando alle dichiarazioni delle autorità azere, avrebbe colpito nei pressi di una scuola del vicino villaggio di Šekarabad.

Tali impatti avrebbero provocato il ferimento di almeno due persone.

I vertici militari iraniani, dal canto loro, negano di essere responsabili dell’accaduto, sostenendo la tesi secondo cui si tratterebbe di un tentativo di Israele di interrompere le relazioni tra i due Paesi.

In ogni caso, però, il governo di Baku ha risposto chiedendo un chiarimento alla Repubblica Islamica e chiudendo lo spazio aereo nelle aree meridionali del Paese. A tali misure ha, poi, immediatamente, fatto seguito un rafforzamento militare dei confini con l’Iran, che avrebbe incluso il dispiegamento di truppe, sistemi di difesa anti-aerea e sistemi d’artiglieria, e il ritiro del personale diplomatico dalla propria ambasciata a Teheran.

Le relazioni tra Iran e Azerbaigian sono, da tempo, piuttosto difficili.

Negli ultimi decenni, infatti, la diversa interpretazione della variante sciita dell’Islam e, soprattutto, la storica sovrapposizione di territori ed etnie hanno progressivamente spinto Baku a rafforzare la cooperazione in campo militare sia con Israele, attualmente in guerra con Teheran, sia con la Turchia, ai ferri corti con Tel Aviv ma vista anch’essa come un competitor da parte della Repubblica Islamica.

A questo va, inoltre, aggiunto come l’Iran abbia sempre visto come “fumo negli occhi” il progetto del cosiddetto “corridoio di Zangezur”; promosso da Ankara e Baku a partire dal 2020 (in particolare, dalla fine del secondo conflitto del Nagorno-Karabakh) allo scopo di creare un collegamento energetico e di trasporti tra l’exclave di Nakhičevan e il resto del territorio azero, passando per l’estremità meridionale della provincia armena di Syunik.

Un progetto, quello appena menzionato, andato, poi, in porto, in una forma molto simile all’originale, nell’estate del 2025, allorché, durante un incontro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il suo omologo azero Ilham Aliyev e il Premier armeno Nikol Pashinyan, si è giunti alla firma per la creazione della cosiddetta “Trump Route for International Peace and Prosperity”.

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