Cina-Taiwan: l’eterno conflitto. Per Xi Jinping “inevitabile” l’acquisizione politica e territoriale dell’isola

Di Pierpaolo Piras

Taipei. Da più di 70 anni, vige un clima tutto sommato di pace tra la Repubblica Popolare Cinese (RPC)  e la Repubblica di Cina, costituita dalle isole di Formosa Penghu, Kinmen e Matsu.

Quest’ultima è nota anche come Taiwan, dal nome dell’isola principale.

Le due entità statali sono separate dal 1949, quando la guerra civile cinese, iniziata nel 1927, si concluse con la vittoria dei comunisti e il rifugio dei nazionalisti a Taiwan.

Da allora, lo stretto di mare che separa Taiwan dalla Cina continentale – larga 81 miglia nel suo massimo – è stato il luogo di crisi abituali e tensioni senza fine, ma mai di una guerra armata.

Le tensioni attraverso lo stretto di Taiwan sono aumentate nelle ultime settimane.

Nei primi quattro giorni di ottobre, l’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) ha inviato quasi 150 aerei a sorvolare provocatoriamente la Zona di identificazione della Difesa aerea (ADIZ) di Taiwan.

Dirigenti di Stato e gli organi di stampa, in Cina, hanno presto etichettato tali azioni come una chiara dimostrazione di forza, ma molti governi occidentali hanno condannato questi avvenimenti come atti di intimidazione e aggressione.

Quali sono i legami tra Taiwan e la Cina?

Come si è detto, da alcune settimane le relazioni diplomatiche tra Cina e Taiwan sono al peggio.

Il ministro della Difesa taiwanese, Chiu Kuo-cheng, ha inoltre stimato che anche una “leggera imprudenza” o un “errore di calcolo” potrebbe innescare “una crisi” nello Stretto di Taiwan, aggiungendo che Pechino sarebbe in grado di sferrare un attacco militare su larga scala nel 2025.

Il ministro della Difesa taiwanese, Chiu Kuo-cheng,

La Cina “è in grado di farlo ora, ma deve calcolare il costo che dovrà sostenere e il tipo di risultato che vuole ottenere”.

“Dopo il 2025, i costi e le perdite saranno ridotti al minimo”, ha affermato il ministro, senza fornire ulteriori dettagli, poiché il Presidente Xi Jinping ha definito “inevitabile” l’acquisizione politica e territoriale di Taiwan, soprattutto se l’isola dovesse dichiarare l’indipendenza.

Da allora, a Taipei, capitale di Taiwan, sono state organizzate diverse manifestazioni di protesta contro questa minaccia per nulla velata.

In effetti, Pechino ha aumentato la pressione, anche mediatica, su Taiwan fin dall’elezione politica avvenuta nel 2016 della Presidente Tsai Ing-wen, che rifiuta il “principio di una sola Cina”.

Quest’ultima si è anche mostrata particolarmente tenace e insensibile alle pressioni cinesi, assicurando che Taiwan avrebbe difeso il suo sistema democratico con tutti i propri mezzi .

Il ruolo degli Stati Uniti

Durante un suo recente discorso all’Assemblea generale cinese, Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, ha messo in guardia la comunità internazionale contro qualsiasi ingerenza straniera.

“La questione di Taiwan è una questione puramente interna alla Cina”, ha anche profferito più volte.

Una Squadra navale opera nel Pacifico

Tanto più che, nei giorni scorsi, Pechino ha fortemente pronunciato un “attacco serio” ai suoi rapporti con Washington, denunciando la presenza di Forze speciali americane a Taiwan in qualità di addestratori dell’esercito taiwanese.

Gli Stati Uniti sono il più importante alleato di Taiwan e negli ultimi anni hanno aumentato i rifornimenti di armi, comprese quelle più sofisticate.

Le navi da guerra statunitensi attraversano ripetutamente lo stretto di Taiwan nell’ambito di esercitazioni militari, causando irritazione in Cina.

Tuttavia, come molti altri Stati, gli Stati Uniti non mantengono relazioni diplomatiche formali con Taiwan per rispetto della Repubblica popolare.

C’è nuovo corso nella politica estera cinese?

E’ indubbio che, negli ultimi mesi, tuttavia, vi sono stati segnali preoccupanti secondo cui Pechino sta riconsiderando il suo approccio pacifico e contemplando l’unificazione armata.

Il Presidente cinese ha chiarito la sua ambizione di risolvere quam primum la questione di Taiwan, è diventato decisamente più aggressivo sulle questioni di sovranità e ha ordinato all’esercito cinese di aumentare la sua attività vicino all’isola.

Il cambiamento palpabile nelle intenzioni di Pechino si è concretizzato in un poderoso sforzo di modernizzazione militare ultradecennale, inteso a costringere Taiwan verso la riunificazione.

A loro dire, le Forze Armate cinesi prevedono di prevalere su quelle taiwanesi anche se gli Stati Uniti, che hanno armato Taiwan, hanno lasciato aperta la questione se difenderla militarmente da un attacco, oppure no.

La reazione degli USA

I politici statunitensi sperano che Pechino valuti con serietà i costi in materiali e vittime di tale aggressione, ma ci sono molte ragioni per pensare che Pechino potrebbe non farla.

Il sostegno all’unificazione armata tra l’opinione pubblica cinese e l’establishment militare è in aumento. La preoccupazione per le norme di diritto internazionale si sta attenuando.

Molti a Pechino dubitano anche che gli Stati Uniti abbiano il potere militare per impedire alla Cina di prendere Taiwan o il peso internazionale per radunare una coalizione efficace contro la Cina.

Le probabilità d’integrazione

La leadership cinese, tra cui Xi, esaltano regolarmente le virtù dell’integrazione e della cooperazione con Taiwan, ma le prospettive di unificazione pacifica sono in calo da anni.

Il Presidente cinese, Xi Jinping

Sempre meno taiwanesi si considerano cinesi o desiderano far parte della Cina continentale.

La rielezione nel gennaio 2020 della Presidente taiwanese Tsai Ing-wen, che è favorevole a perseguire legami più cauti con Pechino, ha rafforzato i timori del colosso cinese sul fatto, sempre più sostenuto anche in politica, che il popolo di Taiwan resisterebbe alla riunificazione.

La Presidente taiwanese Tsai Ing-wen

La fine di un desiderio di unificazione pacifica è arrivata nel giugno 2020, quando la Cina ha esercitato nuovi poteri su Hong Kong attraverso una nuova legge sulla sicurezza nazionale, sotto molti aspetti lesiva delle libertà democratiche della ex colonia inglese.

La formula “un Paese, due sistemi” di Hong Kong avrebbe dovuto fornire un modello attraente per raggiungere l’unificazione in maniera pacifica, ma il giro di vite di Pechino ha dimostrato chiaramente perché i taiwanesi hanno fatto bene a rifiutare tale accordo.

Gli Stati Uniti hanno il potere militare per impedire alla Cina di prendere Taiwan

Xi non sta più cercando di evitare l’escalation a tutti i costi ora che i suoi militari sono in grado di contestare la presenza militare degli Stati Uniti nella regione.

Sono lontani i giorni della crisi del 1996 su Taiwan, quando gli Stati Uniti inviarono due gruppi di battaglia con portaerei per navigare vicino allo stretto e la Cina fece un passo indietro.

Pechino ha passato i successivi 25 anni a rafforzare e modernizzare il suo strumento militare.

Gran parte di questa modernizzazione, comprende l’aggiornamento tecnologico e più sofisticato, che va dall’organizzazione, alla struttura della Forza Armata e all’addestramento.

Tutto volto specificamente a consentire alle Forze cinesi di condurre operazioni congiunte in cui l’Aviazione, la Marina, l’Esercito e la Forza missilistica strategica combattono sinergicamente.

Esattamente il tipo di operazioni necessarie per l’unificazione armata con Taiwan.

Quali sono le probabilità di vittoria cinese ?

Un conflitto lungo e ad alta intensità sarebbe davvero costoso per la Cina e, al di là delle varie ipotesi più fantasiose, è più probabile che i pianificatori di guerra cinesi abbiano deciso di evitare questo scenario così catastrofico.

Insomma, è improbabile che la Cina attacchi Taiwan se non è fiduciosa di poter ottenere una vittoria rapida e netta, (pensando idealmente) prima ancora che scatti la reazione degli Stati Uniti. Sarebbe pura utopia.

L’isolamento internazionale e la punizione coordinata di Pechino potrebbero sembrare una minaccia maggiore per l’ esperimento cinese di Xi.

Otto dei primi dieci partner commerciali della Cina sono democrazie, e quasi il 60% delle esportazioni cinesi va negli Stati Uniti e verso i suoi alleati.

Se questi Paesi risponderanno all’assalto cinese a Taiwan interrompendo i legami commerciali con la Cina, i costi economici potrebbero minacciare le componenti fondamentali dello sviluppo economico previsto dal “piano di ringiovanimento” di Xi.

La possibile conclusione

Alla fine, Pechino non intravvede alcuna soluzione rapida e facile alle crescenti tensioni attraverso lo stretto.

L’unico modo col quale gli Stati Uniti possono garantire la sicurezza di Taiwan è rendere impossibile un’invasione cinese oppure persuadere i leader cinesi che l’uso della forza potrebbe concludersi con una umiliante sconfitta.

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