Bielorussia: si inaspriscono i rapporti tra Lukashenko e i cittadini

Di Pierpaolo Piras

Minsk. La situazione politica in Bielorussia sta degenerando. Non sono bastate le crescenti dimostrazioni della popolazione nei confronti del regime repressivo istaurato, da ben ventisei anni, dal suo Presidente, Aleksandr Lukashenko, specie dopo le elezioni presidenziali dell’agosto scorso, fortemente sospettate di brogli negli scrutini.

A fronte delle recenti manifestazioni di piazza, il Governo ha chiaramente comunicato ai dimostranti che di questo passo “Non lasceremo le strade, e gli ufficiali delle forze dell’ordine e le truppe interne, se necessario, useranno attrezzature antisommossa e armi letali”, ha detto.

Finora, sono stati utilizzati gli idranti, proiettili di gomma e granate assordanti.

Sulle strade di Minsk, capitale bielorussa, si fa notare la forte presenza femminile (fino ad oggi ne sono state arrestate a migliaia). Esse esibiscono le camicie bianche e mazzetti di fiori in mano stando a simboleggiare la natura pacifica del proprio dissenso. Ma, le forze di polizia, indossando elmetti, manganelli e passamontagna, intervengono sempre con brutale durezza.

Le pacifiche proteste in Bielorussia hanno raggiunto l’aula del Parlamento Europeo , a Bruxelles. Suscitando la solidarietà di tutto l’arco parlamentare e la necessità per l’Europa di intervenire con risolutezza in uno scacchiere decisamente in fermento per via degli interessi russi in quell’area.

La Bielorussia

Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, ha già espresso le sue intenzioni intendendo allargare i suoi confini geografici, incorporando la Bielorussia nel contesto dell’enorme estensione del suo Stato. A questo fine , egli ha già invitato Lukashenko a riformare la costituzione bielorussa.

Ultimamente, l’ambasciatore russo a Minsk ha pubblicamente e provocatoriamente rilanciato questa volontà regalando a Lukashenko un libro recante antiche mappe (del 1866) nelle quali si evidenziano quattro province bielorusse (Vitebsk, Grodno, Magiliovsk e Minsk) come facenti parte dell’Impero russo.

Ovviamente il regalo simboleggiava l’ineluttabile appartenenza storica del Belarus (più antico nome della Bielorussia) alla Russia. Tra l’altro, le stesse mappe riportavano territori oggi appartenenti alla Lettonia e Polonia.

L’obiettivo non solo ideologico di Putin è quello di trasformare lo Stato bielorusso in una delle numerose provincie della vasta Federazione russa.

Pur nella dipendenza, se non altro psicologica, di Lukashenko nei confronti di Putin, l’unico leader internazionale che lo sostiene, il gesto non è stato gradito se non con sorrisi di facciata da parte dei personaggi presenti.

L’intellighenzia bielorussa, vicina a Lukashenko, teme sia il dispotismo di Putin che ne ridurrebbe l’autonomia e la rappresentatività internazionale che la gestione dei propri ingenti capitali depositati nelle banche delle capitali occidentali.

La congiunzione della Bielorussia, unitamente a ad altri territori, come il l’Ucraina orientale e la Crimea, anch’essi in forte condizione di instabilità politico-militare, costituirebbe di fatto una sorta di cintura macroregionale tra Unione Europea e Russia. Una sorta di nuovo “muro” , stavolta non di Berlino ma di Minsk.

A fronte di un tale pericolo, la Unione Europea avrebbe potuto andare oltre la misura di sanzioni economiche che , alla fine, avrebbero l’unico e controproducente potere di allontanare la Bielorussia dall’orbita politica ed economica europea.

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, Bruxelles ha posto in primo piano la maggiore considerazione politica nei confronti della Federazione Russa, e quindi di Putin, che la rappresenta da oltre un ventennio.

L’avidità russa nel voler fagocitare altri territori senza alcuna opposizione altrui andrebbe calmierata iniziando proprio dalla Bielorussia.

Sarebbe un buon esempio anche per l’Ucraina, la Crimea, la Moldavia e la Georgia.

 

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