Carabinieri: nel Napoletano i militari sequestrano beni per un valore di circa 10 milioni di euro a tre proprietari legati al clan Polverino

Napoli: I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito, oggi, un decreto di sequestro, emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, dal Tribunale di Napoli – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione, di una serie di immobili ubicati a Marano di Napoli (Napoli).

Operazione dei Carabinieri di Napoli

I beni sequestrati sono: 2 ville da 12 vani complessivi, 2 garage ed un magazzino-deposito, 6 locali commerciali, un magazzino deposito, 3 appezzamenti di terreno delle dimensioni complessive di 39.220 metri quadrati, un immobile adibito a scuola.

Il valore complessivo dei sequestri ammonta a circa 10 milioni di euro.

Il provvedimento è stato eseguito nei confronti dei proprietari degli immobili, padre e 2 figli, già destinatari nel 2013 di un’ordinanza di misura cautelare perché ritenuti responsabili per i reati di partecipazione ad associazione camorristica del clan Polverino, falsità ideologica in concorso, abuso di ufficio e trasferimento fraudolento di valori; condotte per le quali riportavano condanne irrevocabili.

Le indagini coordinate dalla DDA di Napoli hanno permesso di individuare nelle persone interessate dal provvedimento della Procura, dall’inizio degli anni ’90 e sino al 2009, allorquando il sodalizio si interrompeva per divergenze di natura economica, tra gli imprenditori di maggior rilievo del clan Polverino.

A seguito di un vero e proprio patto societario occulto, hanno scoperto i Carabinieri, il capo del clan, finanziava le imprese delle tre persone coinvolte nell’inchiesta e partecipava al 50% dei relativi introiti, costituendo il reimpiego degli ingenti profitti delle attività criminali (soprattutto di quelli conseguenti all’importazione di stupefacenti) nelle loro iniziative imprenditoriali.

Il reimpiego era funzionale, secondo l’accusa, non solo al personale arricchimento del capo clan ma anche ad alimentare l’ulteriore capitalizzazione dei traffici di droga ed a finanziare le attività illecite del gruppo criminale nelle cui casse venivano versate, a titolo di contributo, somme fisse per ciascun appartamento costruito e tale denaro veniva poi impiegato per il pagamento degli stipendi e per sostenere le spese dell’organizzazione criminale.

Le medesime acquisizioni investigative, intercettazioni ed approfonditi accertamenti patrimoniali, corroborate dalle dichiarazioni precise e concordanti dei collaboratori di giustizia, si estendevano anche ai beni di proprietà di una società che è risultato essere, di fatto gestita, dalle tre persone indagate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore