Cipro: la detenzione nei campi di internamento inglese degli ebrei fuggiti dall’Olocausto (1946-1949). La terribile storia dei profughi dell’Exodus

LARNACA (CIPRO) – dal nostro inviato. Sotto un tetto di lamiera, a due passi dalla sinagoga di Cipro, è stato creato un piccolo museo che racconta storie di guerra, di prigionia, di fughe, di ritorni a casa.

Alcune foto che ricordano gli anni di permanenza degli ebrei a Cipro

In uno spazio molto piccolo, in attesa di vedere realizzata si pensa in oltre un anno, un’esposizione molto più grande viene ricordata la vita degli ebrei che qui si erano stati portati in fuga dall’Olocausto .(https://www.jmcyprus.org).

Il 14 maggio 1948, dopo anni di conflitto contro gli inglesi, finalmente Israele potè avere il suo tanto agognato Stato.

Un lungo sogno tanto atteso anche dal padre del Sionismo Theodor Herzl, dai suoi seguaci e da una classe politica che sarà poi protagonista della politica medio orientale e mondiale per i prossimi anni.

Teodoro Herzl

Ma prima di arrivare nella Terra Promessa da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti, gli ebrei dovettero vivere giornate terribili fatti di freddo e di caldo, con controlli strettissimi del Regno Unito che, qui a Cipro avrebbe comandato fino al 16 agosto 1960, quando finalmente l’isola divenne una Repubblica.

Ebbene i britannici tennero queste persone in campi di internamento o per “clandestini” come vennero chiamati,

LA POLITICA BRITANNICA SULL’IMMIGRAZIONE. E LA STORIA DELLA NAVE “EXODUS”

Londra il 17 maggio 1939, come potenza mandataria della Palestina emise un “Libro Bianco” per limitare l’afflusso di ebrei in Palestina a soli 75 mila persone in cinque anni.

Il Governo di Sua Maestà faceva del tutto per far si che questo ritorno fosse sempre più lontano.

La storia della famosa nave “Exodus” evidenzia quanto, all’epoca, riuscirono a fare le autorità londinesi.

Nave Exodus in navigazione

Ve la ricordiamo in breve.

Il 9 novembre 1946 l’unità fu acquistata per 40 mila dollari dalla Potomac Shipwrecking Co. di Washington, a nome dell’Haganah, per essere utilizzata per l’Aliyah Bet, cioè l’emigrazione verso la Palestina britannica.

Nel gennaio 1947 furono introdotte delle modifiche  in modo da poter accogliere un numero maggiore di rifugiati.

Il 24 febbraio l’imbarcazione che batteva bandiera honduregna lasciò il porto di Baltimora per raggiungere l’Europa, ma, il giorno seguente, si imbatté in una violenta tempesta e dovette essere rimorchiata fino al Porto di Norfolk.

Qui l’intelligence britannica scoprì l’esistenza della President Warfield (così si chiamava prima di essere conosciuta con il nome di Exodus) e l’uso che gli ebrei volevano farne.

Gli inglesi, allora, iniziarono a esercitare pressioni sul Governo honduregno perché ritirasse l’imbarcazione.

Ma la nave fu riparata e riprese il suo viaggio verso l’Europa, nonostante il monitoraggio dei Servizi Segreti britannici.

La President Warfield era stata costruita nel 1927 a Wilmington (Stati Uniti) venendo poi utilizzata, tra il 1928 e il 1940, come imbarcazione da diporto lungo la costa orientale degli USA.

Si chiamava così in onore di Solomon Davies Warfield, presidente della compagnia ferroviaria di Baltimora.

Il 21 settembre 1942, guidata dal Capitano Yitzhak Aronowitz (detto “Ike” dall’Haganah), la President Warfield lasciò gli Stati Uniti per raggiungere il Regno Unito.

Fu attaccata da un sottomarino tedesco, quattro giorni dopo, ma riuscì ad arrivare a Belfast.

Partecipò come nave americana allo sbarco di Normandia e finì a Baltimora per la demolizione.

L’Haganah non l’aveva di certo dimenticata,

E così si progettò la missione di ritorno a casa. Furono utilizzati  oltre 60 camion per trasferire gli ebrei che si erano salvati dalla morte nei campi nazisti a Sud della Francia.

La nave toccò i porti di Marsiglia e di Portovenere (La Spezia). In Italia furono costruiti piccolissimi alloggi di appena 46X60 centimetri per ospitare le persone,

Da qui raggiunse poi  il Porto di Sete (Francia) dove furono fatti salire e bordo 4 515 passeggeri (tra cui 1 282 donne e 1 672 tra bambini e ragazzi).

Prestissimo ripartì evitando l’intelligence britannica,

Sulla nave avvenne di tutto: partorienti che fecero nascere i loro figli (una di loro morì per le condizioni spartane); paure di attacchi da parte della Marina Militare britannica (tanto che la gente si armò alla meglio per rispondere a eventuali attacchi), situazioni al limite di ogni sopportabilità umana.

Il cambio di nome avvenne il 17 luglio, quando su proposta del politico israelita Moshe Sneh, le fu attribuito il nome ebreo Yetzi’at Eiropa Tashaz, cioè Exodus 1947.

Si voleva così ricordare l’episodio biblico dell’esodo degli ebrei dall’Egitto.

Fu tolta la bandiera honduregna ed issata quella israeliana bianca e blù con la Stella di David.

Alle 2 del mattino del 18 luglio gli inglesi contattarono l’Exodus per cercare di convincere il Capitano a interrompere il viaggio verso la Palestina

Una richiesta ignorata. Ed allora arrivò una risposta con la forza.

La nave fu attaccata e speronata a prua.

Nave Exodus colpita dalla Marina Militare britannica

Ci furono diversi feriti e tre morti, tra cui un soldato britannico e due passeggeri dell’Exodus.

La battaglia durò circa 4 ore.

Le persone imbarcate  cercarono di difendersi con tutto ciò che avevano a disposizione, come i salvagenti e i tubi di metallo.

Utilizzarono anche carburante sulla nave contro i soldati che provavano a salire a bordo.

Quando i britannici iniziarono a utilizzare le armi da fuoco, il Capitano Harel decise di arrendersi per evitare ulteriori vittime.

Le persone vennero fatte prigioniere e chiuse in campi di concentramento a Cipro.

Da qui riprende la nostra storia all’interno del campo. Nel museo sono stati montati 4 letti, la vita di quei giorni è documentata con foto, ritagli di giornale.

 

Un’immagine di come era il campo di internamento inglese a Cipro

Senza dimenticare con un’immagine la storia dell’Exodus.

Una storia che finisce in Germania in due campi di concentramento sotto il controllo inglese.

La Polizia britannica porta via dal treno un passeggero dell’Exodus

Un controllo che non risparmiò di certo tutte angherie nei confronti degli ebrei, con razioni alimentari ridotte e tagli al riscaldamento.

Quelli che invece già erano a Cipro restarono sull’isola fino dal 1946 al 1949 quando potettero tornare nel nuovo Stato appena nato.

L‘Exodus rimase abbandonata per i cinque anni successivi.

Nel 1952 prese fuoco, per poi essere smantellata nel 1963.

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