Carabinieri: operazione a Taranto. Sedici arresti per vari reati. Forte il contrasto all’infiltrazione mafiosa in provincia

Taranto. I Carabinieri del ROS – col supporto in fase esecutiva del Comando Provinciale Carabinieri di Taranto, del 6° Elinucleo di Bari, del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno (Bari) e dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori Puglia –  hanno eseguito, oggi,  in provincia di Taranto, due ordinanze applicative di misure cautelari rispettivamente emesse dal Tribunale di Lecce e dal Tribunale per i minorenni di Taranto su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Lecce che ha coordinato le indagini.

Operazione antimafia dei Carabinieri nel Tarantino

Interessate dal provvedimento 16 persone [1] ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, scambio elettorale politico-mafioso, danneggiamenti, rapine, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, anche da guerra, aggravati dal metodo mafioso.

I provvedimenti si collocano in una più ampia strategia di contrasto all’infiltrazione mafiosa nel distretto giudiziario e segnatamente nella provincia di Taranto nei confronti di fondatori e appartenenti alla Sacra Corona Unita, organizzazione che affonda le proprie radici nel rapporto privilegiato con la ‘ndrangheta.

Le indagini che hanno portato all’odierna misura cautelare – avviate nel 2018 per approfondire il contesto in cui erano maturati gravi episodi delittuosi tra cui il triplice omicidio di Palagiano, del 17 marzo 2014 [2], e l’omicidio del pregiudicato Francesco Galeandro [3], avvenuto in Pulsano il 22 luglio 2016 – hanno permesso di documentare esistenza e operatività di un sodalizio mafioso attivo nei comuni di Pulsano (Taranto), Leporano (Taranto) ed in altre aree della provincia di Taranto, capeggiato da Maurizio Agosta e federato al clan Locorotondo di Crispiano (Taranto), predominante nell’area.

Gli attuali assetti criminali del contesto territoriale è emerso dall’inchiesta conseguono, tra l’altro, proprio all’omicidio di Galeandro del quale sarebbe responsabile, quale mandante, Agosta.

L’uomo è in carcere per questi fatti in quanto è stato condannato, in secondo grado, a 30 anni di carcere.  Avrebbe agito per acquisire il controllo dello spaccio nell’area che altrimenti doveva condividere con Galeandro.

Le articolate investigazioni, oltre a definire ruoli e funzioni all’interno del sodalizio mafioso, hanno permesso di accertare come Agosta, benché recluso, sia riuscito costantemente a impartire dal carcere le linee d’azione a due reggenti.

I quali hanno provveduto alla direzione delle attività illecite sul territorio, al versamento di una contribuzione periodica in favore del clan Locororotondo ed al sostentamento degli affiliati detenuti e delle rispettive famiglie sfruttando la cassa comune ove confluiva parte dei proventi delle attività delittuose.

In tale quadro, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e alla valorizzazione in chiave sistemica di elementi di prova emersi in altre indagini, è stata fatta luce sull’assetto interno dell’aggregato criminale, rilevandone l’articolazione in gradi (chiamati “doti”, similmente a quanto accade per la ‘ndrangheta), nonché i rituali di affiliazione dei neofiti che contribuivano a garantire un particolare controllo degli stessi.

Tra le attività illecite, oltre a numerose rapine agli esercizi commerciali della zona, particolare rilievo riveste quella di narcotraffico e spaccio di cocaina e hashish nell’area di Pulsano e Leporano, stupefacente approvvigionato nel leccese e da gruppi operanti nel tarantino e nel napoletano.

La particolare ampiezza dell’azione investigativa ha permesso, inoltre, di cristallizzare i tentativi di infiltrazione del clan Agosta nelle amministrazioni locali al fine di condizionarne i processi decisionali.

In tale quadro, sono state poste in essere le tipiche condotte di scambio elettorale politico – mafioso.

In proposito, le acquisizioni investigative hanno messo in luce che gli Agosta, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Leporano del 2019, avrebbero stretto un patto politico-mafioso con due candidati, A fronte del sostegno elettorale, i due candidati avrebbero procurato posti di lavoro e/o appalti a ditte di riferimento del sodalizio.

Gli interessati però non sono stati eletti.

L’organizzazione criminale, di cui è stata documentata la disponibilità di armi e di esplosivi, ha anche esercitato sistematiche attività di intimidazione sul territorio e in danno di appartenenti ad altri gruppi delinquenziali, contribuendo ad ingenerare sulla locale comunità la tipica condizione di assoggettamento ed omertà cardine del metodo mafioso.

Contestualmente alle misure cautelari, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni mobili, immobili e rdi apporti bancari emesso dal Tribunale di Lecce per un ammontare complessivo di circa mezzo milione di euro.

NOTE

[1]  Ad ulteriori 15 soggetti è stato notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari. Tra gli indagati colpiti da misura cautelare, a 7 è stata contestato il delitto di partecipazione ad associazione di tipo mafioso. Un indagato, minore all’epoca dei fatti, è stato colpito dal provvedimento cautelare emesso dal Tribunale per i Minorenni di Taranto, poiché ritenuto partecipe dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

[2]  Nella cosiddetta “Strage di Palagiano” erano stati uccisi il pluripregiudicato Cosimo Orlando, appartenente al sodalizio mafioso “Clan Putignano”, già condannato alla pena detentiva di 25 anni di reclusione perché ritenuto esecutore di un duplice omicidio commesso in Calabria nel 1998, lassa compagna ed il figlio minore della stessa.

[3]  Il 22 luglio 2016 veniva ucciso a colpi di arma da fuoco esplosi da un almeno due sicari.  Per tale fatto sono stati tratti in arresto e condannati in primo grado oltre a Maurizio Agosta altri componenti ritenuti colpevoli quali esecutori materiali, concorrenti nel reato e per  favoreggiamento personale..

Il 28 febbraio 2019 la Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha confermato per tutti gli imputati le condanne comminate in primo grado, fra cui quella di Agosta a 30 anni di carcere. Due le assoluzioni.

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