Di Lorenzo Vita
BRINDISI (nostro servizio particolare). Xylella, scarsità d’acqua, importazioni, problemi nel concetto di “made in Italy”, mancanza di una vera e propria agenda strategica da molti anni.

Sono questi i principali problemi di cui l’agricoltura in Puglia soffre.
E quello che era (ed è ancora) il granaio d’Italia e una regione fondamentale per l’industria olearia e il settore vitivinicolo, rimane un enorme punto interrogativo.
Grandi potenzialità, una tradizione da rispettare e tutelare e progetti che hanno il bisogno di essere incentivati e incanalati sui giusti binari. Con meno burocrazia, meno blocchi, e più efficienza.
Ma su cui ora gli imprenditori del settore si aspettano risposte concrete.
Il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, con Report Difesa fa un quadro dettagliato della situazione.

Un quadro a tinte diverse, che se da un lato mostra le grandi potenzialità di sviluppo e le sfide della regione, dall’altro lato deve anche mettere a nudo dei problemi strutturali su cui Bari e Roma devono dialogare con vista su Bruxelles.
In primis sul grano. “Il grano arriva da altre parti del mondo e viene molinato qui diventando made in Italy – spiega Cavallo – ed è un inganno per l’economia e per i consumatori”.
C’è un problema anche di costo della materia prima continua il presidente di Coldiretti Puglia, perché “oggi il grano costa meno ma la pasta costa di più. Il prezzo attuale del grano non copre i costi di produzione. Quindi c’è un danno e c’è una beffa”.
E in tutto questo, l’Unione europea rischia di essere vista dagli agricoltori non come una fonte di soluzioni, ma come una macchina che impone ostacoli burocratici che oggi, con una crisi che perdura da anni, diventa impossibile da gestire.
Gli aiuti, ribadisce Coldiretti, vengono dati in modo inefficace.
Ma quello che preoccupa è il dato sociale: perché le aziende non riescono a sopravvivere.
E dove la produzione è scarsa, le rese sono basse e i prezzi sono bassi, l’unica alternativa diventa chiudere le aziende. Con un disagio sociale che cresce e una massa di imprenditori e lavoratori che rischiano di dover chiudere o cambiare mestiere. O addirittura lasciare la propria terra.
Se questo è il problema del grano, la Puglia soffre poi un altro gravissimo danno alla propria tradizione agricola: quella dell’olio.
Viaggiando lungo le strade del Tacco d’Italia, è facile osservare un progressivo aumento di alberi secchi e morti da Nord a Sud, fino a giungere in un Salento devastato dalla Xylella.
Quella che un tempo era un’enorme distesa di ulivi verdeggianti che costituivano il simbolo di un territorio incastonato tra il Mare Adriatico e lo Jonio, oggi si è trasformata in un paesaggio devastato da un batterio che lentamente sta risalendo la regione.
Con un danno che non è solo la produzione di olive e di olio, ma anche per il turismo, dal momento che quello era il marchio di fabbrica del Salento, insieme ai più noti centri abitati, alle bellezze artistiche e al mare che lo circonda.
“Si è fatto molto poco – denuncia Cavallo – i soldi stanziati sono pochi e non arrivano alle aziende in maniera adeguata. Non c’è una vera ricerca, la sperimentazione contro questo batterio arranca e sulla rigenerazione dei territori i passi da fare sono ancora moltissimi”.
La Puglia resiste attraverso alcune varianti che danno dei buoni risultati.
Varianti che resistono alla Xylella ma che non è detto abbiano vita facile contro questa piaga. Il batterio sembra avere rallentato la propria attività, anche se l’allarme è scattato anche per alcuni vigneti colpiti dalla Fastidiosa fastidiosa nel territorio di Triggiano.
Ma per gli agricoltori e tutta l’industria dell’olio, il tempo e la possibilità di rimanere in vita non possono essere decisi da un insetto che veicola questo morbo.
Né le tempistiche possono essere compatibili con quelle della burocrazia. I piccoli agricoltori non hanno le risorse per estirpare le piante secche e piantare quelle nuove.
E in un’area in cui non ci sono grandi latifondi ma molti piccoli appezzamenti di terra, tanti proprietari preferiscono lasciare le piante secche nei propri campi, non potendo fare in altro modo.
E vedendo la propria terra trasformarsi in una grande distesa arida e dal colore tra il marrone e il grigio.
“C’è molto da fare, c’è da cambiare una mentalità, l’idea stessa di agricoltura e di coltivazione dell’olio, che deve diventare intensiva, ha bisogno di risorse, ha bisogno di acqua”, spiega ancora il presidente della Coldiretti pugliese.
Ecco, l’acqua, l’altro grande problema di un territorio che vive di agricoltura.
La rete è un colabrodo, con perdite di acqua ovunque, i rinvasi sono vecchi, spiega Cavallo.+
Alcuni non sono stati mai attivati, dopo essere stati collaudati, e le infrastrutture che funzionano sono del Dopoguerra.
La siccità è un tema all’ordine del giorno che è ormai una vera e propria emergenza. Molti consorzi non riescono a garantire la distribuzione delle risorse idriche per le colture stagionali.
I raccolti si dimezzano, i danni economici sono ingenti, con agricoltori e allevatori costretti a raccogliere acqua con le autobotti.
È la grande sete di una Puglia che si desertifica che mette in ginocchio una regione che fa dell’agricoltura e del suo indotto un vero e proprio punto di forza.
Ma che chiede ora un aiuto che tarda ad arrivare.
FOTO DI COPERTINA: Di G.steph.rocket – Opera propria, CC BY-SA 4.0,
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