Carabinieri: il traffico di rifiuti RAEE e le indagini delle Polizie internazionali. Africa, Pakistan e Turchia nel mirino delle inchieste

Roma (dal nostro inviato). La mancanza di impianti in Italia e l’alto costo per lo smaltimento dei rifiuti fa sì che essi vengano portati all’estero.

Un’operazione dei Carabinieri della Tutela Ambientale

E l’Africa è uno dei Continenti interessati. Basti pensare ai Paesi del Nord, così come al Kenia, alla Nigeria, al Burkina Faso.

“Stiamo parlando – spiega a Report Difesa il Generale di Brigata Maurizio Ferla, comandante dei Carabinieri per la Tutela Ambientale – per lo più di rifiuti RAAE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche Ndr), ovvero quelli elettronici, dove c’è un elevatissimo guadagno”.

Il Comandante del Comando della Tutela Ambientale. Generale di Brigata Maurizio Ferla

Ma oltre all’Africa anche il Pakistan e la Turchia sono interessate a questi traffici, prendendo strade diverse.

La stessa EUROPOL ha da tempo analizzato il problema. E tutte le Polizie europee hanno acceso i riflettori.

Per i Carabinieri così come per le Polizie di mezzo mondo il ciclo illegale di smaltimento dei pannelli fotovoltaici e dei RAEE costituisce, senza dubbio, la maggior parte delle attività di indagine.

Infatti, tra gli impianti alimentati da fonti rinnovabili quali eolico, biomasse, biogas. particolare interesse destano quelli fotovoltaici che, secondo recente analisi statistica, risultano essere 730 mila in funzione in Italia, per oltre 100 milioni di moduli fotovoltaici installati.

Un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti fotovoltaici

 

La vita media di esercizio è i 15 ed i 20 anni.

Una volta giunti a fine vita, gli stessi devono essere smaltiti adeguatamente come richiesto dalla direttiva europea sui RAEE recepita in Italia dal Decreto Legislativo numero 49 del 14 marzo 2014, divenendo di fatto necessario garantire il loro corretto smaltimento, recuperando e rimettendo nel ciclo della produzione tutti i materiali di cui sono composti, con evidenti ritorni economici anche notevoli per aziende, consorzi ed operatori della filiera del riciclo dei rifiuti nonché il rischio concreto di smaltimenti illegali.

“Le attività d’indagine concernenti il traffico illecito dei pannelli fotovoltaici, come evidenziato dall’analisi dei processi investigativi, – spiega il Generale Ferla – delinea uno specifico modus operandi, per la complessità degli accertamenti documentali nonché la varietà dei soggetti coinvolti a vario titolo nel ciclo di gestione dei citati rifiuti (impianti di trattamento, consorzi, intermediari e trasportatori, società di realizzazione di impianti elettrici, società di servizi, soggetti muniti di Partita Iva  per la commercializzazione anche di pannelli fotovoltaici ed altri)”.

Tutto questo riguarda una serie di questioni.

La prima di tutte è il business illecito rappresentato dalla vendita “tal quale” della tipologia di rifiuto speciale costituto dai pannelli fotovoltaici dismessi dagli impianti esistenti sull’intero territorio nazionale, conferiti alle ditte operanti nel settore della gestione dei rifiutispeciali anche pericolosi principalmente costituiti da RAEE, dai “produttori” dei rifiuti stessi, le quali – dal punto di vista formale e come da autorizzazioni – da un lato attestano di avere svolto attività di recupero delle parti componenti il rifiuto, mentre, dall’altro, di fatto lo sottraggono a detti trattamenti per reimmetterlo sul mercato parallelo come “apparecchiature elettriche ed elettroniche usate”.

C’è poi la questione della realizzazione dei falsi documentali attinenti ai citati trattamenti presso gli impianti autorizzati, con la formazione e l’utilizzo di documentazione finalizzata a dimostrare artatamente la cessione di merci tra le società partecipate a quelle interessate nel ciclo di gestione dei rifiuti speciali, ovvero altre società compiacenti, appositamente predisposta ed esibita per eludere le attenzioni degli organi di controllo e mascherare la vera natura dei pannelli fotovoltaici, e cioè quella di “rifiuti speciali non pericolosi”, per venderli come “Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche usate” (AEE), attraverso un sofisticato meccanismo di “riciclaggio e auto-riciclaggio” escogitato con la complicità di molteplici soggetti, a numerosi cittadini prevalentemente extracomunitari dediti all’esportazione nei paesi africani.

A questo scopo “abbiamo emanato delle linee guida ai nostri Reparti dipendenti – sottolinea il Generale Ferla – affinché siano condotte mirate attività ispettive, attenzionando con frequenza le spedizioni navali verso i Paesi africani e realizzando, in collaborazione con gli uffici Antifrode delle competenti Dogane, approfondimenti informativi su società/soggetti mittenti di materiale al fine di ricostruire il ciclo di vita filiera della merce/rifiuti oggetto di esportazione e di adottare le strategie operative ritenute adeguate alle circostanze, anche mediante il coinvolgimento delle competenti Procure Distrettuali Antimafia”.

COSA SONO I RAEE  

Il Decreto Legislativo 49/2014 (Attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche -RAEE), all’art. 4 (Definizioni), comma 1, lett.qq) RIFIUTI DERIVANTI DAI PANNELLI FOTOVOLTAICI, sancisce che: sono considerati RAEE provenienti dai nuclei domestici i rifiuti originati da pannelli fotovoltaici installati in impianti di potenza nominale inferiore a 10 chilowattora.

Detti pannelli vanno conferiti ai “Centri di raccolta” nel raggruppamento n. 4 dell’Allegato 1 del decreto 25 settembre 2007, n. 185.

Indagine congiunta Dogane e Carabinieri

Tutti i rifiuti derivanti da pannelli fotovoltaici installati in impianti di potenza nominale superiore o uguale a 10 chilowaatori sono considerati RAEE professionali.

La norma distingue i RAEE/pannelli FTV tra domestici e professionali.

Ovviamente l’interesse è prioritariamente rivolto a quelli “professionali”, che sono per lo più ubicati nell’Italia meridionale (Sicilia, Puglia ed altre).

LA GESTIONE DEI RIFIUTI RAEE

Le fasi di gestione di questi rifiuti avviene mediante l’attività di “raccolta e trasporto” presso un impianto autorizzato a gestire tale tipologia di rifiuti speciali.

L’attività dovrebbe consistere in via prioritaria nell’operazione “R4” (riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici), cioè il recupero di materia che compone il pannello fotovoltaico.

Questa attività può generare delle “materie prime seconde” se l’impianto di trattamento è autorizzato alla procedura “End of Waste” (un rifiuto cessa di essere tale End of Waste  quando, una volta sottoposto ad un’operazione di recupero, soddisfa criteri e condizioni dettate dall’art. 184 ter del Decreto Legislativo 152/06 (e successive modificazioni).

La norma prevede specifiche certificazioni attestanti l’avvenuta conformità a tale procedura, ovvero in mancanza di ciò produrrà altre tipologie di rifiuti speciali che dovranno essere conferite ad altri impianto di trattamento.

I ricavi che conseguono da un’attività illecita, oltre ai risparmi sui costi di gestione per i mancati trattamenti e la conseguente gestione dei rifiuti generati, sono dati dalla vendita degli stessi come “beni usati” – per mezzo di false fatturazioni da parte di società implicate.

Il prezzo varia in base alla potenza nominale dei pannelli, alle modalità di presentazione, alla marca, spesso modificata attraverso l’apposizione di false etichette apposte (preferibilmente di Case costruttrici europee) per renderli più appetibili ai destinatari finali.

E se, ad esempio, si pagano 10 euro (ai complici) fino a 50 euro agli “imprenditori” extracomunitari esportatori (complici e consapevoli) facendo due conti su un container, che può custodire 1.000 pannelli fotovoltaici, esso acquisisce un valore di 50 mila euro, con una  documentazione fiscale – anch’essa falsa – che attesta transazioni per poche migliaia di euro (da 2 a 5 mila).

LO SVILUPPO DEL FENOMENO CRIMINALE

Il fenomeno criminale è oggetto di specifiche attività coordinate da EUROPOL nell’ambito della piattaforma multidisciplinare EMPACT.

Una della “Operational Action” per quest’anno, la numero 2.11, è focalizzata sulla disarticolazione dei sodalizi criminali che operano nel campo dei traffici illeciti di RAEE su scala nazionale e transnazionale con una particolare attenzione verso i paesi dell’Est Europa e dell’Africa Ovest.

“L’azione è stata diretta dall’Arma dei Carabinieri – evidenzia il Generale Ferla – che ha un ufficiale del questo Comando quale ‘Action Leader’, cioè responsabile della pianificazione, organizzazione, conduzione e controllo delle attività di 13 Paesi e l’Agenzia Frontex che vi hanno aderito”.

Le indagini dei Carabinieri a Perugia

“Oggi l’intervento della criminalità organizzata lo riscontriamo  nell’appalto della raccolta dei rifiuti che servono al riciclaggio dei clan – evidenzia ancora il Comandante – è una vera ripulitura del denaro. Ma oltre al riciclaggio c’è anche la gestione del mercato del lavoro con l’assunzione di personale, il sostegno di un politico locale che ha fatto vincere la gara di appalti, gli Uffici tecnici comunali. Mandare i rifiuti all’estero oggi è dimostrato non è più solo opera della criminalità organizzata di tipo mafioso. Esiste una catena lunghissima fatta di tantissimi passaggi e di tantissimi intermediari”.

PERUGIA: UN CASO DI STUDIO

Nel corso di un’indagine del NOE di Perugia si è scoperto che il costo dello “smaltimento” pagato dai “produttori” dei rifiuti (normalmente consorzi, a cui aderiscono le società proprietarie dei grossi impianti) aveva un prezzo medio di circa 400/500 euro a tonnellata.

Il prezzo varia in base ai costi di logistica, distanza (quindi trasporto), modalità di presentazione dei rifiuti (se già raccolti in bancali o accatastati, da smontare ecc.).

Una tonnellata di pannelli fotovoltaici, appartenente alla categoria dei RAEE, classificabile con il CER160214 (Apparecchiature fuori uso, diversi da quelli di cui alle voci 16.02.09 e 16.02.013) è composta da circa 500 pannelli fotovoltaici, pesando mediamente un singolo pannello da 20 chili circa.

Rifiuti RAEE scoperti dai Carabinieri

Da tale calcolo il costo di smaltimento per singola unità è di 1 euro o poco meno, mentre se devono essere smaltite poche unità ovviamente incidono maggiormente i costi della logistica, soprattutto in base alla località in essi si trovano.

Il prezzo è concordato tra il produttore/consorzio-intermediario/impianto, con la previsione dei costi di trattamento del rifiuto, nonostante ci sia la consapevolezza che gli stessi non verranno trattati ma rivenduti “tal quali”, cioè senza alcun trattamento.

Il tutto ovviamente genera un’astratta ma consapevole illecita concorrenza sul mercato, perché chi invece tratta realmente il rifiuto deve sostenere i costi nella manodopera e gestire quello che viene ricavato in termini di materie prime seconde e/o di rifiuto.

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