Carabinieri: confiscati beni per circa 730 mila euro ad esponenti delle famiglie mafiose palermitane di Partanna Mondello e San Lorenzo

Palermo. Le attività d’indagine finalizzate all’individuazione delle disponibilità economico-imprenditoriali riconducibili ad appartenenti all’organizzazione mafiosa “Cosa nostra”, svolte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo, avevano già portato, rispettivamente, nel maggio 2018 e nel gennaio 2021 all’emissione da parte della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, che aveva accolto le richieste della locale Procura della Repubblica, di un provvedimento di confisca di beni, per un valore complessivo di circa 530.000 euro e di un altro provvedimento di sequestro per un valore complessivo di circa 200.000 euro.

Con i provvedimenti è stata dichiarata l’irrevocabilità delle confische e l’ingente patrimonio, riconducibile a “Cosa nostra”, è entrato definitivamente a far parte del patrimonio dello Stato.

I Carabinieri durante l’operazione di sequestro

Uno dei soggetti considerato componente della famiglia mafiosa di Palermo Partanna Mondello, era stato tratto in arresto nell’operazione denominata “Apocalisse” con l’accusa di aver fatto parte del gruppo, in particolare per aver messo a disposizione le società nella sua disponibilità, riportando una condanna di primo grado ad anni 8 e mesi 8 di reclusione, confermata nei successivi gradi di giudizio.

In particolare, il provvedimento di confisca definitiva ha riguardato i seguenti beni:

− intero capitale sociale, con relativo complesso di beni aziendali della società “CA.VIN.DA S.R.L.”, con sede in Palermo operante nel settore edile;

−  07 rapporti bancari;

−  02 veicoli.

Un altro presunto affiliato, anche lui tratto in arresto nell’operazione “Apocalisse” e con l’accusa di aver fatto parte della famiglia mafiosa di Palermo San Lorenzo, in particolare per essere stato un punto di riferimento, all’interno della suddetta consorteria, per la gestione delle estorsioni e dei lavori edili, riportando una condanna di primo grado ad anni 8 e mesi 8 di reclusione, aumentata in appello a 10 anni di reclusione, confermata nel successivo grado di giudizio.

Il provvedimento di confisca definitiva ha riguardato i seguenti beni:

− quota pari a 3/5 di un’abitazione sita in Palermo;

−  02 rapporti bancari.

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