Di Gerardo Severino*
PESCHIERA DEL GARDA (VERONA). Nell’ottobre del 1911, dopo varie dichiarazioni e smentite ufficiali, venne finalmente decretata la nascita dell’ennesima “Scuola Speciale” per il ramo mare della Regia Guardia di Finanza, a quel punto vera erede della gloriosa “Sezione” di Messina, andata distrutta a seguito del tremendo terremoto/maremoto del 28 dicembre 1908, ma non ancora antesignana della futura Scuola Nautica di Pola, la quale sarebbe sorta solo nel settembre del 1926.

La scelta della sede cadde sulla storica cittadina veneta di Peschiera del Garda (famosa nel Risorgimento per essere stata una roccaforte austriaca nel cosidetto “Quadrilatero” e per il relativo assedio posto dalle truppe piemontesi nel maggio 1848), sulla linea ferroviaria Milano-Venezia, dove si era appena liberata in parte la caserma “XXX Maggio”, già dimora della Compagnia di Disciplina del Regio Esercito, ed anche in relazione al fatto che essendo ubicata all’estremità sudorientale della riva del Garda, sarebbe stato molto più facile per gli allievi “di mare” eseguirvi le opportune esercitazioni in barca. Il “Distaccamento Allievi Mare” di Peschiera opererà sul Garda sino al 1920, peraltro rispondendo appieno alle esigenze operative di due guerre: quella “Italo-Turca” e quella del 1915 – 1918.
I primi passi
Ottenuta in temporanea cessione, da parte del Ministero della Guerra, la caserma “XXX Maggio” di Peschiera, capace di ospitare anche un migliaio di uomini, venne affidata al Capitano Angelo Brovia, che ne prese incarico a far data dal primo di ottobre[1].
L’ufficiale prescelto aveva alle spalle una solida tradizione professionale, principalmente in campo addestrativo, occupandosi, infatti, dell’istruzione degli allievi guardie di finanza sin dal primo di aprile del 1906, data in cui era stato trasferito al Battaglione Allievi di Maddaloni ed ove era rimasto sino al 1° luglio del 1909, data in cui era stato trasferito alla allora “Sezione Allievi” di Verona.
Al Capitano Brovia spettò, dunque, la direzione dei lavori di adattamento dell’immobile demaniale ai nuovi usi: lavori eseguiti dalla squadra “zappatori” opportunamente distaccata dal Battaglione di Verona e completati, dopo appena qualche settimana, con la concentrazione e la sistemazione in sito dei vari oggetti di casermaggio e di arredo[2].
Il Corpo l’avrebbe occupata sino all’entrata in guerra dell’Italia (24 maggio 1915), periodo nel quale fece ritorno al Ministero della Guerra, per le naturali esigenze della mobilitazione generale.
Con la denominazione di “Distaccamento Allievi Guardie di Finanza”, dipendente dal Battaglione di Verona, la Scuola di Peschiera fu articolata su due Compagnie, una di terra e un’altra di mare, rette rispettivamente dal Capitano Giuseppe Esposito e dal Tenente Ernesto De Angelis.
Il nuovo reparto iniziò la propria attività istituzionale nel corso del dicembre dello stesso 1911, con una forza di circa 700 uomini (ovviamente fra allievi del contingente di terra e di mare), un vero e proprio record per quel genere di reparto.
Completavano l’organico ufficiali il Capitano Ottavio De Julio ed il Sotto Tenente Giuseppe La Ferla, aggregati “in rinforzo” proprio in relazione all’alto numero dei frequentatori di quel primo corso.
Nei mesi seguenti, il numero dei frequentatori calò sensibilmente, tanto che di lì a poco il “Distaccamento” inizierà finalmente a lavorare per il solo addestramento del personale del contingente di mare.
E, mentre a Peschiera si consolidava faticosamente l’attività della “Scuola Allievi Mare” di Finanza, nella bellissima Venezia, dalla quale il “Distaccamento” era stato trasferito, la Regia Marina pensò di aprire presso la caserma di San Daniele[3] – siamo giunti, nel frattempo, all’anno 1912-– la sede di una Scuola del Corpo Reale Equipaggi (meglio noto con l’acronimo di C.R.E.[4]), decisione che contestualmente riguardò anche la città marittima di La Spezia.
Tale scelta fece riflettere non poco i vertici del Corpo, anche perché la coabitazione delle due “Scuole” (Finanza e Marina) avrebbe potuto apportare incredibili vantaggi all’addestramento delle Fiamme Gialle del mare.
Ma ormai era troppo tardi per “tornare indietro”, considerando anche un fattore certamente non secondario: l’Italia, in quel preciso momento, si trovava in guerra contro la Turchia per la conquista della Libia, conflitto al quale, seppure con modesto contributo, stava partecipando la stessa Guardia di Finanza.
Fra i reparti mobilitati – lo ricordiamo – vi fu anche un Plotone interamente composto da finanzieri del “ramo di mare” comandato dal Tenente Gaspare Carruba.
A quel punto da Peschiera arduo sarebbe stato spostarsi nuovamente a Venezia, sebbene in quella città sia la laguna che il mare avrebbero favorito maggiormente l’addestramento del personale navigante.
Il corso d’istruzione, allora della durata di sei mesi, oltre alla formazione giuridica e tecnico-professionale, in ragione delle peculiari attività di servizio demandate al Corpo, comprendeva lunghi periodi di addestramento marinaresco. Tutte le esercitazioni esterne furono, quindi, effettuate sul Lago di Garda.

L’istruzione, per quanto risentisse della lontananza del mare, fu comunque soddisfacente, anche perché si poté contare su idonei mezzi nautici, per quanto ancora a vela ed a remi, come approfondiremo a breve. Molto importanti furono pure l’addestramento e le esercitazioni militari, spesso eseguite assieme ai membri della “Stazione Naviglio” di Limone del Garda, ovvero alle altre Forze Armate stanziate in zona.
Alla fine di maggio del 1912, le due Compagnie Allievi presero parte, per la prima volta, ad una delle tante esercitazioni militari, organizzate dal locale comando di Presidio in relazione alla delicata posizione strategica che rivestiva la località di frontiera.
Di tale partecipazione ne diede testimonianza l’allora Tenente Colonnello Pietro Carbolani, responsabile del Presidio stesso, che indirizzò al comandante del Distaccamento Allievi gardesano un’accorata lettera di compiacimento datata 30 maggio.
Non mancarono, poi, le cerimonie “in trasferta”, molto utili per far apprezzare al grande pubblico la nuova realizzazione voluta dalla Legione Allievi. Il 5 giugno successivo, per esempio, in occasione della tradizionale “Festa dello Statuto”, un plotone mare del Distaccamento di Peschiera, prese parte alla cerimonia militare tenutasi nella centralissima Piazza Vittorio Emanuele di Verona, unitamente ad altri reparti del locale Battaglione Allievi, il quale, come s’è già ricordato prima, si trovava al Comando dal Tenente Colonnello degli Alpini Vittorio Cimetta.
I finanzieri del Capitano Brovia furono, quindi, passati in rassegna dal Comandante del Corpo d’Armata, Tenente Generale Ottavio Ponza di San Martino e applauditi dalla folla che aveva preso parte alla celebrazione, ammirata dalla presenza di quegli strani marinai con il “solino giallo”.
Il 1° luglio di quello stesso anno, il Capitano Brovia dovette però lasciare Peschiera, essendo stato trasferito al Comando di una delle Compagnie Allievi formatesi a Roma dopo il trasferimento della Legione Allievi da Maddaloni. In sua sostituzione assunse il Comando del “Distaccamento” il Tenente Giuseppe Costa, che però prese l’incarico solo il 1° gennaio del 1913.
Il Tenente Costa, che sino al dicembre del 1912 era stato Comandante della Tenenza di Piombino, era, in realtà, un ex “lupo di mare”, avendo militato in tale specialità dal 5 dicembre 1896, data in cui fu ammesso “allievo guardia mare” a Messina, sino al 1908, anno in cui, da Brigadiere “di mare” fu ammesso alla Scuola Ufficiali di Caserta.
Dal “Quadro dei Comandi” del Corpo, alla data del 1° gennaio 1914, oltre al Tenente Costa, fra gli ufficiali del Distaccamento troviamo anche i Sotto Tenenti Antonio Moro, Gaspare Tiragallo, Giuseppe Dondi, Amilcare Amoretti e Angelo Perotti. Alcuni mesi dopo, purtroppo, il “Distaccamento” di Peschiera dovrà piangere la scomparsa del suo Comandante, il Tenente Costa, morto per malattia il 25 di maggio [5].
Al suo posto fu così destinato il Tenente Francesco Scarfì, che aveva sin lì comandato la Tenenza di Nobiallo.
L’ufficiale, che assunse l’incarico il successo 25 di agosto, non era certo stato “scelto per caso”, avendo, infatti, maturato pure lui in gioventù un’ampia esperienza nell’ambito del contingente di mare, e peraltro anche in possesso del brevetto di “Capitano Marittimo”[6].
Di lì a qualche giorno, pur tuttavia, il “Distaccamento” verrà coinvolto da un evento di straordinaria importanza, almeno per la grande famiglia delle Fiamme Gialle. Il 7 giugno del 1914, infatti, in occasione della consegna della Bandiera di Guerra al Corpo, i sottufficiali istruttori Maresciallo Eugenio Camparmi e il Brigadiere Ugo Guazzi organizzano, all’interno della stessa caserma “XXX Maggio”, una memorabile festa, alla quale presero parte, oltre al personale ed agli allievi dell’istituto di formazione, per i quali fu confezionato un pranzo speciale, come ci ricorda il giornale “Il Finanziere”, anche numerose rappresentanze delle altre Forze Armate di stanza a Peschiera: fu un vero successo! [7].
Non meno interessante fu, poi, il ruolo che il Distaccamento svolse in favore dello sport militare.
Numerose furono, infatti, le partecipazioni a gare ed a criterium militari da parte di rappresentanze della Scuola di Peschiera.
Ne danno esempio le gare ginnico – sportive militari tenutesi nella giornata del 10 maggio 1914 nell’Arena di Verona ed organizzate dall’Istituzione Comunale “Bentegodi”, nel corso delle quali si distinse maggiormente il Battaglione Allievi della città scaligera ed un plotone allievi di mare provenienti appunto da Peschiera, che ottenne il plauso dell’intera cittadinanza, oltre che delle autorità militari intervenute alla premiazione.
Riguardo ai finanzieri di mare il giornale “Il Finanziere” aggiunse: “Il candore della loro divisa colpì subito l’attrattiva del pubblico che, mosso da un sentimento di simpatica ammirazione, li accolse entusiasticamente. Eseguiti alcuni eserciti cogli appoggi, che riuscirono alla perfezione, per ultimo fecero un giuoco ginnastico, che, riuscì di un effetto straordinario e fu ripetutamente applaudito, sia per la destrezza con cui fu seguito, sia per la singolarità” [8].
Sul finire dell’anno, esattamente al primo di novembre, il “Quadro Ufficiali” del Distaccamento risulta composto, oltre che dal Tenente Scarfì, dai Sotto Tenenti Alberto Averino, Carmelo Conti, Giovanni Stirati e Carlo Romani. In seguito allo scoppio del primo conflitto mondiale, presso il Battaglione Allievi di Verona ed il “Distaccamento Mare” di Peschiera, divenuti centri di mobilitazione, fu costituito il 16° Battaglione R. G. di F., che eroicamente si distinse negli aspri combattimenti di Val Visdende e Doss Casina.
Il “Distaccamento” si traferì, quindi, presso la Caserma “Ferdinando di Savoia”[9], ove rimarrà definitivamente sino alla sua soppressione.
In tale contesto, il Tenente Scarfì terrà però il comando del reparto sino al 1° dicembre 1915, data in cui dovette purtroppo lasciare Peschiera essendo stato pure lui mobilitato, inquadrato nei ranghi dell’VIII Battaglione R. Guardia di Finanza, con il quale prese parte a numerosi cimenti di guerra [10].
Il suo posto fu “temporaneamente” tenuto dal Tenente Antonio Moro, da poco promosso a tale grado, e che aveva comunque alle spalle una solida esperienza nell’ambito dei reparti d’istruzione del Corpo [11].
Ufficiale dotato di una notevole e profonda umanità, il Moro non mancherà di farsi carico delle più svariate questioni concernenti il personale “in formazione”, e lo fece anche in quel delicato momento di vita nazionale.
Fra questi doveri anche quello di segnalare ai Comandi Superiori il valore dimostrato dai propri allievi finanzieri, seppure per atti secondari rispetto ai “cimenti di guerra” da premiare, dei quali era giustamente chiamato ad occuparsi allora il Comando Generale del Corpo.
È il caso, ad esempio, del conferimento della Medaglia di Bronzo al Valor Civile che il Tenente Moro propose, a seguito di un salvataggio messo a segno a Peschiera il 24 giugno 1916, nei confronti di un giovanissimo allievo guardia di mare, Vincenzo Scibilla [12], il quale: “Vestito come trovavansi gettavasi nelle acque del Mincio, dove un bambino stava per affogare, e dopo breve percorso a nuoto, vincendo la forte corrente, riusciva a trarlo in salvo alla riva”.
Il Tenente Moro, tuttavia, manterrà l’incarico per diversi mesi, in quanto fu solo il 10 settembre del 1916 che giunse a Peschiera il nuovo comandante, il Capitano Sebastiano Mallo [13], al quale spetterà un durissimo lavoro, ivi compresa la responsabilità di dover fornire concorso al servizio di Polizia Militare e di Sicurezza in occasione del noto “Convegno di Peschiera”, che si tenne nella città lacuale l’8 novembre 1917, all’indomani della disfatta di Caporetto, in prosecuzione di quello “interalleato” di Rapallo (5-6 novembre) [14].
Non solo, ma nei mesi seguenti, presso la stessa caserma di Peschiera si dovette provvedere anche all’addestramento di molti “complementi” (rinforzi) da destinare ad altri gloriosi battaglioni, quali il XVIII.
Rilevante fu, quindi, anche il ruolo che il Distaccamento Mare svolse nel settore della vigilanza costiera del Lago di Garda, in collaborazione con la Stazione Naviglio di Limone, nel tentativo di evitare colpi di mano austriaci.
Oltre alle perlustrazioni e ricognizioni a terra, i finanzieri e gli allievi mare contribuirono al “Servizio di Crociera”, pattugliando il tratto di lago che unisce Peschiera a Desenzano, assicurando, come ricorda il Generale Sante Laria, primo e grande storico del Corpo: “Il servizio di rifornimento delle truppe in linea, in concorso con i rimorchiatori e piroscafi della R. Marina”[15].
Nello svolgere questo gravoso e sfibrante compito, i finanzieri “mare” di Peschiera, furono imbarcati sui mezzi della Scuola, gli stessi sui quali gli allievi completavano la propria formazione marinaresca.
Dal censimento dei “Mezzi nautici della R. Guardia di Finanza”, richiesto nel 1913 dallo Stato Maggiore del Regio Esercito, emerge, infatti, che presso il Distaccamento Allievi di Peschiera vi erano dislocati, probabilmente sin dal 1911, tre natanti denominati rispettivamente “Tripolitania”, “Cirenaica” e “Somalia”.
Si trattava di lancioni a remi e a vele latine aventi ciascuno una stazza lorda pari a tonnellate 1 ½, una lunghezza di metri 8,50 e con otto remi, molto utili in caso di guerra proprio grazie alla loro struttura, tant’è che nella relativa scheda tecnica vi era indicato: “Possono adibirsi alla vigilanza sul lago di Garda ed al trasporto di piccoli reparti in qualsiasi punto del lago stesso; al rifornimento di reparti operanti sulle sponde ed a facilitare sbarchi da eseguirsi con imbarcazioni, il cui pescaggio non permettesse di avvicinarsi alle sponde”[16].
Nei primi mesi del 1918, in relazione alla notevole importanza assunta dal lago ed anche in previsione dell’offensiva italiana prevista per il mese di giugno, l’assetto difensivo del Garda venne reso più efficiente, anche attraverso l’aumento degli organici destinati alla vigilanza.
Presso il Distaccamento, che dal 1° febbraio 1918, col il trasferimento del Capitano Mallo al Comando della Compagnia “esterna” di Venezia, era passato agli ordini del parigrado Edoardo De Sarno Prignano[17] (lo stesso ufficiale che anni prima aveva operato presso la “Sezione Allievi” di Messina), furono quindi aggregati, su richiesta del Comando di Corpo d’Armata, 20 uomini tra sottufficiali e finanzieri, provenienti dal Circolo di Vicenza, grazie ai quali fu anche possibile mantenere in vita l’addestramento degli allievi, anche riguardo alle nuove tecnologie e all’armamento di bordo montato sui natanti del Corpo stesso.
Uno degli aspetti di maggiore importanza, curati dal comando del “Distaccamento Mare” fu proprio quello relativo all’addestramento al tiro, per il potenziamento del quale furono presi particolari accordi con il locale comando di Presidio e con le autorità militari della zona[18].
Gli allievi finanzieri di mare furono sottoposti, durante le lezioni concernenti l’istruzione militare, anche a frequenti esercitazioni esterne, sia lungo gli argini del Garda che a bordo dei citati natanti-scuola.
L’addestramento riguardava essenzialmente l’uso e la tenuta delle armi individuali in dotazione al Corpo e cioè il fucile mod. 1891 e la pistola a rotazione mod. 1889, ma anche il cosiddetto armamento di reparto, costituito dalle famose mitragliatrici “Maxim”, che le future guardie di mare avrebbero dovuto usare sui battelli incrociatori, a bordo dei quali avrebbero trovato imbarco al termine del corso.
L’addestramento all’uso delle mitragliatrici valeva anche per il conferimento delle qualifiche di “capo pezzo”, di “inserviente n. 1.” e di “inserviente n.2” e ciò naturalmente in base alla bravura degli esaminandi: le medesime qualifiche venivano ufficialmente concesse dalla Direzione di Artiglieria di Verona con apposita trascrizione matricolare.
Inizialmente furono utilizzate le “Maxim” dell’originario modello 1887, opportunamente adattate, nel 1893, per gli usi della Regia Marina mediante la sostituzione della canna con quella del fucile italiano “Vetterli” calibro 6,5, allora in dotazione alla truppa.
Ciò rendeva più facile l’eventuale rifornimento in guerra, attraverso gli appositi nastri di tela capaci di contenere fino a 280 cartucce ciascuno.
Negli anni successivi venne adottata la nuova “Maxim mod. 1908”, la cosiddetta “versione tedesca”, con calibro da 7,92 mm., capace di esplodere fino a 400 colpi al minuto (2500 colpi per ogni cambio di canna o di evaporazione dell’acqua da! manicotto di raffreddamento).
Come risulta dagli atti conservati presso il Museo Storico del Corpo, tali esercitazioni venivano effettuate o da bordo di unità navali contro bersagli a terra oppure contro bersagli rimorchiali da altri natanti, e ciò sempre con l’ausilio e l’assistenza di personale della Sezione di Artiglieria di Peschiera (facente parte del 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza), nonché dirette da un ufficiale della medesima Arma.
L’addestramento con le “Maxim”, in verità, era stato intensificato, già a partire dall’aprile del 1915, in previsione di un eventuale intervento italiano nel conflitto mondiale, soprattutto con l’ausilio dei tre battelli incrociatori (due torpediniere “Thornycroft” ed una “White”) di cui disponeva la Stazione Naviglio di Limone del Garda [19], a bordo dei quali tali armi erano già collocate su apposito affusto.
Anche in tali circostanze, gli allievi finanzieri di Peschiera presero parte alle relative esercitazioni a fuoco, dirette dal tenente d’Artiglieria Fausto Barabino, le ultime prima della grande mobilitazione di fine maggio.
Verso la fine del conflitto, su proposta del comando della Flottiglia del Garda, lo Stato Maggiore della Marina autorizzò la sostituzione, a bordo degli incrociatori di Finanza, delle mitragliatrici “Maxim” con le più recenti “Colt” da 6.5 millimetri, già distribuite alle unità della Regia Marina.
Anche in tale occasione non mancò la necessaria istruzione per gli allievi finanzieri del Garda, e sempre a bordo delle tre imbarcazioni in uso presso quel Distaccamento Allievi.
Sempre riguardo all’addestramento al tiro con armi da fuoco individuali, una vera e propria novità, almeno per la storia delia Guardia di Finanza, è quella rappresentata dal fatto che anche ai finanzieri di mare fu distribuita la cosiddetta “Mauser Marina”, la pistola automatica più famosa del mondo, come documenta una rarissima foto d’epoca

[20], raffigurante allievi finanzieri mare ed istruttori del Distaccamento di Peschiera, ritratti durante una esercitazione a fuoco eseguita nei pressi del Lago di Garda. Dall’esame del documento fotografico si è avuta, infatti, la certezza di quanto si asserisce, aggiungendo che i particolari uniformologici dell’unico finanziere mare (con indosso il grigioverde) munito di Mauser e gli estremi posti dietro la foto stessa non lasciano dubbi circa il fatto che si tratti effettivamente di militari del Corpo.
L’epilogo
Ad un mese dalla fine del conflitto, esattamente il 1° ottobre 1918 un nuovo “cambio al vertice” interessò il glorioso reparto d’istruzione di Peschiera.
Mentre il Capitano De Sarno Prignano raggiungeva Roma, ove avrebbe assunto l’incarico di Aiutante Maggiore presso quella Legione Territoriale, sul Garda fece ritorno, provenendo dal Battaglione di Verona (ove era stato ridestinato il precedente 15 di gennaio, direttamente reduce dal fronte ove era stato impiegato), il Capitano Antonio Moro, che assunse l’incarico il primo di novembre.
Da quel momento l’ufficiale verrà coadiuvato dai Tenenti, comandanti dei Plotoni Allievi, Domenico Barbero e Flores.
Ciò nonostante, la “parabola” di Peschiera era ormai già in declino e il suo destino già scritto.
Agli inizi del 1919, il Distaccamento già non curerà più l’addestramento delle guardie di mare, tant’è vero che lo stesso Capitano Moro dovette far rientro a Verona, ove assunse il comando della 2^ Compagnia Allievi di quel Battaglione.
Nel mentre a Roma si discuteva sul da farsi, riguardo alla riorganizzazione dell’apparato addestrativo, a Peschiera del Garda rimase, tuttavia, in piedi l’intero apparato della “Scuola/Distaccamento”, al comando del quale fu posto “interinalmente” il Tenente Domenico Barbero.
In quegli stessi mesi, sempre sulle pagine del glorioso “Il Finanziere”, molti collaboratori della testata giornalistica s’interrogavano circa il destino del “comparto marittimo” del Corpo. In un articolo del marzo 1919, in particolare, cogliamo la seguente, interessantissima osservazione: “Com’è noto, durante la guerra, per esigenze d’ordine superiore, molte guardie del ramo mare furono temporaneamente trasferite nel ramo terra ed inquadrate nei battaglioni combattenti, nelle file dei quali esse fecero magnificamente il loro dovere, sia alla fronte giulia-trentina che in Albania. Ora che la guerra è finita e che quelle esigenze d’ordine superiore che si manifestarono durante il periodo bellico hanno cessato d’imperare, ora che i nostri bei battaglioni, pur conservando la loro organizzazione militare, vengono adibiti in servizio d’istituto, non sarebbe conveniente far ritornare questo personale al ramo speciale al quale ha sempre appartenuto?
Tale è anche il desiderio di molti degli interessati, ma noi pensiamo che esaudendolo si farebbe molto bene anche al servizio. Noi riteniamo, infatti, che il ramo mare sia destinato ad un grande avvenire, perché noi non vediamo la possibilità di una efficace riorganizzazione del servizio, specialmente di vigilanza costiera, se non nella costituzione di quella famosa flottiglia finanziera, per la quale tanti fiumi d’inchiostro sono stati versati su queste colonne da Togo e da altri autorevoli collaboratori. Sarebbe perciò opportuno di cominciare col restituire al ramo di provenienza questo personale, che ne è stato solo temporaneamente distratto, e ciò anche per impedire che esso ossa, con l’andar del tempo, perdere quelle doti, quelle cognizioni e quell’addestramento che lo faranno in seguito tanto prezioso”[21].
Molto più esplicito, soprattutto riguardo alla necessità di riformare l’addestramento specialistico dei militari del Corpo, ci sembra essere il seguente brano, tolto da un più ampio articolo apparso nell’agosto seguente, sempre su “Il Finanziere”, brano nel quale, dopo aver riconosciuto la grande valenza dei tre Battaglioni Allievi ancora in servizio (Maddaloni, Roma e Verona), per l’addestramento del personale “di terra”, l’autore s’avventura in una affascinante e avveniristica proposta, la cui realizzazione pratica necessiterà ancora di qualche altro anno.
“Per le due categorie del ramo mare, che può avere, a suo tempo, altre specialità: elettricisti, fuochisti, macchinisti o motoristi, ecc., occorre istituire una Scuola unica, in adatta località marittima, che, tenuto conto della posizione, della vicinanza a Maddaloni, Caserta e Roma, e di ciò che offre, ritengo possa essere Napoli, coi suoi porti, arsenale, bacini, scali-officine, navi, ecc. anche nei dintorni, molto utili per l’istruzione nautica. Il programma base per le due categorie, navigante e di porto, dev’essere uguale, e quasi tutto militare marittimo, indi il programma eminentemente professionale.
Il Comando generale potrebbe, volendo, trovar modo di fare assorbire dalla Guardia d Finanza di porto, alcune mansioni della Sanità marittima, della P.S. di mare, ecc., evitando che questi diversi servizi si sovrappongono e si confondono, con danno sul raggiungimento dello scopo di interesse generale, con maggiore impiego di uomini e maggiori spese.
Cosicché all’approdo di un bastimento in porto, invece di tre o quattro autorità, che si recano a bordo e di disputano la precedenza, la competenza e l’importanza, una sola, competente ed efficace, possa provvedere a tutto.
Questo concetto sembrerebbe contrario a quello già accennato, di formare cioè delle categorie o specialità: esso invece tende a formare la vera categoria, la vera specialità della Guardia di Finanza di porto”[22].

Interessante, infine, furono i contenuti di un articolo pubblicato in novembre, nel contesto del quale, dopo aver analizzato la situazione del “Servizio Navale” del Corpo, anche alla luce delle imminenti acquisizioni di nuovi mezzi da parte della Regia Marina, si pone l’attenzione riguardo alla necessità di istruire il personale “di mare” da imbarcare a bordo degli stessi. In un passo dell’articolo si legge: “Da ciò la necessità di un breve corso d’istruzione teorico-pratico, ma essenzialmente pratico, per accertare l’idoneità e l’attitudine di ogni elemento dell’equipaggio alle proprie mansioni.
Questo breve corso d’istruzione, non più di due mesi, ritengo possa farsi funzionare a Napoli, ove si trova tutto l’occorrente, presso l’arsenale marittimo: officine varie, motori vari, bacini di carenaggio, piccoli scali d’alaggio e varo e mezzi e istruzione pratica di navigazione. Ha vicino la Scuola di Caserta ed il Battaglione Allievi di Maddaloni”[23].
Nonostante gli articoli e le proposte in essi contenute, nel luglio-agosto del 1920, dopo nove anni di lusinghiera attività, il “Distaccamento Allievi Mare” di Peschiera venne, dunque, soppresso e contemporaneamente ricostituito a Veruda, a quattro chilometri da Pola, sulla costa sudoccidentale dell’Istria ed ancora sotto forma di “Distaccamento Allievi”. Sei anni dopo, come abbiamo già raccontato, vi sarebbe sorta la gloriosa “Scuola Nautica” del Corpo, che proprio lo scorso settembre ha compiuto i suoi primi cento anni di vita[24].
NOTE
[1] Il Capitano Brovia era nato a Cosenza il 12 luglio 1873 e si era arruolato nel Corpo, in qualità di guardia di terra il 23 luglio 1892. Dopo aver ricoperto i gradi di Sottufficiale fu promosso Sotto Tenente l’11 agosto 1903, prestando così servizio presso vari reparti operativi. Fu posto in congedo il 23 maggio del 1919. Dal 19 aprile 1914 al 23 maggio 1919, il Brovia aveva prestato servizio a Tripoli, in Libia. In A.M.S.G.F, fondo matricolare, f. “Ufficiale Brovia Angelo”.
[2] La notizia fu rapidamente diffusa con l’articolo “Una nuova Sezione Allievi”, in “Il Finanziere”, n. 72 del 19 novembre 1911, pag. 4.
[3] Trattasi dell’antichissimo monastero di San Daniele, nel quartiere Castello, fra l’isola di San Pietro e l’Arsenale.
[4] A far data dal 30 luglio 1926, il Corpo verrà denominato C.R.E.M. – Corpo Reale Equipaggi Marittimi nel 1926, in applicazione della Legge 8 luglio 1926, n. 1178, sull’ordinamento della Regia Marina.
[5] Il Tenente Costa era nato a Oviglio (Alessandria) il 5 dicembre 1876.
[6] Il Tenente Scarfì era nato a Catania il 26 aprile del 1882 e si era arruolato nella Guardia di Finanza il 3 gennaio 1902, ammesso quale allievo di mare presso l’allora Deposito Allievi di Messina. Fu poi Sottufficiale, sempre del contingente di mare, e, infine, ufficiale, promosso Sotto Tenente il 1° settembre del 1911. Lascerà il Corpo nel 1936, con il grado di Maggiore, anche se con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, verrà richiamato in servizio, indossando nuovamente le Fiamme Gialle sino al congedo assoluto, intervenuto il 30 settembre 1944.
[7] Corrispondenza dal titolo “Da Peschiera (Verona)”, in “Il Finanziere”, n. 23 del 14 giugno 1914.
[8] Corrispondenza dal titolo “Gare Ginniche”, in “Il Finanziere”, n. 22 del 7 giugno 1914, pag. 4.
[9] La caserma era così denominata in onore di Ferdinando di Savoia, Duca di Genova, il quale aveva espugnato Peschiera il 30 maggio del 1848.
[10] Trasferito al Comando delle 1^ Tenenza di Venezia il 1° ottobre 1916, il 7 gennaio 1918 il Tenente Scarfì fu nuovamente mobilitato nei ranghi dell’XI Battaglione operante in Albania, ove rimase sino alla fine del conflitto. Ritornato in Italia il 16 dicembre 1918, fu destinato nella “zona d’armistizio”. Promosso Capitano il 27 febbraio 1919, il 1° aprile dello stesso anno assunse il Comando della “Stazione Incrociatori della Giudecca (Venezia)”, così come cita il Bollettino del Corpo riprodotto da “Il Finanziere”, n. 18 del 4 maggio 1919, pag. 1.
[11] Nato a Marcaria di Bozzolo (Mantova) il 25 novembre 1888, il Moro si era arruolato nella Guardia di Finanza il 14 gennaio 1909, in qualità di guardia. Dopo aver pestato servizio presso la Legione Allievi di Maddaloni, fu ammesso alla Scuola Ufficiali di Caserta nel settembre 1909. Promosso Sotto Tenente il 1° settembre 1911 fu nuovamente destinato a Maddaloni, come istruttore delle reclute.
[12] L’allievo guardia mare Vincenzo Scibilla era nato a Gallipoli il 16 settembre del 1897.
[13] Il Capitano Mallo era nato a Buscemi (Siracusa) il 23 maggio 1878. Arruolato nel Corpo il 3 maggio 1897, proseguì nella carriera, divenendo prima sottufficiale e, in seguito, ufficiale.
[14] In tale circostanza, Francia e Inghilterra avevano chiesto al nostro Paese di sostituire il Generale Cadorna alla guida del Comando Supremo, quale condizione per l’impiego di loro truppe sul fronte italiano. A Peschiera, i partecipanti al Convegno incontrarono, quindi, Vittorio Emanuele III, il quale, approvando tale proposta, ottenne in cambio la decisione che la linea Piave-Monte Grappa-Altipiani fosse scelta come fronte di resistenza a oltranza.
[15] Sante Laria, “Le Fiamme Gialle d’Italia”, edizione Luigi Alfieri – Milano, anno 1930, Vol. II, pag. 317.
[16] Battaglione Allievi R. Guardia di Finanza di Verona, “Elenco dei natanti esistenti presso il Distaccamento di Peschiera”, anno 1913. In A.M.S.G.F., fondo Prima guerra mondiale, “Mobilitazione”.
[17] Il Tenente Prignano era nato a Napoli il 16 luglio 1870. In Servizio nel Regio Esercito dal 16 novembre 1887 al 1° agosto 1890, raggiungendo il grado di Furiere, in quest’ultima data ottenne il passaggio nella Regia Guardia di Finanza con il grado di Sotto Brigadiere. Da Brigadiere fu, quindi, ammesso alla Scuola Ufficiali di Caserta, dalla quale ne uscì Sotto Tenente l’11 agosto 1911. In servizio presso la “Sezione Allievi” di Messina dal 20 novembre 1906 al 15 ottobre 1907, prestò servizio presso il Battaglione Allievi di Maddaloni e presso vari reparti operativi. Nel corso della “Grande Guerra” combatterà tra le fila dell’VIII Battaglione R. Guardia di Finanza.
[18] Gerardo Severino, “L’addestramento al tiro dei Finanzieri del Garda. La Scuola della Guardia di Finanza Ramo Mare di Peschiera”, in rivista “Diana Armi”, numero di febbraio 1999, pagg. 110/113.
[19] Telegramma n. 760/R.S. del Comando Legione R. Guardia di Finanza di Milano del 17 aprile 1915 indirizzata al Comando Generale del Corpo. In A.M.S.G.F., fondo “Mobilitazione”, atti Legione Milano.
[20] Pubblicata per la prima volta a pag. 319 del citato libro del Sante Laria.
[21] Articolo dal titolo “I problemi della smobilitazione – Pel Ramo Mare”, in “Il Finanziere”, n. 12 del 21 marzo 1919, pag. 1.
[22] Articolo dal titolo “Per l’assestamento della R. Guardia di Finanza – Scuole”, in “Il Finanziere”, n. 32 del 19 agosto 1919, pag. 1.
[23] Articolo dal titolo “Il Corpo va da sé – Scuola”, in “Il Finanziere”, n. 41 del 2 novembre 1919, pag. 1.
[24] Cfr. Gerardo Severino, “Sul mare è la mia vita. I cento anni della Scuola Nautica della Guardia di Finanza”, Amazon Italia, 2026.
*Colonnello Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
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