Di Gerardo Severino*
CASTELLABATE (SALERNO). Cosa non hanno fatto gli emigranti italiani per il progresso dei grandi Paesi del continente Americano!
La storia stessa dell’emigrazione italiana nel mondo ci conferma, attraverso i tanti libri, saggi e articoli, editi sia nel presente che nel passato, quanto sia stato importante il ruolo che hanno avuto, i nostri connazionali, nell’ambito del progresso scientifico, culturale, socio-politico, ma soprattutto economico di quegli Stati e Nazioni dell’America Latina ove maggiormente si spinsero.
Qui, specialmente dopo l’Unità d’Italia, s’era riversata la grande massa di italiani in cerca di fortuna, ma soprattutto di una vita migliore.
Italiani ed eredi di italiani hanno, quindi, scalato le vette del potere, assurgendo, molto spesso, anche alle cariche più alte dei singoli Stati, nominati, quindi, Presidenti delle Nazioni, capi di Governi, Rettori di importanti Università, grandi nomi dell’arte e della cultura, industriali capaci di dare vita a veri imperi economici, come lo fu, in Brasile, Don Francesco Matarazzo, originario di Castellabate (Salerno), uno dei più grandi italiani operanti in quella Nazione, titolare di un impero economico che avrebbe spaziato anche in altri Paesi dell’aera latino-americana.

La sua famiglia fu al centro dei più importanti progetti economici varati, dalla fine dell’Ottocento in poi, nel grande Paese del Sud America, spaziando, quindi, nei settori economici e mercantili tra i più disparati, a capo dei quali vi erano i suoi fratelli, ma anche i figli e i nipoti di quel Conte di Licosa, così nominato da Re Vittorio Emanuele III, per quanto da egli fatto per l’Italia durante la “Grande Guerra”.
Ma non tutti i Matarazzo trapiantati in Brasile, seguendo l’esempio di Francesco, avrebbero operato sin da subito nel campo delle Industrie e del Commercio.
Ve ne furono alcuni, nell’ambito della numerosa famiglia, che scelsero – almeno agli inizi – strade completamente diverse, come fece Nicola, fratello più piccolo del Conte, il quale entrò giovanissimo nella Polizia Distrettuale di San Paolo del Brasile, percorrendovi le tappe di una lusinghiera, sebbene corta, carriera, culminata con il grado di Colonnello.
Quella che segue è la sua vicenda.
Da Castellabate a San Paolo (1867 – 1895)
Nicola Matarazzo nacque a Castellabate il 9 settembre del 1867, ennesimo figlio (ne avrà ben nove) di Don Costabile Matarazzo, Avvocato e ricco possidente del luogo e di sua moglie, Donna Mariangela Jovane [1].
Nicola, così battezzato in onore dello zio prete che lo avrebbe anche battezzato, visse nel Cilento tutta la sua infanzia, godendo degli agi familiari, in un’epoca nella quale quell’area della Provincia di Salerno si trovava pienamente al centro di una grave crisi economica. Ciò avrebbe comportato la fuga di non poche braccia verso le lontanissime Americhe, dall’Argentina al Brasile, dall’Uruguay al Venezuela, per non parlare degli Stati Uniti.
Lo stesso lo avrebbe fatto, dopo il fallimento economico cui fu vittima il padre Costabile, il fratello maggiore, Francesco (Castellabate, 11 marzo 1854), il futuro Conte di Licosa, il quale raggiunse il Brasile nel corso del 1881, seguendo l’esempio di un suo conterraneo, che per primo aveva avuto il coraggio di varcare l’Oceano [2].
Nicola Matarazzo raggiunse il fratello, oramai affermato commerciante che da Sorocaba, nel 1889, si era trasferito a San Paolo, nell’ottobre del 1895, dopo aver ottenuto la concessione di un regolare passaporto, l’11 giugno precedente [3].
Aveva, allora, 28 anni, Nicola Matarazzo, ma a Castellabate non vi erano molte prospettive sicure, ragion per cui accettò la proposta allettante pervenuta dal fratello imprenditore [4].
Erano, quelli, gli anni nei quali il Brasile era assurto da poco a Stato laico e, soprattutto, Federale, grazie al varo, il 24 febbraio 1891, della Costituzione repubblicana.
È verosimile ritenere che egli, almeno inizialmente, abbia operato in collaborazione con i fratelli maggiori, magari lavorando nei vari settori commerciali nei quali s’era avventurato Don Francisco, come nel frattempo veniva chiamato il primo figlio dell’Avvocato Costabile.
Tra fabbriche di strutto, molini, pastifici, industrie di tessuti e per la conservazione delle carni, empori e aziende per la coltivazione del caffè, i Matarazzo spaziavano ovunque nell’ambito dell’esteso Stato di San Paolo del Brasile.
Ma, evidentemente, quella non era una vita per lui.
Coniugato nella stessa San Paolo, il 3 settembre del 1898, con la conterranea Rosina Pinto (nata a Vallo della Lucania il 7 ottobre 1875), anche lei di nobile famiglia, Don Nicola sarebbe divenuto padre di una numerosa figliolanza, nell’ordine: Maria Angela, nata a San Paolo il 20 agosto 1899, Francesco, Giuseppe, Elena, Vittoria, Diana, Costabile e Anna Maria, quest’ultima venuta alla luce il 1° ottobre del 1913.
Nicola Matarazzo, il poliziotto che combatté gli anarchici (1896 – 1905)
Ebbene, solo casualmente siamo venuti a conoscenza del fatto che Don Nicola Matarazzo era stato funzionario ed ufficiale della Polizia Civile dello Stato di San Paolo, e ciò grazie ad alcuni testi riguardanti l’esodo e le attività degli anarchici italiani in America Latina: un fenomeno che allarmò non poco anche i Governi di quegli Stati, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo, epoca di attentati e violenze di vario genere [5].
Nicola Matarazzo era entrato a far parte della Polizia Municipale di San Paolo nel 1896, nominato Sub-Delegato (Vice Commissario, ovvero Capitano) del “Corpo Auxiliar da Policia”[6], incaricato di reprimere il crimine, di prevenire i suicidi e gli altri incidenti, così come di assicurare l’igiene e il buon ordine, nell’ambito del Municipio di San Paolo [7].
Con il grado paritetico di Capitano, come verrà citato nei testi dell’epoca, egli avrebbe inizialmente diretto gli agenti operanti nel popoloso e ricco Quartiere del Bom Retiro, ove abbondavano molti italiani e numerosi ebrei provenienti dall’Europa.
Ed era stato proprio lì che il poliziotto di origini italiane aveva partecipato alla fondazione della benemerita “Unione Meridionale do Bom Retiro”, alla quale si erano associati la gran parte degli emigranti provenienti dal Sud Italia.
La “Unione”, che altri non era che una Associazione Mutualistica finalizzata ad assistere gli emigranti più poveri, era composta da numerosi ex combattenti della “Patrie Battaglie”, vale a dire patrioti che avevano preso parte alle guerre risorgimentali, quindi fedeli al principio unitario e, quindi, monarchico della Nazione, la stessa, in verità, che erano stati costretti ad abbandonare.
La “svolta professionale” del nostro Capitano Matarazzo si concretizzò all’indomani del 20 settembre 1898, allorquando nel Quartiere, esattamente in Piazza della Repubblica, la stessa “Unione” organizzò una manifestazione patriottica per ricordare l’anniversario del 20 settembre 1870, la storica data della liberazione di Roma, tappa decisiva per l’unificazione della Penisola.
Ne nacque un durissimo scontro di piazza con socialisti e anarchici, che avevano indetto, nel contempo, una contro-manifestazione dal chiaro sapore anti-monarchico, peraltro sulla scia di quanto era accaduto in Italia nella precedente primavera [8].
Intervenne sia la Polizia, con Nicola Matarazzo in testa che un reparto di Cavalleria.
Ci scappò il morto, tale Polinice Mattei.
Fu, quindi, proprio in quel frangente che l’ufficiale di Polizia che aveva capeggiato l’intervento di Pubblica Sicurezza fu nominato “Chefe dos Secretas da Policia Politica”, un incarico apparentemente prestigioso, ma che al contrario si sarebbe dimostrato pericolosissimo e, soprattutto, dannoso per lo stesso Matarazzo, come approfondiremo a breve [9].
Tuttavia, prima di raccontare le sue vicende professionali, ricordiamo brevemente alcune delle principali tappe storiche del glorioso Corpo di Polizia brasiliano, del quale l’Ufficio Politico diretto dal Matarazzo fu una branca.

IL CORPO DI POLIZIA BRASILIANO
La Polizia Civile dello Stato di San Paolo fu istituita, nell’ambito della Segreteria per gli Affari di Giustizia, nel 1841, con il Consigliere Rodrigo Antonio Monteiro de Barros, nominato primo capo della Polizia, incarico che fu poi contemplato l’anno successivo, con la legge n. 261 del 3 dicembre 1842.
Il primo a concepire l’idea di una Polizia di Stato, con funzionari e agenti di carriera fu, invece, José Cardoso de Almeida, appena nominato capo della Polizia nel Governo di Francisco de Paula Rodrigues Alves.
Fu, quindi, nel 1902 che Cardoso de Almeida stilò un rapporto, segnalando le gravi difficoltà che incontrava giornalmente l’Istituzione, proponendo, quindi, l’istituzione di una vera e propria Polizia Civile di Carriera. Nella stessa direzione avrebbe operato il suo successore, Antonio de Godoi Moreira e Costa, che approfondì le medesime proposte e diede loro maggiore consistenza.
Fu, poi, il 7 novembre del 1905, che il Presidente dello Stato di San Paolo, Jorge Tibiriçá Piratininga, diede inizio alla tanto attesa riforma voluta da José Cardoso de Almeida, creando così la “Polizia Civile di Carriera dello Stato di San Paolo”, poi sanzionata dalla legge n. 979 del 23 dicembre. Con tale provvedimento fu, quindi, riorganizzato l’intero Corpo e, allo stesso tempo, furono create sei classi di Delegato e alcuni Distretti.
Una nuova riforma fu, quindi, imposta al Corpo nel 1912, con la legge n. 1.342 del 16 dicembre, la quale riorganizzò i vari Dipartimenti della Segreteria di Giustizia e Pubblica Sicurezza, ma anche l’Ufficio delle Investigazioni e delle Catture, che aveva le sue sezioni distinte: indagini, catture e identificazione. Qualche anno dopo, esattamente nel 1916, furono, quindi, aperte 7 Stazioni di Polizia a livello regionale: Santos, Campinas, Ribeirão Preto, Guaratinguetá, Botucatu, Araraquara e Itapetininga.
L’Ufficio Indagini e Sequestri, operante in tutto lo Stato di San Paolo attraverso le anzidette Stazioni, diventò, ben presto, il Dipartimento più importante della Polizia. Nel 1924, quando il nostro protagonista era già da molti anni uscito di scena, verrà ribattezzato “Ufficio Investigativo Generale” e, due anni dopo, “Ufficio Investigativo”.

A tali conquiste – è doveroso ricordarlo – aveva contribuito lo stesso Nicola Matarazzo, capostipite di una nuova generazione di abili investigatori. In tale direzione ricordiamo, quindi, che Nicola Matarazzo, astuto conoscitore dei vari “gruppi italiani” sorti in San Paolo, ma anche nell’esteso suo Stato, si era buttato a capofitto nel nuovo incarico di “capo degli Agenti della Polizia Politica” (leggasi “Ufficio Politico”), in virtù del quale ottenne il grado parificato di Colonnello.
Alla sua direzione avrebbe condotto, senza alcuna riserva e senza guardare in faccia nessuno, una durissima lotta agli ambienti socialisti, ovvero anarchico-rivoluzionari, tanto da essere duramente attaccato e criticato da non pochi contemporanei e, purtroppo, anche da taluni “storici”[10]. Installato in un’area del Palazzo che ospitava la Direzione di Giustizia, ovvero la stessa Polizia di Stato, il nuovo organismo fu composto inizialmente da 12 agenti investigativi, la maggior parte dei quali di origini italiane.

Fatto passare, tra i numerosi esponenti della Colonia italiana di San Paolo, come un nemico del popolo, il Colonnello Matarazzo, in realtà, svolse ne più e nemmeno il ruolo che, a migliaia di chilometri di distanza, aveva svolto e stava svolgendo, nello stesso arco temporale, il famoso Joé Petrosino, Tenente della Polizia di New York, anche lui terrore di mafiosi e anarchici i[11]..
E lo avrebbe fatto con maggiore impegno sopratutto dopo il 29 luglio 1900, data nella quale a Monza, cadeva, sotto i colpi dell’anarchico Gaetano Bresci, appositamente giunto dagli Stati Uniti, il Re d’Italia, Umberto I.

Ma, al di là di tali critiche, l’ufficiale di Polizia di origini italiane si “prese qualche rivincita”.
Nel corso del 1903 lo troviamo, infatti, al centro di un processo per diffamazione, da lui stesso intentato contro il sindacalista italiano, Alceste De Ambris (1874 – 1934 ) [12], che allora viveva a San Paolo e che di certo era uno dei principali antagonisti di Don Francisco Matarazzo, che da benefattore (dava da lavorare a migliaia di suoi connazionali) veniva fatto passare per un affamatore del popolo.
Fu, infatti, il 7 di aprile di quell’anno che il De Ambris fu condannato dal Tribunale di San Paolo a quattro mesi e due giorni di reclusione proprio per aver diffamato il Colonnello Matarazzo.
Dopo aver scontato la condanna, il sindacalista avrebbe fatto rientro in Patria [13].
Don Nicola Matarazzo proseguì nella sua attività di investigatore, sempre alla guida dell’Ufficio Politico, sino al 1905, allorquando il nuovo capo della Polizia dello Stato di San Paolo, Dottor Augusto Meireles Reis[14], a ciò nominato il 20 di aprile, lo destituì, nel tentativo di placare sia i disordini popolari che la forte tensione, sorta tra l’ormai esteso numero di sindacalisti (per lo più anarchici e socialisti) presenti in città.
Ciò, peraltro, non tenendo affatto conto che il 1905 era e sarebbe stato anche l’anno nel quale, sia in Italia che in Europa, si sarebbe verificata una nuova impennata del rigurgito anarchico, fautore di attentati, scioperi, rivolte e contestazioni di vario genere.
Rimaneva, purtroppo, il fatto che sia il Matarazzo che la stessa “Unione Meridionale” (definita addirittura come un covo di delinquenti [15]) erano divenuti, purtroppo, il capro espiatorio di chi capeggiava l’ennesima ventata insurrezionale che avrebbe interessato gran parte dell’America Latina. In tanti hanno scritto di lui, e solo negativamente, tanto da lasciar supporre che fosse stato addirittura: “O chefe da camorra de São Paulo” [16], accusa veramente assurda e infamante, almeno per chi conosce la storia della nobilissima famiglia Matarazzo.
Angelo Trento si spinse anche oltre, definendo “Nicolino Matarazzo, boss dell’Unione Meridionale e braccio destro del Capo della Polizia di Sãu Paulo” [17].
D’altra parte, le critiche aspre erano sorte, nell’ambito degli stessi conterranei, e sin dai primi momenti nei quali il Matarazzo aveva iniziato il suo mandato.
Così scrive di lui lo storico Rodrigues, riferendosi proprio ai primordi della carriera del Matarazzo: “Il Capitano Nicolau Matarazzo, sotto-delegato del Bom Retiro, e vero leader dei segreti dell’epoca, era un feroce nemico degli anarchici e dei socialisti, e serviva il governo dell’epoca, perseguitandoli” [18].
Ma la verità, che alla fine trionfa sempre sulla menzogna, anche laddove ordita ad arte, pur di apportare discredito, in questo caso su di un vero servitore dello Stato e sui suoi Agenti, definiti spesso “masnada di camorristi”, trionfa sempre, anche se è poi molto duro il voler riabilitare la memoria di uomini veri come lo fu Don Nicola Matarazzo.

L’imprenditore Nicola Matarazzo (1905 – 1938)
Don Nicola Matarazzo, da fierissimo cilentano quale egli era sin dentro al midollo, non si mise certo a piangere, né tantomeno a supplicare le Autorità, ma nemmeno il potentissimo fratello, pur di riavere indietro il Comando dell’Ufficio Politico. Tornò, in punta di piedi, al suo Paese d’origine, Castellabate, over riprese in mano le possidenze di famiglia.
In verità vi sarebbe rimasto solo pochi mesi, giusto il tempo di veder nascere la piccola Elena, nata per l’appunto a Castellabate il 2 marzo del 1906.
Nel corso dello stesso anno, Don Nicola fece, quindi, ritorno a San Paolo, ove, utilizzando i propri risparmi (in verità si sarebbe appoggiato alle casse del fratello Francisco), avrebbe dato inizio ad una autonoma attività imprenditoriale, sempre nel settore delle industrie e del commercio. Risale, infatti, allo stesso 1906 la sua entrata in scena, con esperienza e soprattutto con forti capitali “fraterni”, nella storica azienda dell’italianissimo Narciso Sturlini, fondatore (nel 1889) di una grandissima cartiera, con il quale diede vita alla “Sturlini & Matarazzo”, la più grande fabbrica di cartone di tutta l’America Latina.
Ampliando le produzioni della primitiva cartiera, la nuova fabbrica si specializzò nella produzione di “vasi di cartone di un sol pezzo, destinati a portare grandi benefici alla industria agricola, servendo a trapiantare senza offendere le radici e senza bisogno di trasportare gran quantità di terra” [19].
Variegati furono, quindi, i suoi interessi e affari, i quali non disdegnarono anche il complesso mondo delle Finanze e della Mutua Assistenza.
Nel 1909, tanto per citare un esempio tangibile, troviamo il Colonnello Matarazzo tra i Consiglieri fiscali effettivi della “Caja Mutual de Pensõs Vitalicias”, la cui sede centrale era stata fissata nella stessa San Paolo, in Via 11 di Agosto, e che vedeva tra i soci non pochi ex combattenti italiani [20].
Nel 1915, allorquando anche l’Italia si buttò a capofitto nella Conflagrazione Europea della “Grande Guerra”, Don Nicola Matarazzo, oramai quarantottenne, peraltro divenuto nel frattempo anche celebre inventore di brevetti industriali, era al comando di un buon impero economico (le sue Società erano presenti a San Paolo, Osasco e al Salto d’Itù): un impero certamente non paragonabile a quello del fratello, Francisco, della cui “Imprese Riunite F.P. Matarazzo”, Nicola fu comunque compartecipe azionario.
Ciò non lo avrebbe, tuttavia, distratto dai suoi doveri di buon italiano all’estero, tanto da essere uno dei promotori del “Comitato italiano Pro-Patria”, di cui fu presidente il Regio Console d’Italia a San Paolo e vice presidente Ermelino Matarazzo, suo nipote [21].
Il Comitato avrebbe avuto grandissimi meriti nel corso della guerra, finanziando a distanza sia le spese assistenziali italiane che, e soprattutto, aiutando la famiglie dei tanti emigrati italiani che erano stati costretti a tornare in Europa per combattere, ovvero lo avevano fatto volontariamente. Fra i tanti Sodalizi ai quali l’uomo appartenne non possiamo non citare il famoso “Circolo Italiano” di San Paolo, del quale, nello stesso 1915, Don Nicola risulta far parte del Consiglio Direttivo, sotto la Presidenza di Menotti Falchi [22].
Nel 1924, Nicola Matarazzo avrebbe compiuto 57 anni di vita, ma non aveva alcuna intenzione di ritirarsi affatto dalla scena economica dello Stato Paulista, nonostante la gravissima crisi che interessò il Paese in quel contesto storico.
Fu, infatti, proprio nel 1924 che ebbe luogo la rivolta, subito soffocata dalle Autorità, detta “dei Tenenti”: “Un gruppo di giovani ufficiali che chiedevano un allargamento della base sociale del regime. Nel 1927 a causa di continui disordini, il governo emanò leggi duramente repressive degli scioperi indetti dal Partito Comunista. Ma la chiusura dei mercati europei e la crisi dovuta alla superproduzione del caffè causarono una flessione nell’economia nazionale e un indebolimento del sistema di governo. Dal 1930 la vita politica brasiliana fu dominata dalla figura di Getulio Vargas, ex governatore di Rio Grande do Sul e protetto da un grande elettore della repubblica oligarchica (Medeiros). Avendo perso le elezioni, i militari deposero il vincitore, J. Prestos, e nominarono Vargas presidente pro-tempore. Era la fine del dominio dell’oligarchia politica di S. Paolo, ma non l’inizio della democratizzazione del Paese” [23].

Epilogo di una vita
È verosimile ritenere che Don Nicola Matarazzo, stanco di assistere a rivolte, tumulti e, quindi, saccheggi e violenze di ogni genere, contro i quali la Polizia sembrò impotente, sia tornato definitivamente in Italia, nella sua amata Castellabate.
Ciò si sarebbe verificato attorno al 1933, quando San Paolo si trovava in preda ad una vera e propria sollevazione popolare, destinata a durare circa tre mes i[24].
L’ormai maturo ex Colonnello della Polizia Paulista, che nel frattempo aveva ottenuto dal Papa il titolo di Conte Palatino, fece rientro in Patria assieme alla moglie e ai figli Diana e Costabile, lasciando, quindi, in Brasile il resto della numerosa famiglia, tra i rimanenti figli e vari nipoti.
Don Nicola avrebbe fatto, tuttavia, ritorno a San Paolo, per l’ultima volta, nel corso del 1935, dopo aver ottenuto il rilascio di un nuovo passaporto, il 9 gennaio di quello stesso anno, da parte della Regia Questura di Salerno.
Fu proprio in quell’anno che lo troviamo tra i membri, con il grado n. 33, della Loggia Massonica di San Paolo del “Grande Oriente do Brasil ”[25].
Dopo qualche tempo, vissuto in Brasile, ove era ancora vivo l’ormai anziano fratello, il Conte Francesco Matarazzo, ma soprattutto erano cresciuti a dismisura i vari rami della famiglia, con matrimoni d’interesse, che avrebbero legato la famiglia ad altri rami della Nobiltà italiana e del Potere in generale, Don Nicola fece nuovamente ritorno a Castellabate, ove visse gli ultimi anni della sua vita, tra familiari e amici.
Il Colonnello in pensione, Don Nicola Matarazzo si spense nella sua amata Castellabate, nella quattrocentesca casa avita sita dirimpetto alla Chiesa Collegiata, il 12 luglio del 1938, a pochi mesi dalla scomparsa, a San Paolo, dell’adorato fratello, Don Francisco (10 dicembre 1937).
A Castellabate, Nicola fu pianto dai suoi parenti e amici, ma non dai suoi figli e nipoti, i quali erano giustamente rimasti a vivere in Brasile, ove gran parte di loro erano nati e vissuti ed ove avrebbero goduto, ancora per molto, degli agi e delle fortune della Grande Famiglia Matarazzo.
NOTE
[1] Costabile Matarazzo (1830 – 1875) Mariangela Jovane (1835 – 1925).
[2] Cfr. Gerardo Severino, “Castellabate: Francesco Grandino, pioniere dell’emigrazione cilentana in Brasile”, in www.infocilento.it, 24 settembre 2021.
[3] Si ringrazia il responsabile dell’Archivio Storico del Comune di Castellabate, Emilio Guida, per averci fornito sia il materiale d’archivio che alcune importanti fotografie di famiglia qui riprodotte.
[4] Si calcoli che dal 1887 al 1906 la sola San Paolo avrebbe accolto più di 1.200.000 immigrati, di varia origine geografica.
[5] Sull’argomento vgs. Elena Bignami, Per una storia degli anarchici italiani in Brasile da un punto di vista di genere (1890-1932), in <<Giornale di storia contemporanea. Rivista semestrale di storia contemporanea>>, n. 1, 2017, pagg. 31-45.
[6] La Sezione dipendeva dal Dipartimento Centrale di Polizia, situato nel Pátio do Colégio, a pochi passi dal Palazzo del Governo.
[7] Cfr. “12^ Sessão Ordinaria em 9 de agosto 1916”, in Camera dei Deputati dello Stato di San Paolo, <<Annaes da Sessão Ordinaria 1916>>, San Paolo, 1917, pag. 143.
[8] Cfr. Fausto Boris, Trabalho Urbano e Conflito Social: 1890 – 1920, Bertrand Brasil, 2000, pag. 35.
[9] Cfr. Arquivos da Polícia Civil de São Paulo, Volumi 38-41, anno 1982, pag.48.
[10] Cfr. Edgar Rodrigues, Lavoratori Italiani in Brasile: un secolo di storia sociale dell’altra Italia, Casalvelino Scalo, Galzerano Editore, 1985, pag. 81.
[11] Ricordiamo che Joe Petrosino si era infiltrato nell’organizzazione anarchica responsabile della morte del Re d’Italia, scoprendo che questa aveva l’intenzione di assassinare anche il Presidente Americano William McKinley, durante una sua visita all’Esposizione Pan-Americana di Buffalo. Sfortunatamente, il Presidente McKinley, informato attraverso i Servizi Segreti, ignorò l’avvertimento, tanto da essere effettivamente assassinato il 6 settembre 1901 dall’anarchico polacco Leon Czolgosz. Cfr. Gerardo Severino, Giuseppe Petrosino, detto Joe, in rivista Polizia Moderna, maggio 1999.
[12] Il De Ambris era il fondatore e maggior esponente del sindacalismo rivoluzionario italiano e del movimento repubblicano e mazziniano “Novecentista”.
[13] Cfr. Edilene Toledo, Travessias revolucionárias: idéias e militantes sindicalistas em São Paulo e na Itália, 1890 – 1945, Editora UNICAMP, 2004, pag. 192.
[14] Cfr. Hermes Vieira -Osvaldo Silva, História da Policia Civil de São Paulo, 1955, pag. 412.
[15] Il 15 settembre del 1903 ne era stato nominato Socio Onorario uno dei più importanti esponenti della Comunità Italiana di San Paolo, l’imprenditore Luigi Schiffini, Calabrese, fondatore della Camera di Commercio e membro dei più importanti Sodalizi socio-culturali del Capoluogo Paulista, ma soprattutto uno dei principali assertori della necessità di abolire la schiavitù.
[16] Cfr. Flavia Arlanch Martins de Oliveira, Impasses do novo mundo: imigrantes italianos na conquista de um espaço social na cidade de Jaú (1870-1914), Editoria Unesp, 2008, pag. 163.
[17] Cfr. Angelo Trento, Là dov’è la raccolta del caffè: l’emigrazione italiana in Brasile, 1875 – 1940, Antenore, 1984, pag. 352.
[18] Cfr. Edgar Rodrigues, Nacionalismo & Cultura social, 1913 – 1922, Laemmert, 1972, pag. 212.
[19] Cfr. Alfredo Cusano, Italia d’Oltre Mare. Impressioni e ricordi dei miei cinque anni in Brasile, Milano, Stabilimento Tipografico Enrico Reggiani, 1911, pag. 159 e 160.
[20] Cfr. Corrispondenza dal titolo “La Cassa Mutua”, in Il Bersagliere. Giornale indipendente, Rio de Janeiro, mercoledì, 29 settembre 1909.
[21] Cfr. “Comitato Italiano Pro-Patria San Paolo”, in Gli Italiani nel Sud America ed il loro contributo alla Guerra 1915 – 1918>, Buenos Aires, Edizioni Arigoni – Barbieri, 1922, pag. 537 e ss.
[22] Cfr. “Italiani all’Estero”, in <<Patria e Colonie>>, n. 5, maggio 1915, pag. 393.
[23] Cfr. voce “Brasile”, in Enciclopedia Storica Zanichelli, Bologna, Nicola Zanichelli Editore, 1975, pag. 347.
[24] Ibidem.
[25] Cfr. Constituição do Grande Oriente do Brasil, Rio de Janeiro, 1937, pag. 6.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro Comitato Redazione Report Difesa
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