Carabinieri: 50 anni fa la strage di Peteano. Un’autobomba uccise 3 militari e ne ferì 2

Di Simona Giarrusso*

Roma. Erano le 22:35 del 31 maggio 1972, esattamente cinquanta anni fa, quando giunse in Centrale Operativa del Gruppo Carabinieri di Gorizia, una strana segnalazione telefonica.

Un momento dei funerali uccisi a Peteano nel 1972

Un individuo anonimo, esprimendosi nel dialetto locale, annunciava la presenza di una Fiat 500 bianca, con “due buchi” sul parabrezza.

La vettura si sarebbe trovata sulla strada provinciale Sagrado – Savogna d’Isonzo e, precisamente, nella località Peteano del comune di Sagrado, tra la sponda sinistra del fiume Isonzo e l’altopiano carsico.

Il Maggiore Celso Zilli, Comandante della Compagnia e Comandante interinale del Gruppo di Gorizia, dispose l’intervento del personale della Tenenza di Gradisca d’Isonzo.

Alle 22:45 giunse sul posto un’autoradio del Nucleo Radiomobile con a bordo l’Appuntato Salvatore Mango e il Carabiniere Franco Dongiovanni.

L’automobile si trovava abbandonata a circa 8 metri dalla rotabile, in una strada campestre circondata da una fitta boscaglia.

I militari si avvicinarono al veicolo e notarono che, effettivamente, aveva due fori nel parabrezza.

Ispezionarono l’abitacolo. A bordo, però, non trovarono né documenti né bossoli né macchie di sangue, null’altro che potesse giustificare quei fori di proiettile.

Il Comandante della Tenenza, il Sottotenente Angelo Tagliari, informato via radio, ordinò loro di rimanere sul posto, in attesa del suo arrivo.

Alle ore 23:05 arrivò l’ufficiale, accompagnato dal Brigadiere Antonio Ferraro e dal Carabiniere Scelto Donato Poveromo.

Alle 23:25 giunse da Gorizia anche una “Giulia” con targa civile del Nucleo Investigativo del Gruppo con a bordo il Sottotenente Francesco Spaziani e il Carabiniere Costantino D’Alessio.

Il Sottotenente Tagliari, intanto, aveva iniziato a ispezionare l’automobile e l’ambiente circostante.

Per completare l’accertamento, si chinò sotto il cruscotto e tirò la leva di apertura del cofano anteriore.

Fu in quel momento che venne attivata una carica di cinque chilogrammi di T/4, un tipo di plastico di provenienza non nazionale.

La “500” si trasformò in una bomba. Un’immediata, violentissima esplosione investì i militari.

Erano le ore 23:26. Al Brigadiere Antonio Ferraro e ai Carabinieri Donato Poveromo e Franco Dongiovanni non fu concessa via di scampo, morirono sul colpo.

I loro corpi, dilaniati dall’esplosione e dai frammenti di lamiera, di ferro e di vetro dell’automezzo, vennero sbalzati a metri di distanza. Tagliari riportò ferite al viso e alla mano.

Subito soccorso, viene accompagnato all’ospedale civile del capoluogo e sottoposto a un delicato intervento chirurgico.

Il Brigadiere Zazzaro, rimasto incolume, nel tentativo di portare soccorso al Carabiniere Dongiovanni, riportò ustioni, fortunatamente non gravi, alla mano.

Gli inquirenti seguirono in un primo momento la “pista rossa”, poi quella della criminalità comune.

Solo nel 1984 un estremista di destra, aderente a “Ordine Nuovo”, confessò la sua responsabilità, fornendo alle sue dichiarazioni riscontri che indussero alla pronuncia di due condanne all’ergastolo.

I tre militari Caduti sono insigniti di Medaglia d’Argento al Valor Civile “alla memoria” e di Medaglia d’Oro di vittime del terrorismo.

*Maresciallo Capo – Direzione dei Beni Storici e Documentali dell’Arma dei Carabinieri

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore