Groenlandia: con il raggiungimento dell’accordo gli USA si occuperanno della sicurezza e potranno impedire ai loro competitor di compiere attività sull’isola

Di Fabrizio Scarinci

WASHINGTON. Sulla questione groenlandese, emersa negli ultimi mesi uno dei nodi più critici per la stabilità delle relazioni transatlantiche, si è finalmente raggiunto un accordo.

Foto aerea della base statunitense di Thule

A confermarlo, nelle ultime ore, sia il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sia i governi di Danimarca e Groenlandia.

Stando a quanto reso noto, la firma del testo definitivo dovrebbe esserci durante la prossima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, prevista dal 22 al 28 settembre.

Il Presidente statunitense Donald Trump

Malgrado il preciso contenuto del documento non sia ancora stato diffuso, emerge, comunque, piuttosto chiaramente il fatto che Washington abbia rinunciato all’acquisizione della formale sovranità sull’isola.

A conferma di questo elemento anche la dichiarazione della Premier danese Mette Frederiksen su come l’accordo riconosca la sovranità e l’integrità del regno di Danimarca e il diritto del popolo della Groenlandia all’autodeterminazione, nonché quella del primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, sul fatto che esso tenga conto anche gli interessi dell’isola.

Il Primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen e la Premier danese Mette Frederiksen – Credit – Christian Ursilva – https://www.flickr.com/photos/ursilva/55041733392/

Del resto, viene da sé che forzare un alleato a cedere uno dei propri territori avrebbe potuto rappresentare una mossa politicamente troppo difficile da sostenere anche per un’America così slegata dalla sua consueta narrativa sull'”ordine internazionale liberale” come quella attuale.

In ragione di ciò, è senz’altro lecito immaginare che, fin dall’inizio, la Casa Bianca abbia cercato, come si suol dire, di “mirare alla luna al fine di colpire l’albero”.

Nelle ultime ore, a dare un primo assaggio di quanto ottenuto dagli USA con l’accordo è stato lo stesso Donald Trump, che, in un post sul suo social “Truth” ha spiegato come esso conferirebbe a Washington non solo un «controllo permanente sulla sicurezza e su tutte le altre necessità» della Groenlandia, ma anche la facoltà di impedire non solo l’installazione di basi militari (cosa, in effetti già prevista nei precedenti trattati), ma anche attività economiche di carattere strategico a qualsiasi Paese da essa giudicato ostile.

In generale, l’atteggiamento tenuto dall’Amministrazione Trump rispetto alla questione si inserisce chiaramente in una più ampia strategia con cui Washington intende consolidare la propria influenza sull’Artico al fine di migliorare le proprie capacità di difesa nei confronti di eventuali azioni ostili da parte di Russia e Cina.

In tale ottica, lo ricordiamo, si è più volte discusso anche della possibilità che la Groenlandia ospitasse alcuni fondamentali componenti del futuro sistema di difesa “Golden Dome”.

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