Carabinieri: intervista al Comandante del TPC di Firenze, Maggiore Claudio Mauti. La maggior percentuale di furti di opere d’arte avviene all’interno di luoghi di culto e pertinenze ad essi

FIRENZE (nostro servizio particolare). La storia e la cultura di Firenze viste con l’operatività, quotidiana, del Nucleo provinciale dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) agli ordini del Maggiore Claudio Mauti.

Report Difesa lo ha intervistato.

Maggiore, quali sono le principali attività di indagine che il Nucleo TPC di Firenze ha condotto nel 2023?

Partiamo dal Compianto sul corpo di Cristo della chiesa di Santa Maria Annunciata di Isorella (Brescia).

Questo dipinto, attribuito a Francesco Prata da Caravaggio, pittore che già alla sua epoca era considerato una personalità artistica di primo piano, è stato sequestrato presso una Galleria d’arte milanese dopo una verifica dell’opera attraverso la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

La restituzione del Compianto sul corpo di Cristo della chiesa di Santa Maria Annunciata di Isorella (Brescia)

La comparazione della fotografia del dipinto, con quelle contenute all’interno della Banca Dati, consegnate al momento del furto dall’allora parroco don Francesco Bazzoli ci ha consentito di accertarne l’illecita provenienza, nonché, data l’importanza dell’opera, la pubblicazione alla pagina 18 del bollettino numero 22 dell’anno 1999, “Servizio per le ricerche delle opere d’arte rubate” edito dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.

La conseguente attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Milano, ha consentito di individuare e denunciare per ricettazione una pensionata 68 enne, residente in Lombardia, che a seguito di perquisizione veniva trovata in possesso di un’altra opera rubata e confermare quindi l’estraneità ai fatti per la Galleria d’arte, che aveva richiesto l’iniziale l’accertamento.

L’importante dipinto è stato anche presentato come “opera da ricercare” alla trasmissione televisiva “Maurizio Costanzo Show”.

I “bollettini” delle opere d’arte trafugate, dal titolo “Arte in Ostaggio – Art Held Hostage”, contengono le opere di maggior rilevanza trafugate nel tempo e rappresentano, anche ai sensi della Convenzione UNIDROIT sui beni culturali rubati o illecitamente asportati, un valido strumento per contrastare il traffico illecito delle opere d’arte.

Tali pubblicazioni, realizzate dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ed edite dal Comando Generale dell’Arma, fino al 2003 (numero 25) erano stampate in formato cartaceo, per passare poi, dalla numero 26, nel solo formato digitale e scaricabili attraverso il sito Internet istituzionale dell’Arma.

C’è poi la lettera manoscritta di Giorgio Vasari datata 18 marzo 1566, rubata nel 2001 dall’archivio della Fraternità dei Laici di Arezzo.

 

La restituzione della Lettera del Vasari

Questa lettera è una missiva molto formale inviata ai Rettori della Fraternità per parlare dell’artista Giovanni Stradano.

Nel corpo della stessa si evidenziano anche legami di natura economica ove il Vasari parla, persino, di cifre e di compensi su alcuni lavori e relazioni sullo stato di alcune opere.

Il manoscritto risultava inserito negli archivi della Fraternità dei Laici, catalogato e fotografato.

L’attività investigativa del personale del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze, nata grazie alla segnalazione da parte della Casa d’aste Sotheby’s di Londra e di Bruxelles, ha consentito di individuare il prezioso manoscritto come quello asportato nel 2001 dall’archivio della Fraternità dei Laici di Arezzo.

Non è stata necessaria una formale richiesta di rogatoria internazionale da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo in quanto, attraverso la diplomazia culturale, il possessore del bene, una famiglia belga in buona fede, compresa la reale provenienza del manoscritto, si è messa a completa disposizione con il personale della Casa d’asta londinese affinché il bene potesse essere rimpatriato in Italia.

Il 7 settembre 2022, presso gli uffici dell’Ambasciata d’Italia a Londra, una delegata della Sotheby’s ha consegnato, spontaneamente, il manoscritto.

Il dipinto a tempera e oro su tavola del XV secolo, rubato al Museo dell’Opera del Duomo di Siena nel 1968, attribuito a Lippo D’Andrea, pittore fiorentino del ‘400, noto alla storiografia artistica come “Pseudo Ambrogio di Baldese” e citato da Giorgio Vasari nella vita di Lorenzo Monaco, è  stato sequestrato presso una Casa d’aste fiorentina dopo essere  stato individuato tra quelli asportati, a seguito della comparazione delle fotografie pubblicate sui cataloghi d’asta con quelle contenute nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che consentiva di accertarne l’illecita provenienza.

Un momento della restituzione del dipinto a tempera e oro su tavola del XV secolo di Lippo D’Andrea

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, ha consentito di appurare che l’opera pittorica, una volta asportata nel 1968 per diversi anni è rimasta sconosciuta al mercato riapparendo nel 1999 in una Casa d’aste svizzera, dove veniva acquistata da un collezionista italiano.

Una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, è durata circa un anno e ha permesso di rinvenire nella disponibilità di un noto imprenditore umbro, le sedici opere d’arte sopra raffigurate.

Le indagini sono iniziate grazie al quotidiano e meticoloso controllo dei siti Internet di settore e anche, come in questo caso, di immagini relative a palazzi o edifici storici, utilizzate per altri scopi.

Nello specifico, sulla pagina Web della struttura ricettiva dell’imprenditore, usata per banchetti e ricevimenti, i militari dello speciale Nucleo hanno notato, affisse alle pareti del salone, due delle tele asportate alla Chiesa di Santa Maria a Vigesimo di Barberino del Mugello (Firenze).

Durante una successiva fase investigativa, in seguito a una perquisizione delegata dall’Autorità Giudiziaria ed eseguita nel Comune di Umbertide (Perugia) sono state rinvenute le restanti 12 opere.

È stato possibile riscontrare nell’immediatezza dell’attività la provenienza furtiva dei beni sequestrati, grazie agli accertamenti svolti in tempo reale, mediante la consultazione della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Si è constatata, inoltre, l’estraneità ai fatti per l’imprenditore il quale è risultato essere stato raggirato da un noto ricettatore, oggi deceduto e che viveva nella provincia di Perugia.

Quest’ultimo, sicuro che l’imprenditore non le avrebbe mai messe in commercio, nel corso del tempo gli vendeva le sedici opere d’arte garantendone la lecita provenienza.

In una realtà storico-artistica e culturale importante qual è Firenze e la sua provincia dove avvengono i principali furti di opere d’arte?

Prendendo in analisi i dati relativi all’ultimo decennio, estrapolati dalla Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal nostro Comando come previsto dall’articolo 85 del Decreto Legislativo numero 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni culturali e del Paesaggio) possiamo indicare che la maggior percentuale di furti avviene all’interno di luoghi di culto e pertinenze ad essi.

Carabinieri del TPC

Successivamente, in ordine, troviamo luoghi privati e luoghi espositivi in generale.

Per finire, con numeri molto più ridotti, abbiamo musei, biblioteche e archivi pubblici, privati ed ecclesiastici.

So che spesso le chiese, specialmente in piccole realtà, sono quelle più a rischio. Anche per Firenze e provincia è così? Come vengono protetti questi beni?

Purtroppo è vero, circa il 40% delle opere trafugate in Italia proviene dalle chiese ed anche per Firenze e provincia tali eventi sono rilevanti.

Un importante aiuto alla prevenzione di tale fenomeno è costituito innanzitutto dall’inventariazione dei beni culturali ed ecclesiastici grazie a “Beweb”, la Banca dati messa a punto dal competente Ufficio della Conferenza episcopale italiana (CEI).

Inoltre, realizzate dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale in collaborazione con l’Ufficio nazionale per i Beni culturali ed ecclesiastici della CEI, sono state stilate le “Linee guida sulla tutela dei beni culturali ecclesiastici”, ove, partendo da buon senso e pragmatismo, si danno indicazioni operative e si indicano procedure, per scongiurare che quel tesoro prezioso che è il patrimonio artistico e culturale in dotazione alla Chiesa vada messo a repentaglio a seguito di attività predatoria.

Le principali delle quali sono:

  • gestire afflusso e deflusso dei fedeli: il presidio delle chiese è di importanza fondamentale, essendo luoghi accessibili e aperti a chiunque, ed anche a malintenzionati. Da qui l’indicazione di coinvolgere il mondo dell’associazionismo e del volontariato “culturale e cattolico”, nella vigilanza dei luoghi di culto, soprattutto nei momenti di maggiore criticità quale quelli immediatamente precedenti alla chiusura.
  • applicare sistemi di sicurezza attivi, passivi ed antintrusione: utilizzare portoni rinforzati o, se possibile, blindati con serratura, accertandosi periodicamente della chiusura delle porte e delle finestre; trattare al meglio i beni culturali “pregevoli e facilmente asportabili”, sostituendoli con copie o garantendone l’esposizione in luoghi di non facile accesso, ispezionandone periodicamente i “punti di bloccaggio” al pavimento o al muro e verificandone periodicamente la consistenza; installando sistemi di “antintrusione” e di sorveglianza, con rilevatori e sensori.

Barre a tecnologia infrarossa e vetri di sicurezza possono servire a tutelare un bene di particolare pregio. La videosorveglianza, costituita da telecamere posizionate in modo corretto, “oltre a un’efficace funzione di prevenzione dei reati, riveste un’indubbia valenza in termini repressivi”.

 A Firenze e provincia quali sono i beni maggiormente trafugati? E  quelli recuperati?

Nella Città Metropolitana di Firenze, il numero complessivo dei beni culturali sottratti risulta essere in continua diminuzione di anno in anno.  Sotto tale profilo però, con particolare riguardo ai beni culturali tradizionalmente più sottoposti all’attacco criminale, vanno indicati come detto in precedenza i beni ecclesiastici.

Un’altra tipologia di bene alla quale bisogna prestare la massima attenzione, è quella che va a comporre il patrimonio archivistico e librario.

Nel caso opere d’arte appartenenti ad altri Paesi e recuperati nel territorio di vostra competenza quali sono le procedure che vengono attuate?

In relazione a questo, possiamo prendere come caso di studio i recuperi di beni archeologici appartenenti a Paesi esteri.

Ultimamente, sono state condotte dal nostro Nucleo diverse attività di indagine che hanno portato al sequestro di collezioni private, composte da reperti archeologici illegalmente detenuti.

Tra tali beni, erano presenti anche manufatti provenienti da territori esteri, come Panama, Ecuador, Turchia, Perù.

La procedura che viene attuata in questi casi, prevede che in seguito al sequestro, i beni vengono preliminarmente fatti espertizzare da funzionari del Ministero della Cultura, che ne indicano la presumibile provenienza estera e la relativa zona geografica.

Quindi, in virtù delle indicazioni date, vengono analizzati dai funzionari esperti degli stati interessati per il riconoscimento ufficiale e procedere formalmente alla richiesta di restituzione a quel paese.

Infine, al termine di tutti gli accertamenti condotti sopra elencati, l’Autorità Giudiziaria che procede può disporre la restituzione ai paesi proprietari per il ritorno in patria dei beni che erano stati a loro sottratti illegalmente.

Questo è un esempio fra i più consueti di beni appartenenti a paesi esteri e recuperati nel territorio di nostra competenza.

Un Carabiniere del TPC con una tela rubata in  una chiesa, recuperata e restituita

Chi fosse proprietario di un bene culturale di rilievo cosa deve fare per proteggerlo da eventuali furti?

Sostanzialmente, essendo opere di valore, si può prendere spunto ed adottare nel luogo ove vengono custoditi i beni le stesse idonee misure di sicurezza che vengono consigliate per i musei pubblici o privati.

Quindi, telecamere di sicurezza interne ed esterne, porte e finestre con sistemi di allarme, sensori e vetri di sicurezza

È fondamentale la compilazione del “documento dell’opera d’arte – Object ID”.

E’ un modulo concepito dall’UNESCO ed elaborato in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, nel quale si devono riportare i dati identificativi essenziali di qualsiasi bene d’arte (oggetto, autore, epoca, tecnica e materiale, dimensioni, titolo e descrizione, fotografia).

Con esso il possessore di oggetti d’arte può costituirsi un proprio “archivio fotografico – descrittivo”. È bene che sia custodito in luogo sicuro perché in caso di furto può essere d’ausilio alle Forze dell’Ordine per il suo successivo recupero.

Ovviamente conservarla anche su supporto digitale.

Il modulo è compilabile anche al seguente indirizzo: https://tpcweb.carabinieri.it/SitoPubblico/home/funzioni/object-id

Compilato dai proprietari, i dati non vengono memorizzati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ma da la possibilità di scaricare come file la scheda che viene elaborata dopo la compilazione.

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